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Abuso edilizio: si va in galera?

20 Agosto 2020 | Autore:
Abuso edilizio: si va in galera?

Intervento edilizio senza permesso di costruire o senza dichiarazione di inizio attività: com’è punito e quando si rischia il carcere? Come estinguere il reato?

La costruzione selvaggia e scriteriata di edifici può condurre alla realizzazione di un abuso edilizio, cioè di un’opera priva delle necessarie autorizzazioni urbanistiche. Come sicuramente saprai, infatti, per poter realizzare praticamente ogni tipo di struttura occorre il permesso del Comune e di tutte le altre eventuali autorità preposte. Quello che forse non sai è che l’abuso edilizio, oltre che essere un illecito amministrativo punito con la demolizione dell’opera illegittima, è anche un reato. Si va in galera per abuso edilizio? È ciò che scopriremo con questo contributo.

L’abuso edilizio è un reato punibile con l’arresto. Tutto ciò farebbe pensare che colui che si macchia di tale crimine rischi concretamente il carcere. In realtà non è proprio così: l’abuso edilizio difficilmente può condurre una persona dietro le sbarre, soprattutto se il processo va per le lunghe oppure si è dimostrato in giudizio di aver sanato la propria posizione. Se l’argomento ti interessa, prenditi dieci minuti di tempo e prosegui nella lettura: vedremo se si va in carcere per il reato di abuso edilizio.

Abuso edilizio: cos’è?

Come detto in premessa, l’abuso edilizio è un reato punito con le pene dell’ammenda (pena pecuniaria) e dell’arresto (pena detentiva), di entità diverse a seconda della gravità dell’illecito commesso.

L’abuso edilizio si integra ogni volta che viene realizzato un intervento edilizio senza permesso di costruire o senza dichiarazione di inizio attività; in pratica, l’abuso in questione consiste nella costruzione abusiva di un immobile senza possedere i necessari titoli edilizi.

Abuso edilizio: pene

Le pene per il reato di abuso edilizio sono le seguenti:

  • l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dalla legge, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso. La sentenza definitiva del giudice penale che accerta la lottizzazione abusiva dispone anche la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite [1].

Abuso edilizio: si va in carcere?

Da quanto detto nel precedente paragrafo si evince come per il reato di abuso edilizio si possa andare in galera, ma solamente nelle ipotesi in cui è previsto l’arresto.

Nello specifico, chi realizza un intervento edilizio in difformità rispetto a quanto previsto dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire (prima ipotesi del paragrafo precedente), commette un reato ma rischia solamente di dover pagare un’ammenda, cioè una pena pecuniaria.

Al contrario, colui che prosegue nell’esecuzione illecita dei lavori nonostante l’ordine di sospensione della pubblica amministrazione (seconda ipotesi del paragrafo di cui sopra), ovvero costruisce in aree sottoposte a vincoli o si macchia di una lottizzazione abusiva (terza ipotesi), allora rischia due anni di galera per via della pena dell’arresto.

Dunque, chi commette un abuso edilizio rischia il carcere solamente nelle ipotesi più gravi; in realtà, nemmeno in quelle, come ti spiegherò nel prosieguo dell’articolo.

Sanatoria abuso edilizio per evitare la prigione: cos’è?

Innanzitutto, è possibile evitare la galera per abuso edilizio ottenendo un permesso in sanatoria. In cosa consiste?

Secondo la legge [2], in caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, o in difformità da esso, ovvero in assenza di segnalazione certificata di inizio attività o in difformità da essa, fino alla scadenza dei termini di legge (novanta giorni dall’ingiunzione di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi, oppure nel termine stabilito dal dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza) e comunque fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative, il responsabile dell’abuso, o l’attuale proprietario dell’immobile, possono ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda.

Il rilascio del permesso in sanatoria é subordinato al pagamento, a titolo di oblazione, del contributo di costruzione in misura doppia. Nell’ipotesi di intervento realizzato in parziale difformità, l’oblazione é calcolata con riferimento alla parte di opera difforme dal permesso.

Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata.

La sanatoria dell’abuso edilizio è importantissima non solo perché evita la sanzione amministrativa (la demolizione dell’opera e il ripristino dello stato dei luoghi), ma anche perché permette di estinguere il reato, evitando così la galera.

La somma che viene versata per il rilascio del permesso in sanatoria, infatti, costituisce una vera e propria oblazione penale, che è una causa di estinzione dei reati contravvenzionali.

La richiesta del permesso in sanatoria, peraltro, blocca l’eventuale procedimento penale: secondo la legge [3], l’azione penale relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finché non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di sanatoria.

Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire, dunque, estingue il reato di abuso edilizio.

Sanatoria dell’abuso edilizio: quando è possibile?

Va fatta un’importante precisazione: non tutti gli abusi edilizi sono sanabili, ma solamente quelli che non contrastano con il piano regolatore generale, cioè con lo strumento urbanistico che regola l’attività edificatoria all’interno del territorio comunale.

Se la costruzione è conforme al piano regolatore generale ma è stata realizzata senza idoneo titolo edilizio (o in difformità di esso), si può evitare la demolizione del bene chiedendone la sanatoria. La sanatoria può avvenire nel caso in cui l’immobile è conforme alla normativa vigente:

  • al momento della sua edificazione;
  • al momento della richiesta di sanatoria.

Per ogni altro approfondimento sul tema ti rinvio alla lettura degli articoli Abuso edilizio: come sanarlo e Abuso edilizio: tutto ciò che c’è da sapere.

La prescrizione dell’abuso edilizio

Un’altra causa che impedisce all’autore dell’abuso edilizio di andare in galera è la sopravvenuta prescrizione del reato. La prescrizione è una causa di estinzione di ogni tipo di reato legata al decorso del tempo: più passa il tempo dalla commissione del reato, più le lancette della prescrizione si avvicinano all’ora X, cioè al momento in cui scatterà l’estinzione.

Trattandosi di reato contravvenzionale, l’abuso edilizio si prescrive entro quattro anni dalla realizzazione della costruzione illecita, ovvero entro cinque anni se, nel frattempo, è intervenuto qualche atto processuale interruttivo (interrogatorio, rinvio a giudizio, ecc.).

Il problema della prescrizione dell’abuso edilizio è però più complesso, in quanto non sempre è facile calcolare il momento dal quale decorrono gli anni necessari a far maturare l’estinzione.

Prescrizione abuso edilizio: come si calcola?

Quando si prescrive l’abuso edilizio? Quando cominciano a decorrere i termini per la prescrizione del reato? Bisogna fare delle distinzioni.

Se, in presenza di un abuso edilizio, l’autorità pubblica ah disposto un accertamento e un sequestro, è da tale momento che iniziano a decorrere i termini di prescrizione.

Se invece viene fatto un controllo senza tuttavia apposizione di sigilli, il reato si considera permanente, per cui perdura fino alla sentenza di primo grado. In tal caso, dunque, la prescrizione è di 5 anni dalla sentenza di primo grado.

Un’ulteriore ipotesi è quella in cui sull’opera abusiva non vi siano né sequestri né controlli; in pratica, l’abuso edilizio non è accertato.

Secondo la giurisprudenza, il momento in cui si consuma il reato di abuso edilizio ha inizio con l’avvio dei lavori e perdura per tutto il tempo di realizzazione, sino all’effettiva cessazione dell’attività edificatoria abusiva. Inoltre, secondo la Cassazione, la cessazione di tale attività abusiva si avrà con l’ultimazione dei lavori per completamento dell’opera. È da tale momento che decorrono i termini se non interviene l’autorità.

Di conseguenza, in relazione al momento a partire dal quale decorre la prescrizione del reato di abuso edilizio, si avranno queste situazioni:

  • se l’autorità è intervenuta (eventualmente su segnalazione di terzi) ad accertare l’abuso e a porre sotto sequestro la costruzione abusiva, allora i termini di prescrizione decorrono da questo momento;
  • se, al contrario, l’autorità ha effettuato i controlli ma nessun sigillo viene apposto, la prescrizione è quinquennale e decorre solamente dalla sentenza di primo grado;
  • se l’autorità competente non ha effettuato né controlli né sequestri, il termine di prescrizione (pari a quattro anni) decorre dal momento in cui l’opera abusiva si è conclusa.

Ordine di demolizione ed estinzione del reato

È appena il caso di ricordare che l’estinzione (per oblazione oppure per prescrizione) del reato di abuso edilizio comporta anche il venir meno della sanzione amministrativa consistente nella demolizione dell’opera.

L’estinzione del reato di abuso edilizio per intervenuta prescrizione impedisce al giudice l’applicabilità dell’ordine di demolizione che, avendo natura di sanzione, non può che seguire la sentenza di condanna, neppure essendo sufficiente per la sua pronuncia il mero accertamento della commissione di un abuso edilizio.

Quindi, sebbene l’ordine di demolizione non si prescriva mai, la prescrizione del reato di abuso edilizio farebbe venire meno anche la sanzione amministrativa, visto che il suo fondamento è la sentenza di condanna in sede penale.


note

[1] Art. 44, Dpr n. 380/01 (Testo unico in materia di edilizia).

[2] Art. 36, Dpr n. 380/01.

[3] Art. 45, Dpr n. 380/01.

Autore immagine: Depositphotos.com


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