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Eredità: come rimediare a prelievi bancari non autorizzati?

27 Giugno 2020
Eredità: come rimediare a prelievi bancari non autorizzati?

Il convivente di mia madre ci ha chiesto per sostenere dei costi per una successione 3500 euro in contanti sostenendo che li avrebbe riversati su un conto corrente e con la promessa che ci avrebbe poi dato la fattura. Quando ci siamo recate in banca per la suddivisione della metà del conto corrente spettante agli eredi, abbiamo scoperto che il convivente non aveva versato nulla, e inoltre aveva fatto un giroconto su un nuovo conto a nome proprio (prima che fosse conclusa la successione) versando ulteriori somme. Cosa posso fare?

Partiamo da un principio: l’apertura della successione si ha con la morte di una persona, non con la presentazione della dichiarazione di successione ad opera degli eredi.

Ciò significa che, dall’evento morte, i beni del defunto cadono in successione in capo agli eredi e qualsiasi trasferimento di beni non autorizzato integra una condotta illecita.

Pertanto, quando in Banca il direttore Le dice che il cointestatario ha diritto di prelevare dal conto cointestato qualsiasi somma anche prima della presentazione della successione, non dice qualcosa di esatto.

Prima della morte del cointestatario, l’altra parte ha la possibilità di movimentare le somme ivi presenti, in virtù della presunzione di contitolarità delle somme giacenti. Tuttavia, i prelievi possono essere contestati dagli eredi, ma a differenza del prelievo successivo alla morte, spetterà a loro dimostrare che quel movimento è illecito e finalizzato a sottrare i beni alla massa ereditaria.

Diversamente, se il prelievo interviene dopo la morte del defunto, sarà onere del titolare del conto, non erede, dimostrare che quelle somme, sebbene giacenti in un conto cointestato, erano di sua proprietà esclusiva.

Facciamo un esempio. Alla morte di Tizio, nel conto cointestato erano presenti 10mila euro; successivamente, Caio – cointestatario – preleva 2mila euro. Mevio, erede di Tizio, eredita metà delle giacenze del conto, ma una volta presentata la dichiarazione di successione, si ritroverà una somma pari a 4mila euro (8mila euro diviso 2), mentre – per legge – avrebbe diritto alla somma di 5mila euro, in quanto dei 2mila euro prelevati da Caio, mille erano di proprietà di Tizio.

Contro questo tipo di condotte, il legislatore ha previsto, all’art.533 del codice civile, la cosiddetta azione di petizione ereditaria, la quale prevede il diritto di qualsiasi erede di chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi.

Anche se non c’è una volontà di avviare un giudizio, potrebbe essere utile inviare, a firma di un legale, una diffida con la quale rivendicare le somme illecitamente prelevate ai Vs. danni dal convivente.

In questo caso, sostenendo un costo non eccessivo, avreste la possibilità di creare un effetto deterrente nei confronti di quella persona che, spaventata di un possibile giudizio, o di una possibile denuncia, si potrebbe persuadere, restituendoVi le somme illecitamente trattenute.

Se non dovesse collaborare, Lei potrebbe sempre presentare una denuncia ai carabinieri contro il signore per appropriazione indebita, al fine di tutelare i vostri diritti successori; tuttavia, si tratterebbe sempre di avviare un giudizio, in quanto avreste poi l’onere di costituirVi parte civile nella causa penale. In mancanza, il rischio sarebbe quello di non ottenere il ristoro economico preteso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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