Diritto e Fisco | Articoli

Morte del condomino: a chi chiedere le spese condominiali

23 Giugno 2020
Morte del condomino: a chi chiedere le spese condominiali

Spetta all’amministratore individuare gli eredi e presentare a loro il conto per gli arretrati insoluti e le successive spese maturate dopo il decesso.

Quando muore uno dei condomini, l’amministratore del palazzo ha un importante compito: aggiornare l’anagrafe condominiale. Come noto, si tratta di un registro in cui sono indicati gli estremi di tutti i proprietari degli appartamenti, necessario per vari scopi (si pensi alle comunicazioni degli avvisi di convocazione per l’assemblea condominiale). 

L’aggiornamento dell’anagrafe condominiale serve anche per individuare correttamente chi sia il soggetto tenuto a pagare le quote condominiali già scadute prima del decesso e quelle a scadere in futuro. È indubbio che tale onere ricada sugli eredi, ma non sempre l’amministratore riesce a individuare subito, e con esattezza, l’identità di questi ultimi. Di qui il problema: in caso di morte del condomino, a chi chiedere le spese condominiali? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

L’aggiornamento dell’anagrafe condominiale in caso di cessione dell’appartamento

L’anagrafe condominiale contiene le generalità dei singoli proprietari, dei titolari di diritti reali (ad esempio, gli usufruttuari) e dei diritti personali di godimento (ad esempio, i conduttori e comodatari). Nell’anagrafe sono indicati, oltre al nome e cognome, anche il codice fiscale e l’indirizzo della residenza o domicilio dei condomini, nonché i dati catastali di ciascuna unità immobiliare.

La tenuta di tale registro spetta all’amministratore che non solo deve custodirlo con cura, ma deve anche provvedere ad aggiornarlo tutte le volte in cui ve ne sia necessità.

Così, ad esempio, non appena un appartamento viene ceduto (venduto o donato), l’amministratore deve prendere atto di ciò. A tal fine, però, spetta al cedente e al cessionario inviare, entro 60 giorni, una scheda all’amministratore con cui si comunica, in forma scritta, la cessione stessa. 

L’amministratore, in caso di inerzia, mancanza o incompletezza delle comunicazioni, ha il dovere di chiedere agli inadempienti con lettera raccomandata le informazioni necessarie. Decorsi 30 giorni, in caso di omessa o incompleta risposta, l’amministratore deve acquisire diversamente le informazioni necessarie, addebitandone il costo ai responsabili.

Di tale registro (come degli altri) ciascun condomino ha diritto di prenderne visione, gratuitamente, ed estrarre copia, a proprie spese.

L’aggiornamento dell’anagrafe condominiale dopo la morte di un condomino

Potrebbe succedere però che, a seguito del decesso di un condomino, gli avvisi di pagamento di spese condominiali inviati dall’amministratore vengano restituiti al mittente. Cosa dovrà fare l’amministratore in questo caso? 

Tutte le volte in cui muore un condomino, l’amministratore deve cercare di individuare gli eredi. Vediamo come fare.

Ricerca eredi per chiedere le spese condominiali

Al fine della richiesta di pagamento delle spese condominiali, l’amministratore deve individuare gli eredi. A tal fine, la prima cosa che si consiglia di fare è iniziare le indagini rivolgendosi al coniuge o ai figli, se ve ne sono, e, in ogni caso, ai parenti prossimi. 

Valutate le circostanze concrete, l’amministratore potrà verificare se il defunto abbia fatto testamento. Se si pensa che possa esistere un testamento pubblico, occorre recarsi presso uno degli uffici del Registro Generale dei Testamenti (tenuto dall’Archivio Notarile), esibendo un certificato di morte: si avrà conoscenza dell’esistenza di un testamento pubblico stipulato da qualsiasi notaio italiano.

Occorre, poi, verificare se qualcuno dei chiamati all’eredità (di solito, si tratta dei parenti più prossimi) abbia accettato l’eredità. 

Ricordiamo che il termine per accettare l’eredità è molto lungo (dieci anni). Se il condominio ha, nelle more, l’urgenza di incassare gli oneri condominiali che nel frattempo sono scaduti o stanno scadendo, può presentare un ricorso in tribunale per ottenere un’abbreviazione del termine.

Il termine per accettare l’eredità si riduce per chi è in possesso dei beni del defunto (si pensi al convivente). Questi, infatti, ha solo tre mesi per decidere se rinunciare o accettare. 

L’accettazione dell’eredità può essere anche tacita, mediante il compimento di un qualsiasi atto che presupponga la volontà del chiamato di accettare l’eredità. 

La presentazione della dichiarazione di successione, invece, non è considerata come accettazione tacita: si tratta infatti di un mero adempimento fiscale che va presentato entro 1 anno dal decesso presso l’Agenzia delle Entrate anche da un solo erede (avrà, in tal caso, valore per tutti gli altri).

Se al termine delle indagini risulta che nessuno dei chiamati ha accettato l’eredità, l’amministratore può proporre istanza al tribunale per la nomina di un curatore dell’eredità giacente. A questo soggetto si indirizzeranno le richieste di pagamento, le convocazioni dell’assemblea e ogni altro atto relativo alla gestione condominiale.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube