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Malattia: posso fare giardinaggio?

29 Agosto 2020 | Autore:
Malattia: posso fare giardinaggio?

Il lavoratore assente per malattia può uscire per eseguire lavori di manutenzione degli spazi esterni della sua abitazione?

Il giardino, si sa, comporta un impegno non indifferente e costante: seminare, annaffiare, potare le piante, pulire e trattare il terreno, tagliare il prato; in tutte e quattro le stagioni c’è sempre qualcosa da fare.

In questi giorni ti trovi in malattia e non devi andare al lavoro: vorresti dunque approfittarne per terminate alcune opere nel tuo giardino (gazebo, recinzione…) e per fare, in generale, un po’ di giardinaggio.

Hai tuttavia un po’ di timore: se dovesse passare il medico fiscale dell’Inps mentre lavori in giardino può contestarti la malattia? E se dovesse vederti qualche collega o il tuo capo? In altre parole, ti stai domandando: in malattia posso fare giardinaggio?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima capire il presupposto delle assenze per malattia e la compatibilità dello stato di salute con lo svolgimento di eventuali attività all’aperto nel periodo di cure. La situazione, difatti, può differire notevolmente in base alla patologia diagnosticata. Ma procediamo con ordine.

Quando posso mettermi in malattia?

Innanzitutto, bisogna chiarire che non è il lavoratore a “mettersi” autonomamente in malattia, ma la necessità di assentarsi dal lavoro, per incompatibilità temporanea dello stato di salute con le mansioni svolte, è stabilita dal medico.

Il medico curante, difatti, dopo un’adeguata visita, valuta se la patologia lamentata dal lavoratore è tale da impedirgli, per un determinato periodo, lo svolgimento dell’attività lavorativa.

A seguito della visita, il medico trasmette un’apposita certificazione all’Inps in via telematica, nella quale descrive la diagnosi e la prognosi, assieme alla data di fine prognosi, cioè di guarigione presunta.

La data di guarigione può essere anticipata, se il lavoratore si riprende prima del tempo, oppure posticipata, qualora ci sia un aggravamento. In ogni caso, il dipendente non può fare di testa propria e ritornare al lavoro quando vuole.

Un ulteriore controllo sullo stato di salute può essere effettuato dal medico dell’Inps, qualora sia richiesta la visita fiscale da parte del datore di lavoro o sia inviata d’ufficio dall’istituto.

Come funziona la visita fiscale?

Il lavoratore è tenuto a restare a disposizione del medico dell’Inps durante determinate fasce orarie, dette fasce di reperibilità.

Gli orari nei quali il dipendente deve trovarsi al proprio domicilio a disposizione per la visita fiscale sono:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori dipendenti del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici.

Abbiamo osservato che il lavoratore, qualora si senta meglio e voglia riprendere l’attività, non può tornare al lavoro di propria iniziativa, senza un certificato di guarigione: fino alla data di fine prognosi, difatti, potrebbe passare la visita fiscale, sette giorni su sette, domeniche, festivi e non lavorativi compresi.

Non trovando il lavoratore a casa in quanto rientrato in servizio, il medico dell’Inps segnala immediatamente la situazione all’istituto: di conseguenza, il dipendente può subire delle sanzioni, sia connesse all’irreperibilità alla visita fiscale, che alla non veridicità dello stato di malattia, in base al quale sussiste il diritto all’indennità.

Che cosa accade, però, se il dipendente non vuole tornare al lavoro, ma, sentendosi un po’ meglio, vuole svolgere dei lavoretti di giardinaggio? Per quanto riguarda lo svolgimento di altre attività, come deve comportarsi il lavoratore?

Lavoratore in malattia che fa giardinaggio

In linea di massima, eseguire qualche lavoretto di routine in giardino non è reputata un’attività incompatibile con lo stato di malattia: bisogna però verificare caso per caso, in base alla patologia diagnosticata, se le attività di giardinaggio sono compatibili o meno con lo stato di salute del lavoratore o se, addirittura, sono suscettibili di aggravarlo.

Ad esempio, se il lavoratore è in malattia per depressione, oppure è assente dal lavoro per un forte mal di testa, le attività di giardinaggio sicuramente possono aiutare la guarigione e non risultano incompatibili con la specifica patologia.

Al contrario, se il lavoratore, assente per una polmonite, viene trovato in pieno inverno a svolgere attività in giardino all’aperto, con una temperatura molto rigida, non solo si può constatare che l’attività svolta sia suscettibile di aggravare lo stato di salute, ma risulta altresì incompatibile con la patologia diagnosticata.

Lo stesso potrebbe dirsi qualora il lavoratore sia assente per una distorsione, una lussazione, una frattura e venga trovato intento a svolgere un’attività di giardinaggio difficilmente compatibile con lo stato di salute e, comunque, suscettibile di aggravare ancora di più il danno verificatosi.

Pertanto, la regola generale da seguire, non solo per i lavori di giardinaggio, ma per tutte le attività in generale, è che ogni attività svolta debba essere compatibile con lo stato di salute e non suscettibile di aggravare la patologia riscontrata.

In caso contrario, il lavoratore può essere sanzionato dall’Inps, con la perdita dell’indennità per la non veridicità dello stato di malattia, nonché sanzionato dal datore di lavoro, anche riguardo alla compromissione dello stato di salute. Il datore di lavoro, difatti, ha interesse nell’esecuzione della prestazione lavorativa: il dipendente può essere dunque sanzionato se, colpevolmente, si comporta in modo da aggravare la propria patologia e ritardare il rientro in attività.



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