Incidente con cane randagio: chi risarcisce

22 Giugno 2020 | Autore:
Incidente con cane randagio: chi risarcisce

La ripartizione delle responsabilità tra Comune, Asl e Anas è in base alle caratteristiche dei tratti di strada vigilati.

Un cane randagio attraversa improvvisamente la strada e la tua macchina lo colpisce: se pensi che sia sempre il Comune a dover rispondere dei danni ti sbagli, non è sempre così. Infatti l’ente locale territoriale non è responsabile per il risarcimento se il tratto stradale in cui è avvenuto l’incidente è di competenza dell’Anas.

Lo ha affermato la Cassazione con una sentenza depositata oggi [1] in cui ha respinto definitivamente il ricorso che il danneggiato aveva instaurato contro il Comune, dopo che la sua domanda risarcitoria era stata già respinta nei due precedenti gradi del giudizio di merito.

Il Collegio ha stabilito che in questi casi la fonte della responsabilità risarcitoria per i danni cagionati da cose in custodia [2]«non è configurabile in un tratto stradale curato dall’Anas» ed ha richiamato un precedente della stessa Corte di Cassazione al riguardo [3].

Nel caso concreto che si era verificato, il motociclista aveva subìto l’attraversamento della carreggiata da parte di un cane che era sbucato da una radura; per evitarlo aveva frenato bruscamente, perdendo così il controllo del veicolo e riportando gravi lesioni personali che avevano provocato anche uno stato di coma durato diversi giorni.

La Cassazione ha distinto questa vicenda – che si era verificata su una strada statale – dai casi di sinistri stradali causati dalla presenza di un animale selvatico in autostrada o su strade a scorrimento veloce, per il «carattere circoscritto e delimitato della sede autostradale e della conseguente possibilità di tenerla al riparo dall’ingresso di agenti esterni dalle aree circostanti»: in sostanza, le autostrade e i tratti consimili sono solitamente recintati proprio per impedire l’ingresso di animali vaganti.

In quei casi, afferma il Collegio, c’è un «potere di governo sulla cosa» esercitato dall’ente gestore dell’autostrada – che di norma è l’Anas – e dunque è possibile invocare la norma speciale sulla responsabilità da cose in custodia, ma lo stesso principio non vale per i tratti non autostradali, dove l’ente proprietario o gestore – solitamente il Comune – non può garantire che la strada non sia attraversata da animali selvatici e dunque non può essergli automaticamente ascritto l’evento dannoso.  e nel caso deciso mancava proprio la prova del danno e del nesso causale con la condotta del cane.

Il ricorrente aveva anche eccepito la mancanza, nel tratto di strada interessato, di qualsiasi tipo di segnalazione della presenza di randagismo, ma la Cassazione ha ritenuto corretto l’orientamento della sentenza della Corte territoriale impugnata, che aveva escluso un obbligo degli enti a provvedere in tal senso, indipendentemente dalle segnalazioni della presenza di cani randagi che erano pervenute nella zona interessata dal sinistro e, soprattutto, aveva escluso, in base alle prove fornite, che l’animale coinvolto nel sinistro fosse stato proprio un cane randagio.

Al di là della vicenda specifica, è possibile ottenere in molti casi il risarcimento dei danni per incidenti causati da cani randagi citando in giudizio l’ente che di volta in volta è tenuto a garantire l’incolumità delle persone rispetto alla presenza incontrollata di animali, che potrà essere il Comune o anche la Asl, nel caso in cui le leggi regionali abbiano affidato proprio all’azienda sanitaria locale i compiti di prevenzione del fenomeno del randagismo, oppure, come abbiamo visto, l’Anas specialmente sui tratti autostradali affidati alla sua custodia e manutenzione. Ma il percorso per ottenere il risarcimento è spesso difficile per l’orientamento restrittivo che i giudici di legittimità assumono: in proposito leggi anche l’articolo “incidente per cane randagio: più difficile il risarcimento“.


note

[1] Cass. sent. n. 12112 del 22 giugno 2020.

[2] Art. 2051 Cod. civ.


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