Cronaca | News

Magistratura: Palamara espulso dall’Anm

20 Giugno 2020
Magistratura: Palamara espulso dall’Anm

L’Associazione nazionale magistrati ha decretato l’espulsione del suo ex presidente. L’interessato reagisce: «Non farò il capro espiatorio di un sistema».

Luca Palamara è stato espulso dall’Associazione nazionale magistrati. Lo ha deciso il comitato direttivo centrale dell’Anm all’unanimità, con una sola astensione, accogliendo la proposta di espulsione avanzata dal Collegio dei probiviri.

L’espulsione è stata decretata per le «gravi violazioni al codice etico» che i vertici dell’associazione hanno riscontrato nella sua condotta, emersa agli occhi dell’opinione pubblica specialmente dopo la diffusione delle clamorose conversazioni intercettate con alti magistrati, esponenti politici e giornalisti nell’ambito di un procedimento avviato a suo carico per corruzione in atti giudiziari e tuttora in corso.

Luca Palamara era stato egli stesso presidente dell’Anm e, in seguito, anche consigliere del Csm, oltre che capo della “corrente” maggioritaria di riferimento dei togati: è la prima volta che un personaggio dotato di tali cariche viene espulso dall’Associazione rappresentativa della categoria della magistratura. A livello disciplinare, invece, Palamara era già stato sospeso in via cautelativa dalle funzioni e dallo stipendio per l’inchiesta penale che lo riguarda.

L’interessato aveva chiesto di rendere dichiarazioni al Comitato direttivo centrale dell’Anm prima della decisione, ma la sua richiesta è stata respinta ai sensi dello Statuto dell’Associazione, che affida al Comitato dei probiviri la facoltà dell’interessato di produrre memorie e documenti e di essere ascoltato.

La nostra agenzia stampa Adnkronos ha interpellato il magistrato per sentire la sua versione dei fatti ed è entrata in possesso del discorso che Palamara avrebbe voluto pronunciare oggi. «Non farò il capro espiatorio di un sistema», afferma il magistrato, che protesta per i modi con cui è stata raggiunta la decisione dell’Anm: «Mi è stato negato il diritto di parola e difesa, nemmeno l’Inquisizione».

Palamara esclude di essere un corrotto: «il trojan non ha trovato fatti corruttivi, come ritenuto dal Pm e dal Gip». Ammette che in alcuni casi nomine e promozioni venivano decise «per logiche di potere», in particolare «le nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari erano frutto di accordi politici» e riconosce di aver «sottovalutato alcune frequentazioni» negli ambienti del mondo politico. Tuttavia, rivendica che per gli illeciti contestati «non ho mai agito da solo» e minaccia: «Mi dimetto solo se i colleghi del sistema delle correnti faranno lo stesso», lanciando una freccia contro alcuni che a suo dire sarebbero coinvolti: «Vantavano diritti anche i probiviri che oggi chiedono la mia espulsione, qualcuno ha rimosso i ricordi delle cene e degli incontri con i politici». Tentando un bilancio della sua vicenda, riconosce: «Volevo un cambiamento, ma mi sono lasciato inghiottire dal sistema».



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