Siti porno: ecco la legge che li blocca

22 Giugno 2020 | Autore:
Siti porno: ecco la legge che li blocca

Obbligatorio un parental control per filtrare i contenuti inappropriati ai minori; potrà essere disattivato solo su richiesta del titolare dell’abbonamento internet.

Un filtro preventivo che blocca in automatico i siti con contenuti pornografici o comunque «inappropriati ai minori»: sarà preimpostato e si potrà disattivare solo con una richiesta esplicita al proprio provider di servizi internet. Lo prevede una norma di legge che è stata inserita, come emendamento proposto dalla Lega, nel Decreto Legge sulla giustizia [1].

In base a questa nuova legge in arrivo, il blocco dei siti porno sarà preimpostato e chi vorrà accedervi dovrà chiamare appositamente il proprio gestore per rimuoverlo: infatti nel provvedimento si precisa che questi filtri e blocchi dovranno essere gratuiti e potranno essere disattivati «solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto».

L’obiettivo è quello di proteggere i minori dai «rischi del cyberspazio» come li definisce il titolo della norma (puoi leggere il testo completo al termine dell’articolo, nel riquadro “Legge”); il meccanismo funziona attraverso un servizio preattivato, a cura del fornitore di connettività internet, che dovrà realizzare un sistema di controllo parentale (parental control) o altri meccanismi analoghi in grado di filtrare i contenuti inappropriati impedendo l’accesso a quelli vietati ai minori degli anni 18. Inoltre, se l’operatore telefonico non si adegua è previsto un meccanismo di sanzioni applicate dall’Autorità garante per le comunicazioni.

La norma in arrivo ha ottime possibilità di essere approvata in via definitiva, perché è già contenuta nel testo approvato dal Senato e che ora la Camera dovrà votare entro il 29 giugno, a pena di decadenza del Decreto Legge e manca il tempo per approntare e discutere eventuali modifiche. «Una modifica del testo da parte nostra purtroppo non è fattibile perché non ci sono i tempi prima della scadenza dei termini», ha detto il segretario della Commissione Trasporti alla Camera, Enza Bruno Bossio (Pd).

Prendere o lasciare, dunque, ma a questo punto votare contro potrebbe provocare ritardi nella conversione in legge dell’intero Decreto voluto dal Governo e causare pericolose spaccature nella maggioranza. Il primo esame dell’Aula di Montecitorio è fissato per domani, martedì 23 giugno, con la discussione in seduta pubblica alle ore 10 e prosecuzione dei lavori il giorno successivo anche in seduta notturna mercoledì 24; la votazione finale è calendarizzata entro le ore 14 di giovedì 25 giugno 2020.

«Ogni tanto la maggioranza ci ascolta e grazie alla Lega ci sarà qualcosa di buono nella riforma della giustizia», dice il senatore Simone Pillon, promotore del provvedimento, che inizialmente era contenuto nel disegno di legge sul cyberbullismo in discussione al Senato. «La mia proposta rappresenta la cosa che mi sta più a cuore: l’introduzione dell’obbligo per i fornitori di telefonini, tablet, laptop, tv e altri device di preinstallare gratuitamente sugli apparati un filtro per bloccare contenuti violenti, pornografici o inadeguati per i minori. Il parental control sarà disattivabile solo da un adulto. Spero che, in tal modo, saranno messi in sicurezza i tanti bambini che, come i miei, hanno ormai quotidiano accesso a internet vista anche la necessità della didattica a distanza», spiega Pillon.

Ma non mancano le perplessità: «vista così sembra solo una cosa buona, ma all’estero tentativi simili si sono scontrati con problemi insormontabili e il grosso rischio di favorire solo la censura di internet», dice a La Repubblica l’avvocato Fulvio Sarzana, specialista in diritto di internet, che aggiunge: «negli Stati Uniti una legge simile è stata bloccata dalla Corte Suprema ed è stata sospesa indefinitamente nel Regno Unito».

L’obiezione maggiore degli esperti è che è impossibile bloccare in via preventiva sulla rete la diffusione di «contenuti inappropriati ai minori e riservati a un pubblico di età superiore ai 18 anni» senza operare fatalmente una selezione e quindi una censura preventiva che rischierebbe di impedire l’accesso a contenuti leciti, pregiudicando la libertà di espressione e di comunicazione, garantite dalla Costituzione. «La norma è inapplicabile, chi stabilisce cosa sia un contenuto inappropriato? E come filtrare quelli criptati, tenendo conto che sul web ora tutto è cifrato? Inoltre credo sia incompatibile anche con normativa sulla neutralità della rete», afferma Stefano Quintarelli, membro del gruppo di lavoro sull’intelligenza artificiale istituito presso la Commissione Europea.

L’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori) parla di «porno libero in libero Stato» e chiede di bloccare la norma che vuole di fatto vietare il porno online: «il motivo che questo viene fatto per tutelare i minori non regge, visto che questi minori, per esempio, dovrebbero avere i loro genitori che facilmente possono avere sui loro device dei sistemi di controllo ed inibizione che si trovano ovunque. L’intento dei proponenti è marcatamente quello di rendere difficile l’accesso, a tutti, a contenuti che secondo la loro ideologia sono riprovevoli: una concezione dello Stato e delle leggi in cui i cittadini sono sudditi e non individui responsabili delle proprie scelte».

Intanto, i valori in gioco sono grossi e non soltanto da un punto di vista morale ma anche in una prospettiva economica: secondo uno studio di Qg Italia, il mercato del porno vale 100 miliardi di dollari all’anno e il 60% dei fruitori di contenuti sono proprio i giovani adulti della generazione millennials, cioè i nati fra la metà degli anni ’80 e la fine degli anni ’90 e tra essi quasi un terzo ha meno di 24 anni.


note

[1] D.L. 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta Covid-19.

Disegno di legge S. 1786 approvato dal Senato della Repubblica

“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta Covid-19” (Atto Camera: 2547)

Articolo 7-bis. (Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio)

1. I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di controllo parentale ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco di contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto.

2. I servizi preattivati di cui al comma 1 sono gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto.

3. Gli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche assicurano adeguate forme di pubblicità dei servizi preattivati di cui al comma 1 in modo da assicurare che i consumatori possano compiere scelte informate.

4. In caso di violazione degli obblighi di cui al presente articolo, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ordina all’operatore la cessazione della condotta e la restituzione delle eventuali somme ingiustificatamente addebitate agli utenti, indicando in ogni caso un termine non inferiore a sessanta giorni entro cui adempiere.


1 Commento

  1. sarei curioso di capire come verrà gestita la privacy delle persone, obbligate a chiamere il proprio provider, identificandosi con nome e cognome per poter tornare a vedere qualche filmato osè.

    specialmente in un paese come il nostro dove la pornografia è considerata ancora un tabù.

    meglio lasciare che siano i genitori ad imparare a far bene il proprio lavoro, filtrando quello che il minore puo vedere su internet

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