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Pensione di invalidità docenti

17 Agosto 2020 | Autore:
Pensione di invalidità docenti

A quali trattamenti hanno diritto gli insegnanti in caso di riduzione della capacità lavorativa: inabilità assoluta, al proficuo lavoro o alle mansioni.

Gli insegnanti e la generalità dei dipendenti pubblici non hanno diritto, a differenza dei lavoratori del settore privato, all’assegno ordinario di invalidità, in caso di riduzione della capacità lavorativa. L’assegno ordinario di invalidità, difatti, è un trattamento che spetta agli iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria Inps e presso alcuni fondi sostitutivi della stessa: ne hanno dunque diritto i dipendenti del settore privato ed i lavoratori autonomi.

Ricordiamo che per il diritto all’assegno ordinario di invalidità è richiesta una riduzione della capacità lavorativa specifica in misura superiore a due terzi, assieme al possesso di cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio. Solo i docenti che risultino contemporaneamente iscritti presso all’Assicurazione generale obbligatoria o presso un fondo sostitutivo possono ottenere l’assegno ordinario di invalidità, sussistendo i requisiti assicurativi e sanitari.

Ma gli insegnanti ed i dipendenti pubblici in generale hanno diritto a qualche trattamento in caso di riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa? Esiste una pensione di invalidità docenti?

È vero che i dipendenti pubblici non hanno diritto all’assegno ordinario di invalidità, a meno che non siano contemporaneamente iscritti presso una gestione di previdenza che ne preveda l’erogazione.

Tuttavia, insegnanti e dipendenti pubblici in generale possono aver diritto a dei trattamenti specifici in caso di riduzione della capacità lavorativa: si tratta della pensione per inabilità alle mansioni, della pensione per inabilità a proficuo lavoro e della pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa. Questi trattamenti spettano in base alla riduzione riscontrata della capacità di lavoro ed alla contribuzione posseduta. Ma procediamo con ordine.

Pensione per inabilità alle mansioni docente

Se il docente (o il dipendente pubblico in generale) è giudicato, dall’apposita commissione medica, inabile alle mansioni, può essere collocato in pensione, senza bisogno del rispetto di un’età minima. Deve però possedere almeno 15 anni di contributi (14 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio) e non essere stato ricollocato in mansioni alternative dell’amministrazione di appartenenza. Il docente deve, dunque, essere dichiarato inabile all’attività di insegnamento, per ottenere la pensione per inabilità alle mansioni, oltre a non essere adibito ad altre attività.

Per il diritto al trattamento, ai dipendenti degli enti locali sono richiesti 20 anni di contributi, ossia 19 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio.

Il riconoscimento dell’inabilità alle mansioni può essere effettuato ad opera della commissione medica ospedaliera oppure della Asl. La pensione per inabilità alle mansioni è cumulabile limitatamente col reddito di lavoro. Ne abbiamo parlato in: “Lavorare con la pensione d’inabilità è possibile?”.

Pensione per inabilità a proficuo lavoro

Qualora il docente non sia più in grado di applicarsi all’attività lavorativa in generale in modo continuo e remunerativo viene riconosciuto inabile a proficuo lavoro. Per ottenere la pensione per inabilità a proficuo lavoro sono richiesti 15 anni di contributi, ossia 14 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio.

L’inabilità a proficuo lavoro è riconosciuta dall’apposita commissione medica Asl.

La pensione per inabilità a proficuo lavoro, come la pensione per inabilità alle mansioni, è compatibile in modo limitato con l’attività lavorativa, ma non assolutamente incompatibile: la riduzione della capacità lavorativa è più limitata nell’ipotesi di inabilità alle sole specifiche mansioni ricoperte, mentre è più ampia nell’inabilità a qualsiasi proficuo lavoro, ma non è estesa in modo assoluto, come nel caso di inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

Pensione per inabilità assoluta al lavoro

Qualora il docente sia riconosciuto inabile in maniera permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, ha diritto alla pensione per inabilità assoluta al lavoro, qualora possieda almeno cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio.

La pensione per inabilità assoluta al lavoro è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa e richiede la cancellazione da qualsiasi albo o elenco.

Calcolo della pensione di inabilità docenti

Come si calcola la pensione di inabilità dei docenti? Il calcolo differisce in base alla tipologia di pensione ottenuta.

Per quanto riguarda la pensione per inabilità alle mansioni ed il trattamento per inabilità a proficuo lavoro, il calcolo si esegue nello stesso modo previsto per le pensioni dirette ordinarie, come la pensione di vecchiaia e quella anticipata. Si effettuerà dunque:

  • il calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011 se l’interessato possiede almeno diciott’anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • se ne possiede di meno, il calcolo sarà retributivo sino al 31 dicembre 1995;
  • il calcolo sarà poi contributivo:
    • dal 2012, per chi possiede almeno diciott’anni di contributi al 31 dicembre 1995;
    • dal 1996, per chi possiede meno di diciott’anni di contributi al 31 dicembre 1995;
    • dalla data dell’iscrizione alla gestione Inps dipendenti pubblici, per quei docenti privi di contribuzione al 31 dicembre 1995.

Per quanto riguarda la pensione di inabilità assoluta al lavoro, più precisamente per inabilità permanente ed assoluta qualsiasi attività lavorativa, il trattamento può spettare con alcune agevolazioni. In particolare, ai lavoratori con meno di sessant’anni di età è riconosciuta una maggiorazione contributiva che può arrivare sino a quarant’anni di contribuzione.



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