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Interrogatorio davanti all’Agenzia delle Entrate

1 Luglio 2020 | Autore:
Interrogatorio davanti all’Agenzia delle Entrate

Le regole del nuovo contraddittorio preventivo sulle contestazioni: un istituto che presenta molte limitazioni. A vantaggio del Fisco.

Dal 1° luglio 2020, è obbligatorio il contraddittorio preventivo tra il contribuente e il Fisco sulle contestazioni che si basano su presunzioni. In pratica, per gli accertamenti notificati dopo quella data è necessaria una sorta di interrogatorio davanti all’Agenzia delle Entrate. La norma non interviene nel caso in cui sia stato notificato un provvedimento verbale di contestazione (il cosiddetto pvc) o quando l’accertamento sia parziale.

Lo scopo di questa norma è doppio. Da una parte, si vuole rendere maggiormente partecipe il contribuente alla procedura che può portare ad una rettifica. Dall’altra, l’obiettivo è quello di rendere inoperanti i 90 giorni di sospensione dei termini per proporre un ricorso, periodo legato alla fase di accertamento con adesione. L’invito formulato esclude, comunque, la richiesta di adesione.

Contraddittorio preventivo: quando è obbligatorio e quando no

L’obbligo di contraddittorio preventivo, di quell’interrogatorio davanti all’Agenzia delle Entrate, non esiste, come accennato, nel caso di accertamenti parziali e per le rettifiche sulle imposte indirette diverse dall’Iva. Quindi, come disposto dalla legge [1], il contraddittorio sarà dovuto per le rettifiche relative a:

  • imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali, ritenute, imposte sostitutive;
  • imposta regionale sulle attività produttive (Irap);
  • imposta sul valore degli immobili all’estero;
  • imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero;
  • imposta sul valore aggiunto (Iva).

Questo vuol dire che gli atti che riguardano altre imposte indirette come donazioni, imposta di registro, imposte catastali o ipotecarie, non rientrano nella norma del contraddittorio preventivo obbligatorio.

Restano esclusi, come detto, gli accertamenti parziali. Ma il Fisco precisa che, mentre per le imposte sui redditi si fa riferimento all’intera tipologia di rettifica, ai fini Iva l’esclusione non è totale ma riguarda le rettifiche parziali che si basano su elementi «certi e diretti», che non presuppongono ricostruzioni induttive o utilizzo di presunzioni.

In sintesi, appaiono evidenti le limitazioni dell’obbligo del contraddittorio, il che può solo essere un vantaggio per il Fisco. Non a caso, resta esclusa la maggior parte delle contestazioni, ovvero di quelle che riguardano gli accertamenti parziali. Va ricordato, inoltre, che il contraddittorio preventivo era già previsto per gli accertamenti sintetici, ovvero quelli che derivano da studi di settore e per le condotte abusive. Quindi, da un lato non c’è l’obbligo sugli accertamenti più numerosi e dall’altro non cambia nulla.

Peggio ancora sul fronte dell’Iva: sono esclusi tutti gli accertamenti parziali finora ricompresi in virtù della natura comunitaria del tributo.

Contraddittorio preventivo: i termini di decadenza

Stando sempre a quanto precisato a suo tempo dal Fisco, nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate decida di avviare il contraddittorio preventivo, cioè di convocare il contribuente prima di notificargli il provvedimento, anche se tale appuntamento non è obbligatorio, i termini di decadenza diventano più lunghi.

In deroga allo Statuto del contribuente, se tra la data di comparizione e quella di decadenza dell’Amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo trascorrono meno di 90 giorni, il termine di decadenza per la notifica viene automaticamente prorogato di 120 giorni. In questo modo, appare chiaro che l’Agenzia potrà programmare il proprio lavoro in base ai suoi comodi, stabilendo le date di convocazione a seconda di quelle di decadenza.

L’Agenzia delle Entrate convoca un contribuente il 15 settembre per un contraddittorio preventivo che riguarda una posizione di un periodo di imposta in scadenza il successivo 30 novembre. Dato che tra la data di convocazione, cioè il 15 settembre, e quella di decadenza, vale a dire il 30 novembre, trascorrono meno di 90 giorni, il Fisco avrà a disposizione in automatico 120 giorni di tempo in più per notificare l’atto impositivo.

Contraddittorio preventivo: tutto a vantaggio del Fisco

Va detto, inoltre, che quando c’è stata una verifica con accesso, lo Statuto del contribuente prevede che tra la data di consegna del Pvc e l’emissione dell’avviso di accertamento, non possano decorrere meno di 60 giorni. Questo vuol dire che il termine ultimo previsto per la consegna del verbale conclusivo è il 31 ottobre di ciascun anno, poiché oltre tale data non ci sarebbero i 60 giorni utili prima della decadenza. Tutto ciò è superato con le nuove disposizioni sul contraddittorio preventivo: il Fisco avrà 120 giorni in più per la notifica.

Il contribuente potrà, certamente, far notare che l’Agenzia delle Entrate fa e disfa un uso strumentale del contraddittorio preventivo. Così come il Fisco, però, potrà sostenere che agisce per agevolare il contribuente. Partirebbe, così, una battaglia dall’esito finale più che prevedibile.


note

[1] Art. 5-ter Dlgs. n. 218/1997.


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