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Taglio dell’Iva? Meglio il calo dell’Irpef

23 Giugno 2020
Taglio dell’Iva? Meglio il calo dell’Irpef

La rimodulazione dell’imposta sui redditi avrebbe più effetti sulla ripresa dei consumi e «metterebbe soldi nelle tasche delle persone»; ma bisognerà aspettare.

La proposta di taglio dell’Iva annunciata domenica scorsa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine degli Stati generali sorprende molti, irrita alcuni e divide la maggioranza: soprattutto nel Pd c’è chi prende le distanze, definendo «inopportuno» l’intervento, perché troppo costoso da realizzare.

L’ipotesi, formalmente, non viene abbandonata, ma si cerca di svilupparla per altra via: come fa oggi il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che dalle colonne del Corriere della Sera propone di intervenire nella medesima direzione – quella di abbassare le tasse – ma con un calo dell’Irpef.

Nell’intervista, subito riportata dall’agenzia stampa Adnkronos, Baretta spiega che un intervento sull’Iva «potrebbe avere senso», specialmente se fosse «mirato su alcuni settori, a partire da quello del turismo, che ha sofferto molto» ma potrebbe funzionare davvero solo se fosse «accompagnato da una riforma fiscale complessiva».

E qui arriva al nocciolo dell’idea: «Rimodulare l’Irpef potrebbe avere un effetto molto più marcato sui consumi perché metterebbe soldi nelle tasche delle persone che potrebbero decidere liberamente dove orientare i loro consumi, a prescindere dalle oscillazioni dell’Iva».

Il sottosegretario all’Economia ritiene «che possa dare risultati più efficaci una politica di rilancio degli investimenti pubblici, in grado di trascinare anche quelli privati insieme a una riforma fiscale complessiva, che quindi riguardi anche, anzi soprattutto, l’Irpef».

La riduzione dell’Iva, da sola, potrebbe non bastare a spingere i consumi e a far ripartire l’economia. Baretta su questo punto ammette: «Il rischio c’è. In una situazione di incertezza come quella che stiamo ancora vivendo, più che sui consumi il risparmio privato tende a prendere la strada della valorizzazione del patrimonio. Per questo credo che funzionerà bene l’ecobonus al 110% per le ristrutturazioni edilizie».

Mentre sui tempi di un possibile taglio dell’imposta sui consumi dice: «La strada migliore è aspettare la legge di Bilancio da approvare a fine anno dove, lo ripeto, pensare a una riforma complessiva che parta dall’Irpef e, in caso, venga accompagnata da un intervento selettivo dell’Iva».

A conti fatti, ridurre l’Iva di un punto percentuale (dal 22% al 21% l’aliquota ordinaria e dal 10% al 9% quella ridotta) costerebbe 4,5 miliardi di euro e comporterebbe un risparmio medio per le famiglie italiane di 250 euro all’anno, che arriverebbero a 400 euro per i nuclei più numerosi (leggi “Riduzione Iva: quanto risparmieranno le famiglie“).

Sul tema, interviene anche il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, che nei giorni scorsi era stata la prima a lanciare la proposta di abbassare l’Iva ma ora vede questo taglio in una prospettiva più ampia: «La riduzione delle tasse deve essere completa, lo sforzo del 2020 deve essere coniugato con coerenza con una completa riforma fiscale che riduca le tasse. Ci deve essere un ventaglio che vada dall’Irap, all’Ires e all’Irpef, anche per sostenere le imprese», dice a Radio Anch’io su Radio 1 Rai.



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