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Modulo dimissioni per giusta causa

29 Agosto 2020
Modulo dimissioni per giusta causa

In molti casi, la decisione del lavoratore di dimettersi è determinata da un grave inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

Sono diversi mesi che non prendi lo stipendio? Sei stanco di subire vessazioni di ogni tipo sul posto di lavoro? Sei stato trasferito senza nessun reale motivo? In molti casi, la decisione del lavoratore di interrompere il rapporto di lavoro non è determinata dalla sua volontà ma è, in un certo senso, imposta dal comportamento scorretto del datore di lavoro. In questi casi, il lavoratore ha la possibilità di dimettersi per giusta causa.

Come vedremo, ci sono diversi vantaggi nel dimettersi per giusta causa ma occorre anche tenere in considerazione i rischi a cui questa decisione espone il dipendente. In questo articolo proporremo, inoltre, un modulo dimissioni per giusta causa. Infatti, molto spesso, il lavoratore non sa come comunicare le proprie dimissioni per giusta causa al datore di lavoro. A ciò si aggiunga che occorre sempre ricordarsi di seguire la procedura telematica di dimissioni.

Cosa sono le dimissioni?

Nel nostro ordinamento, sono vietati i cosiddetti rapporti perpetui. Ciò significa che in ogni contratto, quando le parti non hanno previsto un termine di scadenza del contratto stesso, è sempre riconosciuta la facoltà alle parti di recedere dal rapporto non essendo possibile vincolare le parti in maniera permanente. Questa regola, seppur con alcuni aggiustamenti e correttivi determinati dalla specificità del rapporto, vale anche nei rapporti di lavoro.

Ne consegue che, nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, le parti possono recedere dal rapporto di lavoro osservando il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo di lavoro applicato a quel rapporto di lavoro.

Inoltre, il datore di lavoro può recedere solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo di licenziamento.

Le dimissioni del lavoratore, dunque, sono l’atto unilaterale recettizio con cui il dipendente comunica al datore di lavoro la propria volontà di interrompere il rapporto di lavoro senza che sia necessario addurre alcuna motivazione.

Dimissioni del lavoratore: gli obblighi da rispettare

Come abbiamo detto, a differenza del recesso datoriale, meglio noto come licenziamento, le dimissioni volontarie del lavoratore non devono essere accompagnate da un giustificato motivo essendo un atto volontario rimesso alla mera discrezionalità del lavoratore.

L’unico obbligo che il lavoratore deve rispettare è il preavviso contrattuale [1]. La durata del periodo di preavviso di dimissioni dipende dalle previsioni del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al contratto di lavoro.

La gran parte dei CCNL prevede una diversa durata del periodo di preavviso a seconda della qualifica e del livello di inquadramento del lavoratore nonché dell’anzianità di servizio. Ne consegue che, prima di rassegnare le dimissioni, il lavoratore deve verificare qual è il periodo di preavviso che si applica nel suo caso specifico.

Facciamo un esempio concreto.

Se il periodo di preavviso contrattuale è di 3 mesi, il lavoratore che rassegna le proprie dimissioni il primo luglio cesserà definitivamente il servizio il primo ottobre, ossia, decorsi i tre mesi di preavviso contrattuale.

Nel caso in cui il lavoratore non rispetti il periodo di preavviso contrattuale, il datore di lavoro potrà applicare sull’ultima busta paga del dipendente una decurtazione pari alla cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso che equivale alla retribuzione del lavoratore nel periodo di preavviso non dato. Se, nell’esempio che abbiamo fatto, il lavoratore comunica al datore di lavoro le proprie dimissioni il primo luglio con efficacia a partire dal primo settembre, e dunque dando al datore di lavoro un preavviso inferiore di un mese rispetto a quello previsto dal contratto, il datore di lavoro potrà trattenere dalle sue spettanze finali un importo pari ad una mensilità di retribuzione.

Oltre al rispetto del preavviso contrattuale, il lavoratore dimissionario deve seguire la procedura telematica di dimissioni prevista dalla legge [2]. Infatti, proprio a tutela della genuinità delle dimissioni e per combattere la pratica delle dimissioni in bianco, è stato previsto che le dimissioni rese in assenza della procedura telematica siano inefficaci.

Come vedremo, anche in caso di dimissioni per giusta causa, occorre seguire tale procedura telematica di comunicazione delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Dimissioni per giusta causa: cosa sono?

In alcuni casi, la decisione del lavoratore di dimettersi non è determinata dalla sua volontà ma è, in un certo senso, imposta da un comportamento inaccettabile del datore di lavoro che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto di lavoro [3]. In questo caso, parliamo di dimissioni per giusta causa.

Il principale effetto delle dimissioni per giusta causa è quello di consentire al lavoratore di dimettersi dal rapporto di lavoro in tronco, ossia, senza il rispetto del periodo di preavviso contrattuale.

Sarà, al contrario, il datore di lavoro a dover versare al lavoratore, in caso di dimissioni per giusta causa, l’indennità sostitutiva del preavviso in quanto, quando ricorre una giusta causa di dimissioni, si considera come se fosse stato il lavoratore ad essere stato cacciato dal datore di lavoro.

Tuttavia, nella gran parte dei casi, il datore di lavoro non versa al lavoratore spontaneamente l’indennità sostitutiva del preavviso in quanto, generalmente, non riconosce la sussistenza della giusta causa di dimissioni. In questo caso, il lavoratore rischia di vedersi applicata in busta paga la trattenuta dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Se il datore di lavoro nega la presenza della giusta causa e considera, dunque, le dimissioni come volontarie, tratterrà l’indennità sostitutiva del preavviso essendosi il lavoratore dimesso in tronco. Dalla sua prospettiva, infatti, il lavoratore si è dimesso spontaneamente e doveva, dunque, rispettare i termini di preavviso contrattuali. In questi casi, è inevitabile l’insorgere di un contenzioso tra lavoratore e datore di lavoro che verte sulla qualificazione delle dimissioni: per il lavoratore sono dimissioni per giusta causa mentre per il datore di lavoro si tratta di dimissioni volontarie.

Di solito, il lavoratore richiede dapprima in via stragiudiziale, attraverso una lettera di un sindacato o di un avvocato, il pagamento di quanto gli spetterebbe in caso di dimissioni per giusta causa.

Se il datore di lavoro, tuttavia, continua a negare che si tratta di giusta causa di dimissioni, solo un’azione giudiziale potrà consentire al lavoratore di accertare la sussistenza della giusta causa e ricevere i relativi pagamenti.

Un ulteriore vantaggio delle dimissioni per giusta causa è la possibilità del lavoratore di prendere l’indennità di disoccupazione Naspi che, in generale, non spetta in caso di dimissioni.

Dimissioni per giusta causa: quando sono legittime?

Il concetto di giusta causa è un concetto astratto ed è stata, dunque, la giurisprudenza, nel risolvere i casi concreti sottoposti alla sua attenzione, a chiarire quali possono essere quei comportamenti del datore di lavoro che costituiscono una giusta causa di dimissioni da parte del lavoratore.

Ne consegue che, dall’esame delle sentenze dei giudici e dalla sistematizzazione che ne ha dato l’Inps [4], le seguenti fattispecie devono essere considerate giusta causa di dimissioni:

  • mancato pagamento della retribuzione;
  • aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • aver subito modifiche peggiorative delle mansioni lavorative;
  • mobbing, vale a dire crollo dell’equilibrio psicofisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi, protrattisi per un notevole lasso temporale e con lo scopo specifico di isolare il lavoratore e condurlo ad andarsene;
  • notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone fisiche o giuridiche dell’azienda;
  • spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra senza che sussistano le comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive previste dalla legge [5];
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

Ovviamente, essendo la giusta causa di dimissioni una nozione legale e generale, non esiste una lista chiusa di ipotesi di dimissioni per giusta causa. Ogni comportamento datoriale che rappresenti una violazione grave dei propri doveri che rende non più proseguibile il rapporto di lavoro per il lavoratore può essere, teoricamente, considerato una giusta causa di dimissioni.

Modulo dimissioni per giusta causa

Innanzitutto, occorre chiarire che le dimissioni per giusta causa non esonerano il lavoratore dalla procedura telematica di comunicazione delle dimissioni prevista dalla legge. Ne consegue che il lavoratore potrà contestualmente seguire la procedura telematica di dimissioni, indicando nell’apposita sezione che si tratta di dimissioni per giusta causa e, contestualmente, inviare una lettera al datore di lavoro nella quale illustra le ragioni per cui, a suo avviso, sussiste una giusta causa di dimissioni.

Nel box sottostante, troverai un modulo dimissioni per giusta causa da adattare alle specifiche circostanze del caso concreto.


Spettabile società,

con la presente io sottoscritto Tizio, nato a ___,  residente a_, in via __, codice fiscale ________, assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato presso la vostra sede produttiva di ___ a far data dal ________ con inquadramento al livello _______ del contratto collettivo nazionale di lavoro ________ comunico con effetto immediato le dimissioni per giusta causa ex articolo 2119 codice civile dal rapporto di lavoro in essere.

La giusta causa di dimissioni è rappresentata dai seguenti fatti ___________.

Comunico di aver in data odierna comunicato telematicamente le dimissioni seguendo la procedura on-line prevista dalla legge.

Chiedo, stante la giusta causa di dimissioni, il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso unitamente alle spettanze di fine rapporto.

Distinti saluti

note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] D. Lgs. n.185 del 24.09.2016.

[3] Art.2119 cod. civ.

[4] Inps, Circolare n. 163/2003.

[5] Art. 2103 cod. civ.


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