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Come la mafia condiziona gli Enti locali

22 Giugno 2020
Come la mafia condiziona gli Enti locali

Amministratori sotto tiro: sindaci aggrediti, autovetture incendiate, minacce a dirigenti e funzionari anche sui social. Il picco durante le campagne elettorali.

Sono sempre più variegati e diffusi i modi con cui la mafia cerca di condizionare gli Enti locali. In Italia, avviene un’intimidazione ogni 15 ore: nel 2019, sono stati registrati 559 atti di minaccia o violenza nei confronti degli amministratori degli Enti locali, in 336 Comuni ed 83 Province che coprono più dei tre quarti del territorio nazionale. La fotografia della preoccupante situazione arriva nel nuovo Rapporto intitolato ‘Amministratori sotto tiro’, realizzato da “Avviso Pubblico”, l’associazione degli amministratori pubblici che da oltre 20 anni tutela la legalità e riportato ora dall’agenzia stampa Adnkronos.

Non è solo il Sud Italia ad essere colpito dal fenomeno, ma anche il Centro Nord: nel Mezzogiorno si registra il 61% del totale dei casi (342) di intimidazione ad amministratori, dirigenti e funzionari pubblici ma il restante 39% (217 episodi) è avvenuto nel Centro-Nord, dove si riscontra un aumento del 5,5% delle minacce ed intimidazioni rispetto al 2018. Anzi, l’incremento più accentuato si manifesta proprio al Nord, dove i casi salgono da 142 a 147, mentre nel Centro si registra una diminuzione (70 casi).

Quanto alle regioni, la Campania è in testa, per il terzo anno consecutivo, con 92 casi, seguita dalla Puglia che con i suoi 71 episodi ha fatto registrare il maggior incremento rispetto al 2018. Terza regione in classifica è la Sicilia, in decrescita del 24% con 66 eventi censiti, e poi la Calabria, con 53 casi. Il quinto posto è della Lombardia, che con 46 atti intimidatori rappresenta il nuovo record tra le regioni del Nord.

«Poche denunce in Calabria», osserva il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che annuncia l’immediata convocazione, per domani mattina, di un incontro al Viminale «con tutti i soggetti istituzionali interessati, dall’Anci alla magistratura» ed esprime preoccupazione per gli atti intimidatori contro sindaci ed amministratori locali; la ministra sottolinea che anche nel 2019, così come era accaduto l’anno prima, oltre la metà delle minacce restano di autore ignoto e invita gli interessati a denunciare i fenomeni di cui sono vittima.

A livello provinciale si registra un’altra conferma: anche nel 2019 il territorio più colpito è Napoli con 41 casi, seppur in calo del 13% rispetto al 2018. Seguono Roma (24 casi), Cosenza (22), Foggia (21), Palermo e Torino (18), Salerno e Lecce (17), Milano (16) e Avellino (15).

L’andamento del fenomeno durante l’anno registra un picco ad aprile 2019, in concomitanza con la campagna elettorale: in questo mese, in cui furono chiamati al voto il 48% dei Comuni italiani, si è raggiunto il picco di 58 casi di intimidazione. Preoccupa il raddoppio della percentuale di minacce rivolte ai candidati alle elezioni amministrative (10% del totale, rispetto al 5,4% fatto registrare nel 2018). In più di un’occasione le intimidazioni hanno indotto le vittime a decidere di rinunciare alla candidatura.

L’identikit dei personaggi più esposti è quello di «un sindaco di un Comune superiore ai 20mila abitanti di un territorio a tradizionale presenza mafiosa, che viene aggredito fisicamente o a cui viene bruciata l’auto parcheggiata nei pressi dell’abitazione», si legge nel Rapporto realizzato da Avviso Pubblico, che spiega come l’87% delle intimidazioni sono state di tipo diretto, cioè rivolte nei confronti degli amministratori locali, dirigenti e impiegati comunali, presidenti di enti e aziende partecipate, personale della pubblica amministrazione e di altre strutture locali.

Proprio le aggressioni e gli incendi rappresentano le due principali tipologie di intimidazione messe in atto nei confronti degli amministratori locali e gli incendi sono diventati il metodo più utilizzato al Nord. Talvolta le minacce avvengono sui social network (15% del totale), o sono verbali (12,6%) oppure vengono realizzate con l’invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (11,6%).

Solo nel 13% dei casi, le minacce sono state di tipo indiretto ed hanno colpito municipi, uffici, strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Qui abbiamo i danneggiamenti, le scritte offensive o minacciose, l’invio di proiettili (4%), l’utilizzo di ordigni, molotov ed esplosivi.

Tra le minacce di tipo indiretto, vanno annoverate anche le intimidazioni rivolte a collaboratori e parenti, come ad esempio genitori, mogli, mariti, fratelli e sorelle. Tra le persone maggiormente presi di mira da minacce e intimidazioni dirette si confermano gli amministratori locali (56% dei casi, stabile rispetto al 2018). Tra questi, in particolare i sindaci (57,3%), seguiti dai consiglieri comunali (22,5%, in aumento), assessori (12,8%) e i vicesindaci (5,2%).

Nel 2019, sono stati 21 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose in Italia, ai quali si aggiungono 26 proroghe di precedenti scioglimenti. «I sindaci e gli amministratori pubblici rappresentano un baluardo di legalità», dice il Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, commentando i dati del Rapporto. E sottolinea che dopo la pandemia di Covid-19 «le mafie tenteranno nuovamente di inserirsi, di condizionare le scelte politiche ed economiche, per fare affari, creare consenso e reclutare proseliti soprattutto tra chi è in difficoltà e tra i giovani. In questo i sindaci dovranno essere un presidio fermo e sicuro».



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