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Coronavirus, arriva il distributore automatico di acqua santa

23 Giugno 2020
Coronavirus, arriva il distributore automatico di acqua santa

Un contenitore con un pedale che consente di mantenere intatto il rito dell’aspersione con segno della croce, ma in tutta sicurezza.

Mani nell’acquasantiera addio, almeno nelle parrocchie più attente. Non solo gel igienizzante che sgorga dalla colonnina appena mettiamo sotto la nostra mano: c’è chi ha pensato anche a come distribuire l’acqua benedetta in modo sicuro. Se, infatti, da un lato, automatizzarla può sembrare avanguardistico, dall’altro l’invenzione è a prova di germi e batteri: l’ideale durante una pandemia.

La Germania è stata la prima a dotarsi di questo sistema, inventato da un’industria bavarese, ma anche in Italia cominciano a comparire, a macchia di leopardo, le prime acquasantiere «senza contatto». Si tratta di un semplice distributore a pedale in acciaio inox che eroga acqua santa, evitando che le mani dei fedeli attingano tutte dalla stessa conca/bacinella/vasca all’ingresso e all’uscita della chiesa. Una goccia per ciascun fedele da un contenitore di cinque litri.

È stata, in particolare, la moglie del titolare dell’azienda menzionata ad avere l’idea, a partire da un «incidente» capitatole nella sua nuova quotidianità stravolta dal lockdown: a causa delle stringenti misure per la prevenzione del Coronavirus non aveva potuto farsi il segno della croce in chiesa bagnando le mani con l’acqua benedetta. Lo ha detto al marito, che produce distributori alimentari ed è nato così il distributore d’acqua santa, che la eroga senza contatti. Sono già numerose, almeno più di una ventina, le diocesi tedesche che si sono dotate di questo sistema, che non è propriamente economico: costa 650 euro. In compenso, però, garantisce l’igiene e una ritualità intatta, evitando promiscuità e rischi.

Un’innovazione comunque non da poco, ma non può stupire. Per tutta l’emergenza Coronavirus, la chiesa ha dimostrato capacità di adattamento alle nuove esigenze e di rinnovamento non comuni. Ricorderete l’iniezione di digitale che ha consentito ai riti ecclesiastici di sopravvivere al Covid e di poter essere celebrati, seppur con nuove precauzioni e limitazioni, anche in pieno lockdown. Le parrocchie hanno fatto un uso sapiente dei social e delle dirette streaming per trasmettere sante messe, rosari, novene e celebrazioni funebri (leggi gli articoli: E la chiesa si riscopre social; Pinze e mascherine «sacre», come cambia il ritorno a messa).

Certo, il dosatore a pedali è più anonimo e probabilmente più «freddo» rispetto alle bellissime acquasantiere in pietra all’ingresso delle nostre chiese, ma la soluzione è temporanea, come tutti i rimedi tecnologici serviti a tenere unita la comunità dei fedeli in questo complicato periodo. E se servirà a permetterci di farci il segno della croce in sicurezza, possiamo pure sacrificare l’estetica.



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