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Scrittura privata per mantenimento figlio: che valore ha?

22 Giugno 2020
Scrittura privata per mantenimento figlio: che valore ha?

Alimenti per i figli stabiliti con accordo scritto tra genitori: è necessario il ricorso al giudice del tribunale?

Tu e il tuo compagno vi siete lasciati dopo che tra voi è nato un bambino. Poiché non vi siete sposati, per il distacco non c’è stato bisogno di un procedimento di separazione e divorzio. Tutto ciò che resta da concordare è la misura del mantenimento del bambino. Mantenimento che lui si è offerto di prestare versandoti mensilmente un assegno di qualche centinaio di euro. 

Per risparmiare i soldi dell’avvocato avete deciso di definire tale accordo in un documento scritto. Ti chiedi però se tale documento, senza essere registrato, possa costituire, a tutti gli effetti legali, una valida tutela o se, al contrario, potrebbe essere disatteso in qualsiasi momento senza fornire alcuna garanzia per il minore. Insomma, che valore ha la scrittura privata per il mantenimento del figlio? Cercheremo di scoprirlo in questa breve guida.

Mantenimento figli minori di coppie non sposate

Per quanto riguarda gli obblighi dei genitori nei confronti dei figli non c’è alcuna differenza tra coppie sposate e coppie di fatto. La nascita di un bambino pone quindi il padre e la madre dinanzi a un obbligo inderogabile ed automatico (che non necessita cioè della sentenza di un giudice): quello di mantenere il proprio figlio fino a quando questi, anche dopo la maggiore età, non sia divenuto autonomo da un punto di vista economico.  

Per il padre naturale poi sussiste l’obbligo di riconoscere il figlio, non potendosi sottrarre a ciò neanche con il consenso della madre.

L’obbligo di mantenimento del figlio scatta già dalla nascita. Pertanto, il genitore che si sottrae a tale dovere può essere condannato dal giudice, in qualsiasi momento, a pagare tutti gli arretrati, a decorrere dal primo giorno di vita del neonato. Insomma, si tratterà di una condanna con effetto retroattivo. A citarlo in giudizio potrà essere – in qualsiasi momento – sia la madre che il figlio stesso divenuto maggiorenne (il quale potrà così anche chiedergli il risarcimento del danno).

La sentenza del giudice scatta però quando i genitori non trovano, tra di loro, un’intesa. Nulla, infatti, vieta al padre e alla madre di accordarsi in modo autonomo e di fissare, preferibilmente con un atto scritto, la misura dell’assegno di mantenimento per il figlio. Misura che potrà sempre essere rivista nel tempo in relazione alle mutate esigenze del figlio (un neonato implica minori spese di un ragazzo universitario) e alle condizioni economiche dei genitori (l’arricchimento o l’impoverimento di uno dei due genitori potrebbe determinare un incremento o una diminuzione dell’assegno mensile).

In sintesi, l’obbligo di prestare gli alimenti al figlio scatta non già in virtù di una pronuncia del giudice ma di un fatto naturale: la nascita del bambino. Il giudice interviene solo laddove padre e madre non siano riusciti a trovare un’intesa.

A quanto ammonta il mantenimento per il figlio?

Nessuna legge dice a quanto deve ammontare il mantenimento del figlio. Né potrebbe essere altrimenti atteso che tale misura varia in relazione alle condizioni economiche dei genitori e alle esigenze del bambino. Una cosa, però, è certa: in caso di disgregazione del nucleo familiare, al figlio va garantito lo stesso tenore di vita che aveva quando ancora padre e madre vivevano insieme. Il che significa che tanto maggiori sono le condizioni economiche dei genitori, tanto più alto deve essere il mantenimento. 

L’accordo dei genitori può fissare, in modo equo, la misura del mantenimento tenendo però sempre conto dell’interesse del bambino. Questo significa che, fermo restando un certo margine di autonomia nell’individuazione di tale importo, i genitori non possono mai arrivare a negare completamente l’assegno o a prevedere una misura irrisoria. Un patto del genere sarebbe nullo e potrebbe essere contestato in qualsiasi momento. Difatti, si suol dire, gli interessi del minore sono «indisponibili», cioè non possono essere oggetto di intese restrittive. 

Tanto per fare un esempio, non avrebbe valore un accordo scritto tra i genitori con cui la madre esonera il padre dal versare il mantenimento (a meno che questi sia oggettivamente impossibilitato a farlo) o lo lascia completamente libero di provvedervi di sua spontanea volontà. Allo stesso modo, sarebbe nullo un atto con cui un padre, particolarmente benestante, si impegna a versare poche decine di euro al mese per il figlio.

Scrittura privata per il mantenimento del figlio: ha valore?

Come detto, l’obbligo di prestare il mantenimento al figlio non deriva né da una sentenza del giudice né da un accordo tra i genitori, ma dallo stesso fatto naturale della nascita del figlio. L’accordo siglato dal padre e dalla madre, su una scrittura privata, può servire tuttavia a quantificare in modo certo l’importo mensile (importo che, come anticipato, deve comunque essere proporzionato alle rispettive capacità economiche).

Sotto un profilo giuridico, la scrittura privata, anche se non registrata, ha certamente valore vincolante tra le parti. Tuttavia, offre minori garanzie rispetto alla sentenza di un giudice. Difatti, in caso di inadempimento, la madre che abbia in mano solo un accordo di tale tipo dovrà recarsi in tribunale per chiedere un decreto ingiuntivo; invece, se possiede già una sentenza del tribunale, potrà agire subito con un pignoramento dei confronti del padre. Con notevole risparmio di tempi e costi.

Certo, il nostro ordinamento non costringe i genitori dei figli nati fuori dal matrimonio a rivolgersi a un giudice, né il fatto di formalizzare in tribunale l’accordo intervenuto tra i genitori significa intraprendere una causa o rinunciare all’accordo medesimo. 

In questo modo, però, le intese strette tra i genitori vengono “ufficializzate” dal presidente del tribunale e così rese “esecutive”. La procedura – che va seguita da un avvocato (anche uno solo per tutte e due le parti) – si sostanzia in un’unica udienza.  

In definitiva, la sentenza è di certo un documento che offre maggiori garanzie rispetto alla scrittura privata, pur avendo quest’ultima un valore giuridico vincolante. La scrittura privata, come detto, non consente di iniziare un’azione esecutiva nel caso in cui non venga rispettata. 

In mancanza di un diverso provvedimento giudiziale, l’esercizio della responsabilità genitoriale resta in capo a entrambi e le decisioni importanti, prima fra tutte quella riguardante la residenza, devono essere prese di comune accordo.



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