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Riduzione Iva: quanto risparmieranno le famiglie

22 Giugno 2020
Riduzione Iva: quanto risparmieranno le famiglie

Il taglio di un punto dell’aliquota vale 4,5 miliardi di euro: una minor spesa di 250 euro annui per ogni nucleo, fino a 400 euro per quelli più numerosi.

Iniziano i conteggi sui risparmi per le famiglie che provocherebbe la riduzione dell’Iva annunciata ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine degli Stati generali dell’economia: secondo il Codacons, il taglio dell’Iva di un punto percentuale – sia sull’aliquota ordinaria sia su quella ridotta – produrrebbe un risparmio annuo pari a circa 4,5 miliardi di euro sulla spesa delle famiglie italiane.

L’associazione dei consumatori spiega alla nostra agenzia stampa Adnkronos che «ipotizzando uno scenario in cui l’Iva ordinaria passa dal 22% al 21% e quella ridotta dal 10% al 9%, a parità di consumi e solo per gli effetti diretti il risparmio per le famiglie è stimabile in circa 4,5 miliardi di euro annui».

L’abbassamento dell’Iva, secondo il Codacons, porterebbe ulteriori benefici: innanzitutto «minori costi per le attività produttive e per l’industria» e poi, quando il provvedimento sarà andato a regime, «produrrebbe innegabili vantaggi su prezzi e tariffe, portando ad un risparmio complessivo pari a circa 250 euro annui a famiglia». A beneficiarne, secondo l’Associazione, sarebbero soprattutto i nuclei più numerosi, per i quali la minore spesa potrebbe raggiungere i 400 euro annui, con un risparmio quindi molto più consistente di quello della famiglia media.

«Siamo favorevoli al taglio dell’Iva perché, nella situazione attuale, potrebbe dare nuovo impulso ai consumi e sostenere l’economia», afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Tuttavia, affinché la riduzione dell’imposta abbia realmente effetti positivi per le tasche dei cittadini e per il Paese, è necessario che il Governo combatta i rincari ingiustificati dei listini che, nella Fase 3, si stanno registrando in tutti i settori, e che rischiano di vanificare qualsiasi intervento sull’Iva».

L’associazione delle imprese italiane Unimpresa – che è intervenuta agli Stati generali a sostegno della proposta – auspica invece un taglio Iva di almeno 12 miliardi di euro, così portando «l’aliquota principale dall’attuale 22% al 19%, in ogni caso sotto il 20%», dice il presidente Giovanna Ferrara, per consentire «alle attività produttive di vendere al pubblico a prezzi più bassi» ed anche per un motivo psicologico: «Dare alla collettività un’iniezione di fiducia, un pilastro fondamentale per mettere il Paese in condizioni di ripartire»

Sul fronte politico, il vice ministro dell’Economia, Laura Castelli, afferma in un’intervista a Repubblica che «nei mesi scorsi avevamo già lavorato ad alcune simulazioni sull’Iva, saremmo pronti ad intervenire anche subito, ma la sede più corretta è sicuramente la prossima legge di Bilancio, facendo scattare l’intervento dal prossimo 1° gennaio». Non si tratterebbe di un provvedimento a regime stabile, ma di «una misura temporanea, con un orizzonte di due anni». Ma Castelli precisa che non si tratterà di una misura isolata «una rimodulazione dell’Iva, al ribasso, rimane un obiettivo da inserire nella più organica riforma per la riduzione delle tasse e dell’Irpef, a cui stiamo lavorando».

Mentre il Movimento 5 Stelle, di cui Laura Castelli è esponente, preme per l’abbassamento dell’Iva, l’altro vice ministro all’Economia, il piddino Antonio Misiani, è più cauto: «Si tratta di un’operazione decisamente complessa» dice a Il Messaggero; «ogni punto in meno dell’aliquota ordinaria del 22% costa 4,5 miliardi all’anno e 3,1% ogni punto dell’aliquota ridotta del 10%, perciò se si vuole fare un intervento percettibile, significativo e realmente in grado di produrre effetti si dovrebbe investire una quantità di risorse molto ingente».

Come ha preannunciato il premier Conte, la settimana prossima sarà decisiva per mediare tra queste opposte posizioni e non sarà facile. Per la ripartenza auspicata dal presidente del Consiglio «serve una visione complessiva, non interventi imposta per imposta», avverte il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. «Bene l’ipotesi del Governo di sostenere consumi e domanda interna attraverso misure di riduzione dell’Iva, sarebbe un segnale importante di fiducia che abbiamo sempre auspicato», commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sottolineando che «consumatori e imprese hanno bisogno di certezze per programmare e realizzare scelte di acquisto e di investimento indispensabili per rilanciare l’economia».



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