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Abuso legge 104: come denunciare

21 Giugno 2020 | Autore:
Abuso legge 104: come denunciare

Permessi di lavoro retribuiti per assistere il familiare portatore di handicap: quando c’è abuso, come comportarsi e a chi sporgere denuncia.

Una delle leggi in assoluto più famose all’interno dell’ordinamento giuridico italiano è la ben nota legge 104: si tratta del provvedimento con cui il legislatore italiano ha disciplinato l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. All’interno di questa legge sono presenti non solo benefici di cui può godere il diretto interessato, ma anche diverse agevolazioni che spettano a coloro che prestano assistenza alle persone con handicap. Senz’altro il beneficio più noto è quello dei permessi retribuiti, i quali consentono al familiare della persona affetta da handicap di potersi assentare da lavoro. Con questo articolo vedremo come denunciare gli abusi della legge 104.

Purtroppo ci sono persone che, approfittando dei permessi di lavoro retribuiti, anziché assistere il familiare ammalato ne approfittano per fare tutt’altro: acquisti e compere varie, gite fuori porta e magari anche qualche viaggetto. L’abuso della legge 104 è un fatto gravissimo poiché i permessi concessi con tale provvedimento sono pagati non dal datore di lavoro ma dall’intera comunità per la tutela di persone meno fortunate che sono state riconosciute con grave disabilità e bisognose, di conseguenza, di cure e assistenza. Scopriamo insieme come e a chi denunciare l’abuso dei permessi retribuiti legge 104.

Legge 104: cos’è e cosa prevede?

Come anticipato in premessa, la 104 è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate [1].

In essa sono contenute tutte le norme fondamentali relative ai benefici e alle agevolazioni che spettano alle persone che si trovano in situazione di handicap e ai loro familiari chiamati ad assisterli e accudirli.

La legge 104 sui portatori di handicap ha introdotto uno speciale regime di agevolazioni per favorire l’inserimento, nella vita lavorativa e sociale di ogni giorno, di coloro che, a causa della loro patologia, rischierebbero di vivere ai margini della società.

Tra le principali agevolazioni ci sono i permessi da lavoro retribuiti, gli sconti sull’acquisto dei beni necessari alla persona handicappata, agevolazioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’esenzione dal pagamento del bollo auto, l’iva agevolata al 4% per l’acquisto o l’adattamento di autoveicoli per disabili motori, integrazione scolastica, ecc.

Disabili e handicappati: chi sono?

La legge 104 rivolge la sua attenzione principalmente a due categorie di persone: i disabili e gli handicappati. Vediamo cosa intende la legge per disabilità e per handicap.

La disabilità è una condizione connessa alla patologia: indica lo svantaggio personale che l’individuo disabile vive.

La disabilità può presentarsi dalla nascita, ma può insorgere anche nel corso della vita: una menomazione fisica agli arti inferiori, ad esempio, comporta una disabilità nel camminare, mentre una menomazione psicologica comporta una disabilità relazionale.

In buona sostanza, perciò, per disabilità si intende la presenza di una menomazione fisica o psichica che indica lo svantaggio personale che la persona affetta da tale menomazione vive, non solo nel contesto lavorativo.

L’handicap è una conseguenza della disabilità: il disabile è handicappato perché costretto a patire uno svantaggio sociale derivante dalla difficoltà di inserirsi nella società.

Secondo la legge, è persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

Riconoscimento handicap: chi provvede?

Il riconoscimento dell’handicap e, quindi, dei benefici della legge 104, spetta a una commissione medica istituita presso l’Inps.

La persona disabile deve recarsi dal proprio medico di famiglia per la compilazione online del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia.

Bisogna poi trasmettere telematicamente il certificato medico all’Inps, accedendo direttamente alla propria area personale mediante codice pin oppure tramite patronato o associazioni di categoria.

L’inps provvederà a fissare la visita medica di accertamento presso la commissione Asl integrata da un medico Inps. La commissione medica dovrà valutare la gravità della patologia (o delle patologie) e la capacità di incidere sulla vita dell’invalido.

Contro il verbale negativo è possibile fare ricorso in tribunale entro il termine di sei mesi dalla notifica dell’esito delle visita. Sarà poi il tribunale, con decreto o con sentenza, a stabilire se la disabilità spetti o meno e in quali termini di gravità.

Permessi retribuiti legge 104: cosa sono?

L’agevolazione probabilmente più nota concessa dalla legge 104 è quella dei permessi lavorativi retribuiti.

Il riconoscimento dell’handicap grave dà diritto al lavoratore o ai familiari entro il terzo grado che lavorano, di godere di una riduzione dell’orario di lavoro senza detrazioni economiche (due ore giornaliere o tre giorni al mese, a scelta del lavoratore).

Per i genitori o familiari conviventi che assistano una persona handicappata in situazione di gravità, è possibile avere il diritto:

  • ad usufruire di tre giorni di permesso mensile retribuito;
  • a scegliere, ove sia possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferito senza il proprio consenso [2].

Per ottenere le agevolazioni gli interessati devono inoltrare domanda all’azienda o all’ente pubblico, allegando:

  • certificazione rilasciata dall’Asl competente che attesta la gravità;
  • certificato di stato di famiglia;
  • dichiarazione di responsabilità che il coniuge lavoratore non usufruisca delle stesse agevolazioni.

Permessi lavorativi legge 104: quando c’è abuso?

L’abuso dei permessi lavorativi retribuiti legati alla legge 104 è un fenomeno odioso perché il familiare, sfruttando la seria patologia della persona handicappata, ne approfitta per fare i suoi comodi e continuare a percepire lo stipendio.

Prima di denunciare un abuso della legge 104, però, occorre comprendere bene quando il familiare che assiste (almeno formalmente) la persona con handicap superi i limiti imposti dalla legge: e infatti, secondo gli orientamenti più attuali, il lavoratore dipendente che usufruisce dei permessi 104 non è tenuto a stare costantemente vicino al familiare handicappato.

In altre parole, la legge ammette una forma di assistenza che non sia per forza h24. Vediamo allora quando c’è un abuso dei permessi 104.

Permessi 104 e handicappato ricoverato

La legge 104 dice testualmente che, a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

In pratica, per godere dei permessi occorre, oltre all’accertamento della condizione di handicap in situazione di gravità, che la persona con disabilità non sia ricoverata a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili.

Circa il requisito dell’assenza di ricovero ospedaliero, l’Inps [3] ha chiarito che per ricovero a tempo pieno si deve intendere la degenza per le intere ventiquattro ore presso strutture ospedaliere o simili, sia pubbliche che private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.

La specificazione circa l’assistenza sanitaria continuativa sembra negare la possibilità di fornire al disabile l’assistenza non sanitaria (l’aiuto all’igiene, all’alimentazione, ecc.) di cui molto spesso i familiari della persona ricoverata si fanno carico; ciò significa che, se la struttura garantisce assistenza sanitaria h24 ma non altri tipi di aiuto (nel mangiare, nel vestirsi, ecc.), non si potrà beneficiare dei permessi lavorativi.

Dunque, il lavoratore che beneficia dei permessi retribuiti nonostante il familiare con handicap sia ricoverato a tempo pieno, commette un abuso e può essere denunciato per questo.

L’Inps, però, ha esteso la portata delle norma individuando alcune eccezioni in presenza delle quali, anche in caso di ricovero ospedaliero del disabile, i permessi della legge 104 possono essere comunque concessi. Si tratta dei casi:

  • dell’interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate;
  • del ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • del ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare;
  • quando il familiare ricoverato a tempo pieno necessiti di assistenza non sanitaria da parte di un genitore o di un familiare, richiesta espressamente dai sanitari della struttura [4].

Dunque, il lavoratore che assiste il familiare con disabilità può usufruire dei permessi anche quando risulti documentato dai sanitari della struttura di ricovero il bisogno di assistenza da parte di un familiare (eccezione precedentemente prevista per i soli minori [5]).

Mentre, per quanto riguarda i pubblici dipendenti, questa possibilità sussiste solo nel caso in cui il familiare da assistere è un minore.

Permessi 104 e ricovero in casa di riposo

Quanto detto nel precedente paragrafo vale anche per il ricovero presso una casa di riposo: è possibile beneficiare dei permessi retribuiti se non è garantita l’assistenza sanitaria continua.

Permessi lavorativi 104 e assistenza continua al disabile

Uno dei casi più frequenti di permessi lavorativi 104 riguarda le modalità di assistenza alla persona disabile; in altre parole: il dipendente che ottiene il permesso deve stare tutta la giornata con il familiare handicappato, oppure può allontanarsi per un breve periodo di tempo?

La Corte di Cassazione [6] in passato ha riconosciuto la legittimità del licenziamento disciplinare nei confronti del lavoratore che abbia utilizzato anche solo una parte delle ore di permesso per soddisfare interessi esclusivamente personali.

Diverso è, invece, il ragionamento nel caso in cui il permesso venga utilizzato per perseguire una finalità mista, cioè per soddisfare contemporaneamente sia l’interesse dell’assistito sia quello del lavoratore: si pensi, ad esempio, al caso in cui il lavoratore esca per acquistare medicinali o per fare la spesa non solo per il proprio familiare ma anche per sé stesso.

In altra sentenza [7] è stato affermato che il lavoratore che beneficia del congedo straordinario per assistere il familiare convivente può farsi aiutare da una terza persona (una badante, ad esempio), purché quest’ultima non sostituisca del tutto il lavoratore stesso. In altre parole, è possibile farsi aiutare, ma non sostituire completamente.

Non esistendo una risposta univoca, poiché la legge nulla prevede espressamente, possiamo affermare che il lavoratore che ha ottenuto un permesso retribuito può allontanarsi dall’assistito, purché l’allontanamento sia motivato da esigenze inerenti all’invalido o, al limite, da esigenze “miste”, come spiegato sopra.

Sono ugualmente tollerati gli allontanamenti giustificati da gravi motivi (di salute, ad esempio) oppure dal bisogno di “staccare la spina” per riposare un po’. Un allontanamento sistematico, invece, potrebbe causare una abuso di legge 104.

Abuso permessi legge 104: come denunciare?

Se hai notato un sistematico abuso dei permessi lavorativi retribuiti derivanti dalla legge 104, allora puoi farne segnalazione al datore di lavoro e all’Inps, in quanto ente previdenziale che si occupa della retribuzione del dipendente assente.

Devi sapere, infatti, che l’Inps si fa carico della retribuzione persa dal dipendente per l’assenza dal lavoro in due modi: rimborsando l’azienda che anticipa la retribuzione in busta paga; pagando direttamente il dipendente senza alcun intervento dell’azienda.

Ecco perché l’abuso della legge 104 e dei relativi permessi è un fatto molto grave: a rimetterci è l’intera comunità, non il datore di lavoro.

La denuncia, perché sia presa sul serio, deve essere dettagliata e, soprattutto, firmata: una denuncia anonima, in genere, viene presto cestinata in quanto non credibile.

Tuttavia, poiché è comprensibile che non si voglia far conoscere la propria identità, una denuncia anonima molto accurata e precisa potrebbe comunque destare l’attenzione del datore e dell’Inps, i quali potrebbero inviare dei controlli per verificare se ciò che è stato segnalato corrisponda al vero.

Le conseguenze per il lavoratore che ha abusato dei permessi retribuiti possono essere molto serie: il datore potrebbe applicare una sanzione disciplinare durissima, giungendo perfino al licenziamento per giusta causa nelle ipotesi di recidiva, mentre l’Inps potrebbe spingersi sino a dichiarare la decadenza dal beneficio dei permessi retribuiti.

Abuso legge 104: si può fare denuncia penale?

Le ipotesi più gravi di abuso dei permessi lavorativi legge 104 possono condurre financo alla denuncia penale, la quale può essere fatta tanto dal terzo estraneo al rapporto di lavoro quanto dal datore o dall’Inps stessa, una volta smascherato l’imbroglio.

Il reato che si configura nel caso di abuso della legge 104 è quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato [8] punito con la reclusione sino a tre anni, ovvero del più grave delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato [9], punita con la reclusione sino a sette anni .


note

[1] Legge n. 104 del 5 febbraio 1992.

[2] Art. 33, legge n. 104/1992.

[3] Circolare Inps n. 155 del 3 dicembre 2010; Circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010.

[4] Circolare Inps n. 32 del 6 marzo 2012.

[5] Circolare Inps n. 155/2010.

[6] Cass., sent. n. 8784/2015.

[7] Cass., sent. 27232/2014.

[8] Art. 316-ter cod. pen.

[9] Art. 640-bis cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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2 Commenti

  1. Salve ho notato che voi parlate quasi esclusivamente dei diritti di chi assiste i parenti disabili e quasi mai di chi è invece Lavoratore DISABILE , ed a tal proposito volevo porvi un quesito : sono dipendente postale,e fatto salvo la sussistenza del posto vacante nella sede in cui si vorrebbe essere trasferiti , PERCHE’
    nonostante sia invalido all’85% titolare di legge 104 art 3 comma 3 in quanto disabile con connotazione di GRAVITA’ e dal 2013 computato nelle quote di riserva aziendale affetto da grave e rara neuropatia ( sindrome della CAUDA con paraparesi agli arti inferiori e vescica neurologica ) e da altre patologie fra le quali Cardiopatia ipertensiva e tachicardia sinusale oltre che a ovvia sindrome depressiva, PERCHE’ la mia domanda di trasferimento viene sistematicamente respinta da poste italiane , nonostante la legge 68 e la legge 104 me ne diano diritto ,vivo ormai da undici anni in un paesino della provincia di Bergamo e sono assistito solo da mia moglie ( nessun altro mio parente puo’ permettersi il lusso di spostarsi dall’isola per prestarmi assistenza) che ora sta dando anche lei visibili segni di cedimento psicofisico perchè non vede effettivi segni di disponibilita’ reale ad aiutarmi a tornare in Sardegna (da dove sia io che lei essendo nativi sardi proveniamo )da parte di nessuno , siamo veramente disperati anche considerando il fatto che ormai sono a casa in malattia dal 25 febbraio essendo persona ad alto rischio per contagio da covid19 e che credo sia una condizione che si protrarra’ fino a settembre 2020 , vi lascio immaginare il nostro stato d’animo .
    Sareste cosi cortesi da dirmi quali sono e se ve ne sono le ragioni per cui la mia azienda si rifiuta di trasferirmi ?
    Grazie – Massimiliano

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