Cancro: un nuovo farmaco potrebbe bloccarne la crescita

23 Giugno 2020 | Autore:
Cancro: un nuovo farmaco potrebbe bloccarne la crescita

Primi risultati promettenti per un medicinale che potrebbe impedire alle cellule tumorali di ripararsi da sole.

Uno studio condotto dall’Institute of Cancer Research (Icr) e dal Royal Marsden Nhs Trust, mira a testare la sicurezza del farmaco berzosertib. Si tratta del primo di una nuova classe di trattamenti che bloccano una proteina coinvolta nella riparazione del Dna. I risultati dello sono stati pubblicati sul ‘Journal of Clinical Oncology’, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos.

Lo studio ha coinvolto pazienti con tumori molto avanzati, per cui nessun altro trattamento aveva funzionato. Oltre la metà dei 40 pazienti trattati con questo nuovo farmaco ha sperimentato un arresto della crescita del tumore. Il medicinale si è rivelato ancora più efficace se somministrato insieme alla chemioterapia.

Trial e primi risultati

Il trial, si legge sulla ‘Bbc online’, era progettato esclusivamente per testare la sicurezza del trattamento. Secondo Chris Lord, professore di genomica oncologica all’Icr e fra gli autori della ricerca, questi primi dati sono “molto promettenti”, anche perché è insolito negli studi di fase I vedere una risposta clinica. Ulteriori trial saranno necessari per dimostrare l’efficacia del farmaco.

L’invito alla cautela

Tuttavia, c’è chi invita alla cautela «Questo studio ha coinvolto solo un piccolo numero di pazienti. Pertanto, è troppo presto per considerare berzosertib un punto di svolta nel trattamento del cancro», ha affermato Darius Widera dell’Università di Reading. «Tuttavia, gli effetti insolitamente forti di berzosertib, specialmente in combinazione con la chemioterapia convenzionale, danno motivo per essere ottimisti».

La scomparsa del tumore 

Un paziente coinvolto nello studio, con carcinoma intestinale avanzato, ha visto scomparire il tumore dopo il trattamento ed è rimasto privo di cancro per 2 anni. Ma il lavoro ha riguardato soltanto un piccolo gruppo di pazienti, avvertono gli stessi autori. La successiva fase di sperimentazione è già in corso.



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