Coronavirus: boom di casi di trombosi

23 Giugno 2020 | Autore:
Coronavirus: boom di casi di trombosi

La sedentarietà e il lockdown; i soggetti maggiormente colpiti; la terapia ormonale.

A quali conseguenze puoi andare incontro se trascorri molto tempo in casa passando dalla scrivania al divano, senza praticare alcuna attività motoria? C’è chi parla di trombosi da lockdown, a seguito dell’isolamento dovuto al contenimento del contagio da Coronavirus. A segnalare l’aumento di casi di trombosi è Gabriele Di Luca, chirurgo vascolare dell’azienda socio sanitaria assistenziale di Milano, che punta il dito contro la sedentarietà da reclusione.

L’esperto, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos, precisa che «Rispetto al periodo di osservazione clinica pre Covid-19, tra i pazienti dell’Asst Gaetano Pini-Cto ho riscontrato un aumento del verificarsi di complicanze trombotiche arteriose, in particolare in quelli che presentano già alterazioni di alcuni distretti (cerebrale, apparato gastroenterico, degli arti superiori o inferiori o sottoposti a cateterismi arteriosi diretti)».

In alcune delle situazioni osservate dallo specialista, si è «persino giunti a eventi di tipo ischemico e alla gangrena dei distretti più periferici degli arti inferiori (dita dei piedi). Questo perché – spiega Di Luca – gli esiti sono stati difficilmente controllabili con una terapia farmacologica e i pazienti non potevano essere sottoposti a un intervento chirurgico per la grave e importante co-morbidità presente».

Trombosi da lockdown

Per l’esperto, «la causa probabile di questo fenomeno è la riduzione dell’attività fisica e dei movimenti durante il lockdown. Uno stile di vita sedentario e il sovrappeso correlato possono aumentare il rischio di sviluppare una complicanza trombotica a livello degli assi venosi degli arti inferiori e pelvici. Ricordiamoci infatti che il meccanismo scatenato dal rallentamento del ritorno venoso (stasi) è uno dei principali fattori della ‘triade di Virchow’», dal nome dello studioso tedesco della seconda metà dell’800 che riassunse i meccanismi del processo trombotico venoso: l’occlusione completa o parziale di un asse venoso si verifica a seguito di danni della parete venosa, o di alterazione dei meccanismi della coagulazione o appunto del rallentamento del ritorno venoso.

Quali sono le cause della trombosi?

Le cause della trombosi venosa sono diverse e possono concorrere tra loro, aumentando il rischio. Tra queste ci sono l’immobilità, i traumi, le patologie infettive, infiammatorie, tumorali o del sistema coagulatorio, le alterazione ormonali, una malattia iatrogena (provocata cioè dall’uso improprio o eccessivo di uno o più farmaci), malattie autoimmuni, elencano dall’Asst Pini-Cto.

«Le conseguenze – chiarisce Di Luca – dipendono dalla gravità della sindrome post flebitica (Spf), ossia dal grado in cui il coagulo disangue occlude la vena e dai processi secondari alla sua ricanalizzazione. Le conseguenze di tale evento possono causare edemi, lesioni della pelle più o meno gravi che possono peggiorare in ulcere, impotenza funzionale dell’arto, varici complicanze di tipo infiammatorio e infettivo (dette linfangiti di accompagnamento), fino all’embolia polmonare».

Quali sono i soggetti più colpiti dalla trombosi?

La trombosi venosa tende ad avere un’incidenza sempre maggiore con l’avanzare dell’età e colpisce le donne più degli uomini (rapporto 3 a 2), complice un quadro ormonale in cui la percentuale di ormoni
femminili circolanti è maggiore.

Trombosi: la terapia ormonale

«La terapia ormonale – sottolinea il chirurgo vascolare – può in alcuni casi concorrere allo sviluppo di eventi trombotici soprattutto a livello dell’apparato venoso, provocando la riduzione di alcune sostanze prodotte a livello epatico (proteina S e proteina C epatiche) che possiedono proprietà modulanti e di controllo sull’attivazione indiscriminata dei meccanismi della cosiddetta cascata coagulatoria. Le variazioni anche fisiologiche (menarca, gravidanza e menopausa) del tasso percentuale di estrogeni e progestinici circolanti possono inoltre interferire con alcuni fattori e meccanismi del sistema coagulatorio».



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2 Commenti

  1. Immaginate chi ha già dei problemi e durante questa quarantena è stato tutto il giorno fermo in casa senza praticare alcuna forma di attività motoria, seduto ad una sedia tutto il giorno. E’ normale, come correttamente si dice nell’artocolo, che possa esserci un aumento dei casi di trombosi.

  2. Beh, un po’ di movimento si poteva anche fare durante questa quarantena, anche semplicemente spostarsi salendo le scale da un piano all’altro piuttosto che prendere l’ascensore o facendo alcuni semplici esercizi a corpo libero. Almeno, si stava in forma e si poteva così evitare brutte conseguenze

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