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Sintomi appendicite

29 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi appendicite

Segnali, cause, complicazioni, diagnosi, intervento chirurgico e prevenzione dell’infiammazione dell’appendice. Le ultime pronunce giurisprudenziali.

Da un po’ di tempo, avverti un dolore sull’addome. Inizialmente, hai dato poco peso a questo fastidio, pensando che nel giro di pochi giorni si sarebbe risolto. Purtroppo, così non è stato. Con il passare del tempo, l’intensità del dolore è aumentata sempre di più, spostandosi sul lato destro dell’addome. Un dolore fisso e lancinante che percepisci ancora di più dopo un semplice colpo di tosse, uno starnuto oppure quando provi a camminare. Inoltre, si sono manifestati altri campanelli d’allarme come diarrea (o stipsi), nausea, vomito e febbre sopra i 38°. Turbato dalle tue condizioni di salute, decidi di rivolgerti al tuo medico di fiducia. «Cosa sarà mai?», gli domandi. Con molta probabilità, il sanitario ti risponderà che questi sono i tipici sintomi dell’appendicite.

Ma cos’è l’appendicite? Si tratta di un’infiammazione improvvisa e acuta dell’appendice (o appendice vermiforme), che ha origine dalla parte iniziale del tratto di intestino (il colon). Lunga dai 5 ai 10 centimetri, l’appendice è ricca di tessuto linfatico.

Il più delle volte, l’infiammazione dell’appendice è conseguenza dell’ostruzione della sua cavità interna (il lume) che causa il ristagno del muco e dei batteri normalmente presenti, nonché la formazione di pus. Se non si interviene tempestivamente, l’appendice può perforarsi e diffondere pus e feci nell’addome. A questo punto, le possibili complicazioni potrebbero essere un ascesso o una peritonite.

Quali sono i soggetti maggiormente colpiti dall’appendicite? Questa emergenza medica può comparire negli uomini e nelle donne di qualsiasi età, ma si manifesta soprattutto tra i 6 e i 30 anni d’età. Soltanto nei casi più rari, potrebbe insorgere nei bambini con un’età inferiore ai 4 anni.

In cosa consiste la cura dell’appendicite? La terapia più frequente, nonché l’unica opzione risolutiva, è l’intervento chirurgico che comporta la rimozione dell’appendice (la cosiddetta .

Se desideri saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. Dopo averti fornito maggiori dettagli sui sintomi, sulle cause, sulla diagnosi, sulla cura e sulla prevenzione dell’appendicite, ti parlerò delle ultime pronunce della Corte di Cassazione e della Corte dei Conti.

I sintomi dell’appendicite

I sintomi dell’appendicite possono variare in base alla posizione e alla grandezza dell’appendice. In alcuni casi, se il quadro clinico non è molto chiaro, l’appendicite potrebbe essere confusa con una gastrite, una cistite, una malattia infiammatoria intestinale (morbo di Crohn), una gravidanza extrauterina, un blocco intestinale, la stitichezza, le malattie delle ovaie e delle tube.

Per riconoscere l’infiammazione dell’appendice, a seguire ti indicherò quali sono i sintomi più frequenti dell’appendicite:

  • dolori o crampi addominali: inizialmente, sono lievi, ma nel giro di 24 ore diventano sempre più intensi. Il dolore aumenta anche in caso di tosse o starnuti, movimento, respirazione profonda, palpazione;
  • dolore localizzato: all’inizio, puoi avvertire dolore intorno all’ombelico o a livello dello stomaco, dopodiché il fastidio si sposta nella parte destra dell’addome (sede dell’appendice);
  • dolore alla gamba destra;
  • malessere generale;
  • nausea e vomito;
  • gonfiore addominale;
  • perdita di appetito;
  • stitichezza o diarrea;
  • impossibilità di espellere i gas intestinali;
  • dolore nella zona in basso a destra dell’addome;
  • dolore in tutto l’addome a seguito della rottura dell’appendice (peritonite);
  • elevato numero di globuli bianchi a seguito di un’analisi del sangue;
  • febbre lieve (fino ai 38°) nelle forme iniziali e senza peritonite (in tal caso la febbre supera i 38°).

In presenza di questi sintomi, è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico curante per comprenderne le cause e prevenire, in caso di diagnosi di appendicite, eventuali complicazioni (come, ad esempio, la peritonite).

Le cause dell’appendicite

In genere, la causa più frequente dell’appendicite è l’intrappolamento, all’interno dell’appendice, di:

  • muco denso;
  • feci piccole;
  • residui di cibo;
  • parassiti intestinali;
  • batteri;
  • corpi estranei.

Con il passare del tempo, l’ostruzione dell’appendice provoca il moltiplicarsi dei batteri, il rigonfiamento e l’arrossamento delle pareti, la formazione di pus, la diminuzione del flusso di sangue ai tessuti. Da qui, subentra il rischio di rottura o di perforazione dell’appendice che comporta il passaggio di feci e pus all’interno dell’addome, causando così la peritonite. Talvolta, il pus è localizzato vicino l’appendice e la conseguenza che ne deriva è il cosiddetto ascesso appendicolare.

Appendicite: le possibili complicazioni

Come ti ho spiegato nel paragrafo precedente, se l’appendicite non viene curata in tempo, le possibili complicazioni sono:

  • la peritonite: a seguito dell’ostruzione della sua cavità, l’appendice infiammata si rompe (scoppia) e il contenuto infetto si diffonde nel sacco peritoneale. L’addome si gonfia e il dolore lamentato dal paziente diventa intollerabile. La febbre supera i 38-39 gradi, il battito cardiaco e la respirazione sono accelerati. Il paziente è in pericolo di vita. Pertanto, occorre intervenire chirurgicamente nell’arco di poche ore per rimuovere l’appendice (si pratica la cosiddetta appendicectomia);
  • l’ascesso: è una raccolta di pus che può formarsi attorno a un’appendice perforata. L’ascesso può essere trattato attraverso l’uso di antibiotici. Tuttavia, in alcuni casi, si ricorre al drenaggio chirurgico, eseguito in anestesia locale, per eliminare i liquidi infetti.

Appendicite: come avviene la diagnosi?

In presenza dei campanelli d’allarme di cui ti ho parlato nei paragrafi precedenti, devi rivolgerti immediatamente al tuo medico di fiducia, in modo da poter intervenire prontamente ed evitare gravi conseguenze come l’ascesso o la peritonite.

Per accertare la presenza dei sintomi dell’appendicite, il medico ti sottoporrà ad una visita accurata. In pratica, il medico provvederà ad esaminare l’addome. Dovrà verificare se nel premere sulla parte in basso a destra dell’addome (in corrispondenza dell’appendice), il dolore peggiora. Dopodiché, ti farà domande specifiche sulla comparsa e sulla tipologia dei disturbi. Se lo riterrà opportuno, potrà prescriverti l’emocromo (analisi del sangue) e alcune indagini strumentali come l’ecografia o la Tac.

Perché è utile l’emocromo? Perché consente di verificare il numero dei globuli bianchi presenti. Numero che, in caso di appendicite, è decisamente superiore rispetto ai valori normali. Con l’ecografia e la Tac viene, invece, confermata la presenza dell’infiammazione dell’appendice.

Inoltre, il medico potrebbe anche prescriverti l’esame delle urine per escludere un’infezione delle vie urinarie. Talvolta, per le donne in età fertile, può essere richiesto anche un test di gravidanza per accertare che non si tratti di una gravidanza extra-uterina o di una minaccia di aborto.

Come curare l’appendicite?

Nello scegliere la terapia più adatta, bisogna prendere in considerazione alcuni fattori come l’età del paziente e il suo stato di salute generale, la presenza di eventuali malattie pregresse, il possibile pericolo di rottura dell’appendice.

Il più delle volte, per evitare il rischio di peritonite, la scelta dei medici va nella direzione della rimozione chirurgica dell’appendice, in quanto rappresenta l’unica terapia di tipo risolutivo. Inoltre, la mancanza dell’appendice non provoca alcun problema all’organismo.

Se hai riscontrato i sintomi tipici dell’appendicite, non cercare di ridurre i dolori assumendo farmaci antidolorifici o calmanti, in quanto potrebbero mascherare i segnali dell’infiammazione e rendere più complicata l’analisi delle possibili cause.

Inoltre, in presenza dei campanelli d’allarme di cui ti ho parlato, non bere e non mangiare, così se il medico dovesse confermare la diagnosi di appendicite, sarai pronto per sottoporti ad un eventuale intervento chirurgico che può essere effettuato ricorrendo:

  • alla chirurgia mininvasiva (laparoscopia): vengono effettuate tre o quattro piccole incisioni sulla parte destra dell’addome per rimuovere l’appendice. In genere, con questo intervento, i tempi di recupero sono davvero rapidi;
  • alla chirurgia aperta con metodo tradizionale (laparotomia): viene effettuato un unico taglio nella parte inferiore destra dell’addome. In tal caso, la permanenza in ospedale prevede tempi più lunghi. Talvolta, per favorire la fuoriuscita di pus, o di altri liquidi, nella cavità addominale si applica un piccolo drenaggio.

Nel periodo successivo all’operazione chirurgica, gli esperti consigliano di aspettare tra le tre e le quattro settimane prima di riprendere gradualmente la pratica dell’attività fisica.

Per quanto riguarda l’alimentazione, bisognerà:

  • prediligere pasti liquidi come brodo, tisane, succhi di frutta o di verdura;
  • evitare legumi o formaggi stagionati.

È possibile prevenire l’appendicite?

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) sottolinea che per prevenire l’insorgenza di alcune patologie, tra cui l’appendicite, è consigliabile:

  • seguire una dieta varia ed equilibrata;
  • prediligere un’alimentazione con un giusto contenuto di fibre;
  • condurre uno stile di vita sano;
  • mantenere un corretto peso corporeo;
  • praticare con frequenza e regolarità l’attività fisica;
  • fare attenzione ad una buona, lenta ed accurata masticazione dei cibi, al fine di semplificare la digestione, contribuire al mantenimento di un buon funzionamento dell’intestino ed evitare la comparsa di alcuni problemi (come la stitichezza) che potrebbero favorire la formazione di piccole feci dure (coproliti), spesso responsabili dell’ostruzione dell’appendice.

Appendicite: giurisprudenza

Dopo averti parlato dei sintomi, delle cause, della cura, delle complicazioni e della prevenzione dell’appendicite, ora ti spiegherò alcune interessanti pronunce della Corte di Cassazione e della Corte dei Conti sull’argomento.

Responsabilità civile: il nesso causale tra condotta omissiva e fatto dannoso

La Suprema Corte [1] ha precisato che la verifica del nesso causale tra la condotta omissiva e il fatto dannoso consiste nell’accertamento della probabilità positiva o negativa del conseguimento del risultato idoneo ad evitare il rischio specifico di danno, riconosciuta alla condotta omessa. Questa verifica deve essere effettuata attraverso un giudizio controfattuale, sostituendo al posto dell’omissione il comportamento dovuto.

Ma in cosa si sostanzia questo giudizio? Il criterio a cui fare riferimento è quello del “più probabile che non”. Ciò significa che ci si deve conformare ad uno standard di certezza probabilistica, che, in materia civile, precisa la Cassazione «non può essere ancorato alla determinazione quantitativa-statistica delle frequenze di classi di eventi (cd. probabilità quantitativa o pascaliana), la quale potrebbe anche mancare o essere inconferente, ma va verificato riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma (e, nel contempo, di esclusione di altri possibili alternativi) disponibili nel caso concreto (cd. probabilità logica o baconiana)».

Il caso sottoposto all’attenzione degli Ermellini riguardava l’omessa diagnosi di appendicite acuta, a cui era seguita la risoluzione della patologia mediante intervento chirurgico, all’esito del quale era insorto uno stato di coma con pericolo di vita. Sul caso in esame, la Suprema Corte ha affermato che, sostituendo all’omessa diagnosi la corretta rilevazione della patologia, sarebbe rimasto immutato il successivo stato di coma, in quanto «aveva costituito un evento del tutto anomalo ed eccezionale, la cui genesi eziologica era stata assorbita nella efficienza deterministica esclusiva della condotta gravemente imperita dell’anestesista nel corso dell’intervento».

La terapia chirurgica di appendicite

La Corte dei Conti [2] ha stabilito che bisogna ammettere una diretta correlazione tra un’infermità epatica ed i fattori tossici connessi con la terapia chirurgica di appendicite che si è manifestata durante il servizio, tanto più se non si è trattato di epatite virale e le analisi di laboratorio relative alla funzionalità epatica hanno fatto propendere per una epatopatia tossica.

Appendicite: esclusione della dipendenza da causa di servizio

La Corte dei Conti [3] ha precisato che bisogna escludere la dipendenza da causa di servizio in ordine alla infermità gastrite, colite spastica e appendicite, dal momento che l’insorgenza e l’evoluzione di queste condizioni, legate a fattori endogeno costituzionali o a patogenesi neuroendocrina, sono scarsamente influenzate da eventi esterni (appunto da fatti di servizio).


note

[1] Cass. civ. sez. III n.23197 del 27.09.2018.

[2] Corte Conti sez. IV n.66592 del 06.02.1985.

[3] Corte Conti sez. IV n.61023 del 07.02.1982.


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