Cronaca | News

Coronavirus, perché non possiamo permetterci un altro lockdown

22 Giugno 2020
Coronavirus, perché non possiamo permetterci un altro lockdown

L’Adnkronos intervista Stefano Rossetti, vicedirettore generale vicario di Bper Banca, sull’attuale crisi.

La crisi più difficile dal secondo dopoguerra. L’Italia la sta affrontando e, con lei, il mondo. Ogni Paese ha una situazione economica peculiare che dipende da tanti fattori. Il nostro, ad esempio, ha debito pubblico molto elevato che concorre a ostacolare una pronta ripresa. Aziende in profondo rosso, ma alcune, più delle altre, hanno risentito dell’emergenza Covid. Basti pensare alla ristorazione e, in generale, alla filiera agrifood.

Secondo dati Cerved, è aumentata notevolmente la presenza di imprese a elevato rischio insolvenza, che, come ha messo in luce il responsabile del centro studi Guido Romano, «in caso di una nuova ondata del virus, potrebbe colpire il 14% delle società agricole e addirittura il 47% del mondo della ristorazione».

Oggi, un’interessante intervista rilasciata ad Adnkronos/Labitalia tira un po’ le somme dell’attuale panorama economico italiano. Un’analisi che punta a capire come il Paese riuscirà a uscire dalle secche nelle quali, suo malgrado, è sprofondato. Partendo da un punto nodale: laddove fosse necessario un nuovo lockdown, il Paese caracollerebbe. L’intervistato è Stefano Rossetti, vicedirettore generale vicario di Bper Banca.

Lockdown, aiuti e debito pubblico

«Questa pandemia – ha detto Rossetti – è sicuramente di una gravità, di un’intensità e di una magnitudo fino a oggi mai sperimentata. Ma come tutte le pandemie nella storia dell’umanità, passerà: o tramite una cura o grazie al vaccino. Il tema vero, guardando al nostro Paese, è che non possiamo permetterci un secondo lockdown: non saremmo in grado di reggere uno stop della capacità produttiva a doppia cifra per un ulteriore periodo, anche se limitato nel tempo. Sarebbe veramente deleterio».

Per Rossetti un tema sempre più centrale dei prossimi anni sarà il debito pubblico. «La somma di tutti gli aiuti straordinari e importantissimi che l’Europa sta mettendo in campo ci consegneranno un Paese con un debito pubblico più elevato e con una percentuale rispetto al Pil che le stime danno, da qui a fine anno, al 155%-156%. È un tema che i politici di oggi e quelli di domani non potranno certo eludere o dimenticare», sottolinea.

Export, la chiave per uscire dalla crisi

Ma per uscire da questa crisi innanzitutto, secondo Rossetti, è centrale sostenere le imprese. «È chiaro che il primo grande punto di attenzione per tutto il sistema, e in particolare per la nostra banca, è quello di sostenere la liquidità alle imprese. Questo, oggi, è il fattore che più di ogni altro consentirà la resilienza rispetto a un calo oggettivo della quota di fatturato dovuto al lungo lockdown», spiega.

Le caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano, secondo Rossetti, potrebbero aiutarci a superare anche questa «tempesta perfetta». «Il sistema imprenditoriale italiano – sottolinea – è come sempre resiliente, oltre che molto diversificato, quindi la speranza concreta è che, anche rispetto ad altre crisi, riesca in qualche modo a recuperare. È chiaro che il ruolo principale, nella ripresa dalla crisi precedente del 2011, è stato svolto dalle imprese esportatrici. Sono 200mila, non di più, ma si trascinano dietro una grande filiera che allarga enormemente la base. Credo che il traino alla ripresa, ancora oggi, sarà questo, anche se la capacità di spesa dei singoli Stati potrà essere un freno. Ma l’export resta la chiave per superare la crisi. Servono strumenti e servizi adeguati per affiancare le imprese, e Bper può metterli a disposizione: consulenza importante, conoscenza dei mercati, opportunità di triangolazioni rispetto a operazioni più complesse e soprattutto un sostegno alle filiere produttive», spiega Rossetti.

I rapporti tra imprese e banche

Nel futuro, però, avverte Rossetti qualcosa dovrà cambiare nei rapporti tra imprese e banche. «La nostra economia e le nostre imprese sono ad alta penetrazione di indebitamento bancario, quindi sarebbe opportuno un maggiore ricorso al mercato dei capitali, con l’opportunità che la banca possa essere consulente anche sotto questo profilo. Così come alcuni processi di consolidamento ci vedranno protagonisti dal lato dell’appoggio e della consulenza: la piccola dimensione oggi non è vincente», aggiunge.

E per il vicedirettore generale vicario di Bper «sul cambiamento del rapporto tra impresa e banca bisogna cogliere un’occasione non facilmente ripetibile. Le banche vivono e prosperano nel tessuto economico, di conseguenza sono le prime ad avere interesse per la crescita delle imprese, di cui devono comprendere sempre meglio le esigenze. D’altra parte occorre un chiaro e ulteriore sforzo da parte delle imprese in termini di chiarezza e trasparenza, specie sui piani industriali e sui flussi di cassa. Sono i fattori che determineranno la capacità di rimborso del debito bancario».

«Noi come banche – spiega – dobbiamo abituarci a chiedere, e le aziende devono abituarsi a pensare sempre più in chiave prospettica. Ciò significa, ad esempio, ragionare adeguatamente sui budget aziendali. Credo che sia la migliore cartina di tornasole per migliorare un sano rapporto fiduciario tra il mondo delle banche e quello delle imprese».

Interventi delle banche a sostegno delle imprese

Per Rossetti «in questo momento l’ottimismo è più del cuore che della ragione. Però credo che alcuni fatti siano importanti. Il sistema imprenditoriale italiano, per come è frammentato, ha le sue debolezze ma ha una sua resilienza, perché è molto più dinamico e capace di resistere non crescendo ma tenendosi in una fase di stand-by, per poi approfittare di opportunità che il mercato potrà offrire. Questo è sempre successo e credo accadrà anche questa volta».

«Per quanto riguarda i finanziamenti di 25mila euro, estendibili a 30mila euro, al 19 giugno il nostro dato evidenzia un numero di 50mila richieste che costituiscono in questo momento poco più dell’8% delle richieste complessive del sistema – spiega Rossetti -. Sottolineo, inoltre, che noi le abbiamo già erogate all’85%. In questo momento ben più del 10% delle erogazioni complessive sotto i 25mila euro sono attribuibili a Bper. Per comprendere meglio il dato, bisogna tenere conto del fatto che la nostra quota di mercato è attorno al 3% degli impieghi a livello nazionale. Crediamo di avere svolto un lavoro importante. Il momento è complesso. L’industria bancaria non è un consorzio, ma una sommatoria di imprese, a maggioranza private, che peraltro sono in concorrenza tra loro. Ciò premesso, credo che a livello generale vi sia stata una pressione sul sistema bancario probabilmente non proporzionale all’impegno messo in campo. Ad esempio, lo sforzo che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi tre mesi è stato pari, quanto a numero di delibere, al doppio di quelle che normalmente gestiamo nel corso di un anno intero».

E di conseguenza per Rossetti «a livello di prestiti e in particolare di moratorie, che richiedono delibere, ciò ha significato metterci a lavorare a tamburo battente. Vorrei ringraziare tutti i colleghi per il loro impegno: abbiamo dovuto ridisegnare completamente i processi per renderli agili e soprattutto adeguati alle numerose variazioni che sono intervenute via via con i nuovi decreti. Quindi la situazione, per quanto ci riguarda, è senz’altro buona. Credo che fin dall’inizio abbiamo fatto adeguatamente il nostro lavoro», conclude il vicedirettore generale vicario dell’istituto.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube