Magistratura: si ripropone la separazione delle carriere

22 Giugno 2020
Magistratura: si ripropone la separazione delle carriere

Le Camere Penali sollecitano i leader della maggioranza ad approvare la legge di riforma costituzionale: la proposta di iniziativa popolare è già in Parlamento.

Il caso Palamara, che ora è stato espulso dall’Anm, ha provocato un terremoto giudiziario: è stato scosso anche il Csm, il Consiglio Superiore della Magistratura, per il sistema delle nomine in base alle logiche delle correnti interne delle toghe, al punto di provocare l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per «l’inammissibile commistione tra politici e magistrati» che «incrina la credibilità e l’indipendenza della magistratura».

Ora, per prevenire queste degenerazioni, l’avvocatura torna a prospettare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: con una nota indirizzata pubblicamente ai rappresentanti politici della maggioranza di Governo, l’Unione delle Camere Penali italiane si appella affinché la proposta di legge costituzionale volta ad introdurre la separazione delle carriere dei magistrati «venga discussa in Parlamento».

Nel documento diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos, i penalisti sottolineano: «Settantaquattromila cittadini italiani hanno firmato per chiedere l’introduzione di questa riforma costituzionale, l’unica riforma che può rendere i pubblici ministeri indipendenti dalla politica e rendere i giudici indipendenti dai pubblici ministeri».

«Sarebbe davvero sorprendente, ed anzi di inaudita gravità – scrive l’Ucpi – che attraverso degli emendamenti soppressivi si pretendesse di impedire il confronto ed il dibattito su quella proposta, in spregio alla sua natura di iniziativa popolare e alla partecipazione diretta dei cittadini alla formazione delle leggi. Non è certo nostro intendimento inserirci nelle dinamiche dei rapporti istituzionali né farci portatori di richieste di bandiera che di quei rapporti non tenessero conto, ma chiediamo a voi, rappresentanti delle forze di maggioranza, di assumere la responsabilità diretta di un’indicazione di voto dei Gruppi parlamentari all’interno della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, che non importi l’approvazione degli emendamenti soppressivi ma che consenta un proficuo e fecondo dibattito d’Aula, premessa di opportuni e successivi approfondimenti».

La lettera risulta indirizzata ai leader delle forze politiche di maggioranza: Vito Crimi (Movimento 5 Stelle), Nicola Zingaretti (Partito Democratico), Matteo Renzi (Italia Viva) e Pietro Grasso (Liberi e Uguali) ed è sottoscritta dal presidente dell’Unione Camere Penali Gian Domenico Caiazza e dal segretario Eriberto Rosso.



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