Licenziamento e Naspi: le nuove regole

22 Giugno 2020 | Autore:
Licenziamento e Naspi: le nuove regole

Si ha diritto all’indennità di disoccupazione in caso di recesso per motivi economici nonostante il divieto in vigore. Ma il licenziamento è comunque valido?

Come noto, il decreto Rilancio, riprendendo e modificando quanto prescritto dal Cura Italia, ha stabilito il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, cioè per ragioni economiche, fino al 17 agosto 2020. Restano in sospeso anche le procedure di licenziamento collettivo avviate dopo il 23 febbraio 2020. Tuttavia, ci sono alcune aziende che hanno provveduto, comunque, a recedere dal contratto di lavoro alcuni dipendenti. In questi casi, l’Inps ha chiarito poco fa che il dipendente licenziato tra il 17 marzo e il 17 agosto ha diritto alla Naspi, cioè al trattamento di sostegno al reddito riservato a chi ha perso involontariamente il posto di lavoro.

L’Istituto ha sentito il bisogno di chiarire questo aspetto. Innanzitutto, è stato ricordato che il diritto alla Naspi non si perde per il fatto di essere stati licenziati nonostante il divieto in vigore fino a metà agosto (termine, peraltro, che una parte della maggioranza di Governo vorrebbe prorogare fino alla fine dell’anno). Secondo l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro, infatti, per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione «non rileva il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dal datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto, atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore».

C’è, comunque, la possibilità per l’Inps di recuperare quanto versato nel caso in cui il lavoratore venga reintegrato in azienda in seguito ad una causa di lavoro. Oppure nel caso in cui il datore decida di revocare il recesso dal contratto e di chiedere per il dipendente il trattamento di cassa integrazione dalla data in cui il licenziamento avrebbe avuto efficacia.

Altra questione è quella che riguarda la legittimità in sé del licenziamento per ragioni economiche intimato nel periodo in cui è in vigore il divieto. Secondo alcuni pareri, è da considerare inefficace fino al 17 agosto (a meno di un’ulteriore proroga del divieto che, come si diceva prima, è in corso di valutazione). L’interpretazione più corretta, però, sarebbe quella di ritenere il licenziamento nullo per violazione di norme imperative. In questo caso, l’azienda sarà tenuta alla reintegrazione e al pagamento al lavoratore di un risarcimento pari alla retribuzione maturata dal recesso fino all’effettivo rientro sul posto di lavoro, con un minimo di cinque mensilità, oltre all’obbligo di pagare i contributi assistenziali e previdenziali. Il principio vale per tutti, indipendentemente dal fatto che l’assunzione sia avvenuta prima o dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, cioè prima o dopo il 7 marzo 2015.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube