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Come funziona la separazione

21 Giugno 2020
Come funziona la separazione

Quando ci si può separare e quando si può poi procedere al divorzio: diritti e doveri del marito e della moglie, l’assegno di mantenimento, l’affidamento dei figli. 

Prima di divorziare è necessario separarsi. La separazione è un gradino intermedio obbligatorio, rivolto a garantire un periodo di meditazione prima di procedere al definitivo scioglimento del matrimonio. Questo periodo è più o meno lungo a seconda del tipo di procedura intrapresa dai coniugi. Esistono infatti due modi per separarsi: in via consensuale (ossia con un accordo) o in via giudiziale (ossia con una causa). 

Ne parleremo meglio qui di seguito. In questa breve guida spiegheremo come funziona la separazione. Lo faremo in modo semplice e pratico, in modo che anche chi non conosce la legge italiana possa sapersi districare in questo delicato momento. Spiegheremo quali sono le condizioni per separarsi, quali i diritti degli ex coniugi, quando è previsto un mantenimento, cosa spetta alla moglie e cosa al marito, quanto tempo deve passare prima di procedere al definitivo divorzio.

Anche se non si è avvocati è necessario sapere come funziona la separazione: la conoscenza della normativa in materia di famiglia servirà infatti ad evitare condizioni troppo onerose o svantaggiose. Ma procediamo con ordine.

Quando ci si può separare?

Per chiedere la separazione in tribunale è necessario che la convivenza sia divenuta intollerabile, ma basta affermarlo dinanzi al giudice senza dover presentare prove. Il semplice fatto di volersi separare è infatti indice, secondo la giurisprudenza, di una situazione di intollerabilità che non va quindi dimostrata. In buona sostanza, chiunque si può separare se lo chiede al tribunale o al sindaco del Comune ove risiede (vedremo a breve in quali casi si può procedere con questa seconda modalità).

Come avviene la separazione?

La separazione personale dei coniugi può essere:

  • consensuale, se è richiesta dai coniugi congiuntamente. In questo caso, marito e moglie raggiungono un accordo su tutte le condizioni del distacco, dal mantenimento alla divisione dei beni, dall’affidamento alla collocazione dei figli e così via;
  • giudiziale, quando i due coniugi non trovano un accordo. Sicché a chiedere la separazione è uno solo dei due che si rivolge perciò al giudice.

La separazione giudiziale presuppone uno stato di conflitto che trova composizione nella sentenza del giudice. Dunque, l’unico modo per procedere a una separazione giudiziale è la causa in tribunale. 

La separazione consensuale invece presuppone l’incontro della volontà dei coniugi. Essa pertanto può avvenire in tre forme diverse:

  • con il deposito di un ricorso congiunto in tribunale e approvazione dell’accordo di separazione da parte del presidente del tribunale, al termine di un’unica udienza. Le parti possono essere assistite anche da un solo avvocato. All’esito dell’udienza il giudice autorizza le parti a vivere separatamente e scioglie la comunione dei beni. I due ex coniugi potranno anche avere rapporti con altri partner senza perciò violare il dovere di fedeltà;
  • con una richiesta presentata all’ufficio Anagrafe del Comune: a pronunciarla sarà l’ufficiale di Stato civile o il sindaco. Il tutto si svolge in due incontri dove il primo è rivolto a tentare una riconciliazione. Si può ricorrere a tale procedura – che non richiede avvocati – solo se non ci sono patti di trasferimento di beni (mobili o immobili) e se la coppia non ha figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti;
  • con la firma di un accordo dinanzi agli avvocati dei due coniugi (cosiddetta negoziazione assistita) che poi si prenderanno il compito di depositarlo in tribunale e farlo approvare dal giudice. 

Dopo quanto tempo si può divorziare?

Il tempo che deve intercorrere tra separazione e divorzio dipende dal tipo di separazione intrapresa:

  • in caso di separazione consensuale, il termine è di 6 mesi;
  • in caso di separazione giudiziale, il termine è di 1 anno (che decorre però non dalla sentenza che chiude la causa ma dalla prima udienza, che si tiene dinanzi al presidente del tribunale, e che serve per fissare i cosiddetti provvedimenti provvisori in materia di mantenimento e affidamento dei figli in attesa del termine del processo).

Cos’è la separazione di fatto

Spesso succede che i coniugi, prima di procedere alla separazione vera e propria, vadano a vivere separatamente. Questa situazione è chiamata separazione di fatto e non ha alcun valore giuridico. La sua durata quindi non viene conteggiata ai fini del termine per procedere al divorzio. 

Se la separazione di fatto avviene per volontà di uno solo dei coniugi che lascia senza valida ragione il tetto coniugale, è possibile chiedere nei suoi confronti il cosiddetto «addebito» (ne parleremo meglio a breve).

Cos’è l’addebito nella separazione?

La separazione, abbiamo detto, può essere chiesta quando la convivenza diviene intollerabile senza che però ciò debba essere provato. Tuttavia, se tale intollerabilità è il frutto della “cattiva condotta” di uno dei due coniugi, che ha violato una delle regole del matrimonio (vedremo a breve quali sono), il giudice dichiara, a carico di questi, il cosiddetto addebito ossia la responsabilità per la fine del matrimonio. È il caso di chi viola:

  • il dovere di fedeltà: si pensi a chi tradisce, anche solo virtualmente o ingenerando nella collettività il sospetto di un tradimento, a prescindere poi dal fatto che vi sia stata effettivamente un’unione carnale;
  • il dovere di convivenza: è il caso di chi lascia il tetto coniugale senza un valido motivo (valido motivo che potrebbe essere, ad esempio, il salvaguardare se stessi da violenze fisiche o psicologiche);
  • il dovere di collaborazione e assistenza materiale e morale: ogni coniuge deve prestare il proprio lavoro per il bene della famiglia (chi non lavora dovrà almeno badare alla casa). Nell’assistenza morale viene fatto rientrare anche il dovere dei rapporti sessuali. Un altro esempio è quello del coniuge che maltratta l’altro.

La violazione di tali norme implica quindi, su un piano civilistico, il cosiddetto addebito. Dall’addebito derivano (solo) le seguenti conseguenze:

  • non è possibile chiedere l’assegno di mantenimento, anche se si è privi di reddito per vivere;
  • non è possibile vantare diritti sull’eredità del coniuge qualora questi dovesse morire prima del divorzio (con il divorzio, si perde sempre ogni diritto di successione).

Separazione consensuale

Nella separazione consensuale, le condizioni del distacco sono decise di comune accordo dai coniugi. 

L’accordo di separazione deve prevedere l’eventuale corresponsione di un assegno di mantenimento al coniuge più debole, la divisione dei beni in caso di coppia in comunione dei beni, l’affidamento e la collocazione dei figli, nonché il loro mantenimento, l’assegnazione della casa familiare.

Gli accordi di separazione consensuale possono essere sempre rivisti con il divorzio, nel quale infatti i coniugi non sono tenuti a rispettare quanto già fissato con la precedente separazione.

Separazione giudiziale

Se non ci sono i presupposti per un accordo, ciascun coniuge può rivolgersi al giudice anche senza il consenso dell’altro. Chi chiede la separazione può quindi addurre a sostegno della richiesta il comportamento del coniuge che risulti contrario ai doveri coniugali (come ad esempio la violenza o l’infedeltà) ma può anche indicare altri fatti o circostanze che rendono intollerabile la convivenza, come precisato nei paragrafi che seguono.

Le violazioni rilevano anche come presupposto per la pronuncia di addebito della separazione.

Sarà il giudice a decidere l’entità dell’assegno di mantenimento per il coniuge e per i figli, l’affidamento e la collocazione di questi ultimi, l’eventuale assegnazione della casa coniugale.

Quando spetta l’assegno di mantenimento all’ex coniuge

L’assegno di mantenimento va al coniuge con il reddito più basso. Esso serve a garantirgli lo stesso tenore di vita che aveva quando ancora era sposato. Le regole cambiano poi quando, dopo il divorzio, l’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno divorzile, nel qual caso esso mira solamente a garantire l’autosufficienza economica.

Per ottenere l’assegno di mantenimento bisogna dimostrare di meritarlo. Il che significa che, innanzitutto, non bisogna aver subito l’addebito; poi è necessario che il coniuge richiedente dimostri di non poter lavorare per impossibilità a lui/lei non addebitabile. Dunque un assegno di mantenimento mal si concilia in caso di coppia ancora molto giovane, dove entrambi sono sani e potenzialmente inseriti – per formazione scolastica e postscolastica – nel mercato del lavoro.

La durata del matrimonio incide sull’entità dell’assegno di mantenimento.

La revisione del mantenimento può avvenire in qualsiasi momento se cambiano le circostanze di fatto che hanno determinato la decisione del giudice (ad esempio un impoverimento o un arricchimento di uno dei due coniugi). 

La misura del mantenimento è poi oggetto di nuova revisione all’atto del divorzio. 

A chi vanno i figli dopo la separazione?

Di solito il giudice stabilisce l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori, stabilendo quindi che tutte le decisioni più importanti in merito alla loro crescita, istruzione, educazione e salute siano prese da entrambi i genitori di comune accordo. Solo in caso di grave pregiudizio, il tribunale opta per l’affidamento esclusivo.

La collocazione del minore – ossia ove questi andrà a vivere – viene di solito disposta presso la madre. 



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