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Sintomi Aids 

30 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi Aids 

Cos’è la sindrome da immunodeficienza acquisita? Quali sono le malattie indicative dell’Aids? I segnali, le cause, la terapia, la prevenzione e le ultime pronunce giurisprudenziali.

Un tuo amico ha fatto il test dell’Hiv ed è risultato sieropositivo. Essendo asintomatico, non poteva immaginare l’esistenza dell’infezione, della cui presenza si è reso conto soltanto dopo la manifestazione di una patologia. Ora, per avere maggiori informazioni sull’Hiv e sull’Aids, hai deciso di fare alcuni approfondimenti su internet, così il motore di ricerca ti ha fatto approdare al mio articolo. Con molta probabilità, ti stai chiedendo cos’è l’Aids, quali sono i sintomi dell’Aids, che differenza c’è tra Aids e Hiv, come si trasmette l’infezione, come si può prevenire. Cercherò di sciogliere i tuoi dubbi nei paragrafi che seguono. Ma procediamo con ordine e partiamo dalle definizioni basilari.

Innanzitutto, devi sapere che l’Aids (Acquired Immune Deficiency Syndrome che tradotto significa Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) è lo stadio clinico finale dell’infezione causata dall’Hiv (Human Immunodeficiency Virus, il cosiddetto virus dell’immunodeficienza umana). Riportata in letteratura per la prima volta nel 1981, l’Aids è una sindrome che può manifestarsi nelle persone affette da Hiv anche numerosi anni dopo l’infezione. I principali bersagli dell’Hiv sono i linfociti T di tipo CD4, particolari cellule del sistema immunitario, fondamentali nella risposta adattativa contro i diversi tipi di agenti patogeni e oncogeni.

L’Hiv causa l’immunodepressione, ovvero l’indebolimento progressivo del sistema immunitario. A seguito della riduzione delle cellule CD4, l’organismo non è più in grado di combattere le infezioni/malattie, anche le più banali, così aumenta il rischio di tumori e di infezioni da parte di virus, funghi, batteri e protozoi.

A seguire, ti parlerò delle diverse fasi della malattia, delle tipologie di trasmissione, delle terapie consigliate, delle diverse strategie di prevenzione. Infine, ti spiegherò quali sono state le decisioni della Corte di Cassazione e della Corte d’Appello di Napoli sui casi che hanno avuto come protagonisti pazienti affetti da Aids.

Aids: quali sono le fasi della malattia?

Se entri a contatto con l’infezione, diventi sieropositivo al test per l’Hiv. Ma cosa significa essere sieropositivo? Vuol dire che l’infezione è in atto e rischi di trasmettere il virus ad altre persone. Il periodo che intercorre tra il momento del contagio e la positivizzazione del test Hiv viene definito “periodo finestra” e può durare qualche settimana.

A seguito del contagio, non è detto che si manifesti qualche sintomo. Potresti accorgerti dell’infezione soltanto quando la malattia non diventa clinicamente conclamata a causa dell’insorgenza di una o più patologie cosiddette “indicative di Aids”. Tuttavia, se ti sottoponi al test dell’Hiv, puoi risultare positivo anche se sei asintomatico.

Tra le malattie indicative dell’Aids sono compresi alcuni tipi di tumori, come i linfomi, il carcinoma del collo dell’utero e il sarcoma di Kaposi.

Altre malattie indicative dell’Aids sono infezioni opportunistiche causate da agenti patogeni che possono infettare chi ha un sistema immunitario fortemente compromesso (normalmente, non colpiscono le persone sane).

Ecco quali sono i principali agenti patogeni:

  • batteri, in particolare il Mycobacterium tuberculosis, che determina l’insorgenza della tubercolosi, tra cui l’Herpes simplex e il Cytomegalovirus;
  • protozoi, tra cui lo Pneumocystis carinii (che provoca la pneumocistosi, una forma di polmonite) e il Toxoplasma gondii (responsabile della toxoplasmosi, una patologia che colpisce l’occhio, il cervello e, nei casi più rari, anche il polmone);
  • funghi, come la Candida albicans che colpisce specialmente i polmoni, la bocca e l’esofago.

Hiv: come si trasmette?

La trasmissione dell’Hiv può avvenire per via ematica (attraverso il sangue), per via sessuale oppure da madre a figlio (è la cosiddetta trasmissione verticale). Analizziamo le diverse modalità di trasmissione dell’infezione Hiv.

La trasmissione ematica dell’Hiv

La trasmissione ematica dell’Hiv può avvenire attraverso:

  • le trasfusioni di sangue infetto;
  • lo scambio di siringhe infette tra persone che fanno uso di sostanze per via iniettiva;
  • gli aghi sterili monouso usati per le pratiche di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing.

Si tratta di modalità di trasmissione comuni anche ad altri virus, come quelli responsabili dell’epatite B e C.

Trasmissione verticale da madre a figlio

La trasmissione verticale, cioè dalla mamma al proprio bambino, può avvenire durante il periodo della gravidanza, del parto o dell’allattamento. Le coppie che intendono avere un bambino dovrebbero sottoporsi al test per l’Hiv per evitare, in caso di eventuale positività di uno dei due genitori, la trasmissione dell’infezione al nascituro.

Trasmissione dell’Hiv per via sessuale

La modalità di trasmissione più diffusa dell’Hiv è quella sessuale. I rapporti non protetti dal preservativo possono essere causa di trasmissione dell’infezione sia tra gli eterosessuali che tra gli omosessuali. Ma come avviene il contagio? La trasmissione è possibile a seguito del contatto tra liquidi biologici infetti (sperma, sangue, secrezioni vaginali, liquido pre-eiaculatorio) e le mucose genitali (anche apparentemente integre).

Bada bene: rapporti sessuali non protetti possono essere veicolo di oltre 30 tipi di Infezioni sessualmente trasmesse (Ist), oltre al’Hiv.

Inoltre, occorre precisare che non esistono categorie di persone a rischio, ma comportamenti attraverso cui si corre il rischio di trasmettere o acquisire l’infezione da Hiv. Il ministero della Salute precisa che il coito interrotto non protegge dall’Hiv, così come l’uso della pillola anticoncezionale, del diaframma e della spirale. E neppure le lavande vaginali, effettuate subito dopo un rapporto sessuale, eliminano la possibilità di contagio.

Hiv: come non si tramette?

Il virus dell’Hiv non si trasmette attraverso:

  • saliva;
  • baci;
  • morsi;
  • vestiti;
  • graffi;
  • sudore;
  • muco;
  • urina;
  • feci;
  • abbracci;
  • strette di mano;
  • tosse;
  • lacrime;
  • punture di insetti;
  • l’uso comune di bicchieri, posate, piatti, sanitari, asciugamani e lenzuola;
  • la frequentazione di: palestre, piscine, docce, saune, gabinetti, mezzi di trasporto, ristoranti, bar, cinema, locali pubblici, scuole, asili e luoghi di lavoro.

Il test dell’Hiv

Sottoporsi al test dell’Hiv è l’unico modo per scoprire l’infezione. Basta effettuare un normale prelievo di sangue. Se hai avuto comportamenti a rischio, è consigliabile fare il test nel giro di uno o, al massimo, tre mesi. Una diagnosi tempestiva dell’Hiv ti consentirà di ricevere un’assistenza medica precoce e ti permetterà di seguire una terapia farmacologica efficace che, ad oggi, assicura un’aspettativa di vita analoga a chi non ha l’infezione.

Test dell’Hiv: cosa dice la legge?

La legge italiana (135 del giugno del 1990) assicura che il test dell’Hiv può essere effettuato soltanto con il consenso della persona interessata.

Il test dell’Hiv:

  • non è obbligatorio;
  • è gratuito;
  • è anonimo;
  • nella maggior parte dei servizi sanitari, prevede la ricetta medica.

Per legge, il risultato del test dovrà essere comunicato soltanto al paziente che lo ha effettuato.

Per effettuare un’autodiagnosi, in farmacia, è possibile acquistare un test rapido dell’Hiv.

Chi dovrebbe sottoporsi al test dell’Hiv?

Secondo le Linee guida dello European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), dovrebbero sottoporsi al test dell’Hiv:

  • coloro che hanno avuto rapporti sessuali non protetti;
  • i consumatori di sostanze d’abuso per via iniettiva;
  • i figli di madri sieropositive;
  • gli immigrati (specialmente chi proviene da zone ad alta endemia);
  • i partner sessuali delle persone precedentemente indicate.

Le terapie

Ad oggi, alle persone sieropositive viene proposta la terapia Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy), che prevede la combinazione di vari farmaci antiretrovirali. Le attuali strategie terapeutiche non consentono la guarigione dall’infezione dell’Hiv, tuttavia consentono di tenerla sotto controllo e avere un’aspettativa di vita pari a quella di un soggetto non infetto.

Hiv: le strategie di prevenzione

Come ridurre o annullare, il rischio di infezione da Hiv?

Per evitare la trasmissione dell’infezione per via ematica:

  • occorre evitare l’uso in comune di siringhe, aghi e altro materiale per l’iniezione di sostanze;
  • farsi tatuaggi e piercing solo se gli aghi usati sono monouso;
  • sottoporsi a iniezioni, agopuntura, mesoterapia, solo se gli aghi usati sono monouso.

Per evitare la trasmissione dell’infezione per via sessuale, occorre usare sempre il preservativo e:

  • avere rapporti sessuali con un partner non infetto;
  • avere una relazione monogama o esclusiva.

Non usare lubrificanti oleosi, in quanto potrebbero danneggiare il preservativo e provocarne la rottura. La pillola, la spirale e il diaframma non proteggono dall’Hiv.

Per evitare la trasmissione dell’infezione verticale (cioè da madre a neonato), occorre:

  • sottoporsi al test per l’Hiv, prima o dopo la gravidanza;
  • sottoporre il neonato a controlli in strutture specializzate.

Aids: giurisprudenza

In questo paragrafo analizzerò due interessanti pronunce, una della Corte d’Appello di Napoli e un’altra della Corte di Cassazione, relative all’Aids.

Sangue infetto: la responsabilità del ministero della Salute

La Corte d’Appello di Napoli [1] si è pronunciata in merito al contagio con i virus Hbv (epatite B), Hiv (Aids) e Hcv (Epatite C), a seguito dell’assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto. La Corte ha stabilito che non sussistono tre eventi lesivi separati tra loro, ma un unico evento lesivo, consistente nella lesione dell’integrità fisica conseguente all’assunzione del sangue infetto.

Pertanto, a partire dalla data di conoscenza dell’epatite B, sussiste la responsabilità del ministero della Salute anche per il contagio degli altri due virus, che rappresentano solo manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo.

Passaggio dalle fase di sieropositività a quella dell’Aids

Il caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione [2] riguarda la morte di una donna a seguito di un prelievo e dello stress dell’intervento subito, che avevano favorito la manifestazione dell’infezione da Hiv in precedenza latente (in termini medici si parla di “slatentizzazione”), accelerando così il passaggio dalla fase di sieropositività a quella dell’Aids.

Prima di spiegarti cosa hanno deciso gli Ermellini, devo farti un’importante premessa. Nell’accertamento del nesso causale in materia civile vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, mentre nel processo penale vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”.

Quindi, la Suprema Corte ha rinviato al giudice del merito per verificare:

  • se con l’esecuzione di ulteriori accertamenti sarebbe stato più probabile o meno arrivare alla scoperta del virus e all’annullamento del programmato intervento;
  • se, di conseguenza, la vittima poteva avere maggiori aspettative di vita, sia per le terapie immediatamente esperibili, quanto per quelle consentite dal progresso scientifico in corso.

note

[1] Corte d’Appello Napoli sez. VIII n.4478 del 17.09.2019.

[2] Cass. civ. sez. III n.9927 del 18.06.2012.


1 Commento

  1. Sono davvero in tanti a sottovalutare i rischi che si corrono avendo rapporti non protetti dal preservativo… Bisogna fare maggiore informazione nelle scuole e tra i giovani. Le campagne di sensibilizzazione non sono mai troppe quando si tratta di tutelare la salute ed evitare tristi epiloghi. In ogni caso, è importante che i giornali, come avete fatto voi, ne parlino e affrontino questi argomenti illustrando anche i casi portati nelle opportune sedi giudiziarie

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