Coronavirus: come evitare nuove ondate

22 Giugno 2020
Coronavirus: come evitare nuove ondate

Uno studio spiega in quale modo e con quali precauzioni si può impedire che il Covid torni a diffondersi rapidamente creando nuovi focolai.

Difficile immaginare che esista il «lockdown perfetto». Abbiamo visto quali sono state le conseguenze del periodo in cui siamo rimasti blindati, causa emergenza Coronavirus. Ne abbiamo sperimentato gli effetti sul nostro stato d’animo ma soprattutto sull’economia di un intero Paese (leggi l’articolo: Coronavirus, perché non possiamo permetterci un altro lockdown). Una parte dell’opinione pubblica è ancora convinta che la zona rossa nazionale sia stata un errore.

Sul tema lockdown, torna uno studio pubblicato su Nature Human Behavior, di cui ci mette al corrente l’agenzia di stampa Adnkronos. L’argomento è affrontato in chiave preventiva di nuove ondate. Proprio oggi, Il Giornale pubblica un articolo con dichiarazioni di Andrea De Maria, professore associato di Malattie Infettive all’Università di Genova e virologo, secondo il quale la seconda ondata è certa, specie in alcune zone d’Italia come la Lombardia: «Se i casi sono così tanti ora che le temperature sono alte, cosa succederà in autunno quando il termometro scenderà sotto i 14 gradi?».

Abbiamo anche visto come alcuni Stati siano già alle prese con una nuova e importante circolazione del virus (leggi l’articolo: Coronavirus, in Corea del Sud è già seconda ondata). Sarà un pericolo cui resteremo esposti finché non avremo farmaci o vaccini.

Come dev’essere il lockdown

Lo studio spagnolo di cui ci parla l’agenzia di stampa Adnkronos individua alcuni elementi chiave per contrastare il rischio di una seconda ondata. Secondo il team di Xavier Rodó del Barcelona Institute for Global Health di Barcellona, il lockdown deve essere precoce e durare almeno 60 giorni per contrastare «in modo efficace la crescita epidemica, così come una seconda ondata potenzialmente più ampia di Sars-CoV-2 che si verifichi entro pochi mesi».

I ricercatori hanno esplorato diversi scenari post-confinamento utilizzando un modello modificato che tiene conto della diffusione dell’infezione e incorpora anche gli effetti dovuti alla potenziale perdita dell’immunità acquisita con il passare del tempo. «I nostri risultati – evidenziano gli autori – suggeriscono che i blocchi dovrebbero rimanere in atto per almeno 60 giorni per prevenire la crescita epidemica». Lo scenario migliore di riapertura dovrebbe «anche integrare gradualmente i lavoratori in una percentuale giornaliera al massimo superiore al 50% rispetto al periodo di confinamento».

Blindarsi è necessario

Non solo, la consapevolezza e il comportamento della popolazione, ovvero il rispetto delle misure di distanziamento sociale e l’igiene, “hanno effetti significativi” sia sull’ondata di infezione, sia sulla prevenzione della ricomparsa di Covid-19.

Secondo gli autori “il distanziamento sociale e singoli interventi non farmacologici potrebbero potenzialmente eliminare la necessità di lockdown”.



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