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Genitori picchiano figli: è legale

22 Giugno 2020
Genitori picchiano figli: è legale

Violenza per educare i figli: reato di maltrattamenti in famiglia. 

Educare sì, anche con la mano ferma. Ma non eccedendo in atti violenti. Lo afferma la giurisprudenza secondo cui, quando la violenza diventa abituale, dal più blando reato di abuso dei mezzi di correzione si passa a quello di maltrattamenti in famiglia. 

Senonché, è nell’abitudine di ogni genitore dare, di tanto in tanto, una sberla al bambino, specie quello piccolo, per insegnargli l’educazione, le buone maniere e, soprattutto, le regole di vita. Padre e madre, del resto, hanno il dovere di insegnare ai figli come ci si comporta a casa e in società, sia da un punto di vista morale che giuridico. Tant’è che, in caso di danni posti a carico di terzi, i genitori ne rispondono a titolo di risarcimento. Normale allora che, in tutto questo, uno schiaffo possa scattare. Di qui un quesito comune: è legale se i genitori picchiano i figli? 

La questione va valutata caso per caso, sulla base dell’età del figlio, dell’entità delle lesioni eventualmente procurate (il dolore è una cosa, la ferita tutt’altra), la gravità del comportamento che si intende correggere, le conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza può comportare e, soprattutto, la reiterazione della punizione.

Vediamo cosa dice, in proposito la giurisprudenza.

Genitori picchiano i figli: è reato?

Come anticipato, è possibile parlare di reato in presenza di violenze fisiche o anche solo psicologiche. Il reato viene posto sia ai danni dei figli minorenni che maggiorenni. 

Due sono i reati che possono venire in gioco nel momento in cui i genitori picchiano i figli:

  • abuso dei mezzi di correzione;
  • maltrattamenti in famiglia.

Li vedremo qui di seguito più nel dettaglio.

Abuso dei mezzi di correzione

Il primo reato, quello meno grave, è l’abuso dei mezzi di correzione, previsto dall’articolo 571 del Codice penale. Tale norma stabilisce quanto segue: «Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi».

L’abuso dei mezzi di correzione presuppone l’uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi che in via ordinaria sono consentiti ai genitori: ad esempio, si tratta di punizioni come il divieto temporaneo di giocare e «l’obbligo di condotte riparatorie» particolarmente forti o forme di rimprovero in pubblico che possano degradare in umiliazione. Tale reato scatta quando i genitori utilizzino dei mezzi, vuoi di natura fisica, psicologica o morale, che abbiano come effetto l’umiliazione del figli, posto che l’intento educativo va esercitato in coerenza con una evoluzione non traumatica della personalità del soggetto.

Maltrattamenti in famiglia

Il secondo reato è, invece, quello di maltrattamenti in famiglia previsto dall’articolo 572 del Codice penale. La differenza rispetto al reato di abuso dei mezzi di correzione è la reiterazione della violenza, che può essere sia materiale che morale. Quindi, qui il comportamento illecito si deve ripetere nel tempo per potersi avere la punizione più grave. 

La norma in commento stabilisce quanto segue: «Chiunque (…) maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni».

Genitori picchiano i figli: è reato?

Sia il reato di maltrattamenti che di abuso dei mezzi di correzione presuppongono dei danni causati al figlio, non necessariamente permanenti. Danni che possono essere sia all’integrità fisica che morale. È da escludere il reato nel caso di un comportamento che non possa generare alcun tipo di conseguenza, neanche di carattere psicologico. Il pizzicotto o lo schiaffo che genera solo dolore, senza umiliazione, non costituisce reato e rientra nel normale – seppur sempre meno utilizzato – diritto-dovere di correggere i figli.

In ogni caso, non è mai consentito l’uso della forza per fini pedagogici. Secondo la giurisprudenza, non è l’intensità dell’aggressione a distinguere i maltrattamenti in famiglia dall’abuso dei mezzi correttivi. Quest’ultimo reato, infatti, sussiste anche in caso di lesioni morali oltre che materiali. La distinzione è quindi nella ripetizione del comportamento perpetrato nel tempo.

Come spiegato dalla Cassazione «L’elemento differenziale tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti non può individuarsi nel grado di intensità delle condotte violente tenute dall’agente, in quanto l’uso della violenza per fini correttivi o educativi non è mai consentito. (In motivazione, la Corte ha precisato che il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l’uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi, in via ordinaria consentiti, quali l’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, l’obbligo di condotte riparatorie o forme di rimprovero non riservate)» [1].

Ed ancora: «Non può ritenersi lecito l’uso sistematico da parte del genitore di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del figlio minore, anche se sorretto da animus corrigendi, integrando in tal caso il più grave reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di abuso dei mezzi di correzione. Né tali comportamenti maltrattanti possono ritenersi compatibili e giustificabili con un intento correttivo ed educativo proprio della concezione culturale di cui l’agente è portatore» [2].

«Integra il reato di maltrattamenti in famiglia e non quello meno grave di abuso di mezzi di correzione la condotta di un padre che sistematicamente mette in atto condotte prevaricatorie nei confronti dei figli imponendo loro un regime di vita mortificante e violento [3]».

«In tema di rapporti tra maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione, nel caso di uso sistematico di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del minore affidato, anche se sorretto da animus corrigendi, deve escludersi la configurabilità del meno grave delitto previsto dall’art. 571 c.p. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che integri il delitto di maltrattamenti la condotta di sistematico ricorso ad atti violenti tenuta dal ricorrente nei confronti dei figli minori della propria convivente, a nulla rilevando il preteso intento educativo)» [4].


note

[1] Cass. penale , sez. VI , 21/01/2020 , n. 11777.

[2] Cass. penale sez. VI, 02/07/2019, n. 36832.

[3] Cass. penale sez. VI, 26/06/2019, n.37635.

[4] Cass. penale sez. III, 06/11/2018, n.17810.


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