Coronavirus: la seconda ondata sarà diversa

23 Giugno 2020
Coronavirus: la seconda ondata sarà diversa

La ripresa dei contagi in autunno è possibile, ma non sarà paragonabile a quella di marzo-aprile. Gli esperti Galli, Locatelli e Crisanti spiegano i motivi. 

I dati sull’andamento dell’epidemia non sono confortanti e si moltiplicano le preoccupazioni sulla ripresa dei contagi. «Non possiamo escludere una nuova ondata dall’autunno, e questo mi pare in contraddizione con la scelta della Lombardia di togliere l’obbligo all’uso della mascherina. Mi auguro che il virus sparisca, come è successo per la Sars, ma faccio fatica a crederlo: il virus è ancora tra noi, ci sono stati nuovi focolai», dice oggi a La Repubblica Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano.

La seconda ondata di Coronavirus in autunno «è una possibilità, ma non sappiamo di quale entità», spiega al Corriere della Sera Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Ma prosegue affermando che sarà del tutto diversa: «Anche se arrivasse non credo avrebbe le dimensioni della prima, anzi sarebbe altamente improbabile vivere un’esperienza paragonabile a quella di febbraio-aprile».

L’esperto illustra i motivi: «La maggiore capacità di intercettare i positivi, l’organizzazione degli ospedali, le norme di comportamento, la disponibilità di mascherine grazie al lavoro del commissario Arcuri. Più di questo contro un virus respiratorio non si può fare».

Per Locatelli, l’unica arma definitiva contro il Covid-19 è il vaccino: «È l’unica strategia che permetterà di venirne fuori, per sempre» – afferma – dichiarandosi però «preoccupato per i risultati di un sondaggio secondo il quale il 41% degli italiani non sarebbe convinto di aderire a programmi vaccinali. Dovremo impegnarci tutti per far comprendere quanto sia utile proteggersi».

Un terzo parere sulla possibilità di una seconda ondata arriva dal microbiologo Andrea Crisanti: «Non possiamo aspettarci che Sars-Cov-2 sparisca come la Sars, nel giro di un’estate, perché ci sono milioni di contagiati in tutti e cinque i continenti», dice al Fatto Quotidiano, precisando che «è soltanto diventato meno probabile infettarsi in Italia in questo preciso momento, per l’effetto positivo del lockdown, delle mascherine e della distanza. E del caldo secco. Ma il nostro autunno sarà come i mattatoi tedeschi adesso, dove il virus anche ora sta facendo danni seri. Ci serva da lezione perché è quello che potrebbe succedere anche da noi in autunno e inverno».

Quanto all’ipotetica mutazione del virus in una forma meno aggressiva, il microbiologo spiega che «il virus è una moltitudine. Sarebbe meglio dire ‘i virus’. Anche se uno ha subito una mutazione nel segno di una minore infettività o virulenza, non vuol dire che sia così ovunque e che quel pezzo che ho individuato sia il ceppo dominante. Non posso usare un singolo virus per trarre delle conclusioni generali».

In tutto questo complesso quadro, il problema maggiore rimane la Lombardia: «È una grande incognita sulla quale rinuncio a esprimermi – dice Crisanti – perché non so quali siano i numeri reali, non so chi stanno testando e secondo quali criteri. Ma sono preoccupato che questi contagi a un certo punto possano far ripartire l’epidemia».



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