Ipotesi processi da remoto fino al 2021

23 Giugno 2020
Ipotesi processi da remoto fino al 2021

La chiave nella rimodulazione di un emendamento al Dl Rilancio, che riguarda le misure antiCovid per la giustizia.

E se i processi virtuali continuassero fino alla fine del 2021? Al momento, è una possibilità. Sono giorni decisivi per l’attività giudiziaria nei tribunali italiani: dopo la fiducia al Governo sul decreto legge Giustizia – primo ok al Senato pochi giorni fa – il testo passerà alla Camera per la conversione definitiva entro il 29 giugno. Ma c’è qualcosa che turba l’opposizione e rischia di creare nuovi attriti nella maggioranza: parliamo della modifica di un emendamento al Dl Rilancio, all’esame della Camera il 29 giugno.

La riformulazione prevederebbe la proposta di continuare con i processi da remoto, civili e penali, ogni qualvolta ci sia accordo tra le parti, in regime di sperimentazione fino al 31 dicembre 2021. Questo, essenzialmente, per fare tesoro dell’iniezione digitale imposta dal Coronavirus.

La proroga 

La nuova versione dell’emendamento andrebbe a incidere sull’articolo 221 del Dl Rilancio che, a sua volta, riguarda l’articolo 83 del decreto Cura Italia, contenente urgenti misure antiCovid nei palazzi di giustizia. Prevederebbe, in sostanza, una proroga delle «best practice» – così vengono definite nella relazione tecnica – introdotte durante l’emergenza.

Per esempio: la partecipazione da remoto alle udienze civili dei difensori e delle parti, su loro richiesta e, sempre con il consenso delle parti, la trattazione mediante collegamenti da remoto dell’udienza civile che non richieda la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice e la tenuta, mediante collegamenti audiovisivi, delle udienze penali.

Poi, il deposito telematico anche degli atti introduttivi nel processo civile e il deposito telematico di atti e documenti da parte degli avvocati nei procedimenti civili davanti alla Cassazione. Sarebbero inoltre autorizzati i colloqui da remoto con i parenti o con altre persone che potrebbero far visita a chi è in carcere, in attesa di giudizio o condannato definitivo, su richiesta dell’interessato o per proteggere la salute del detenuto. Il tutto nell’ottica di un ammodernamento ed efficientamento della macchina processuale, per un lasso di tempo sufficiente a valutare i risultati. Ovvero fino a fine anno prossimo.

Le reazioni

Cambiamenti non da poco, rispetto all’atteso ritorno alla normalità. Secondo l’accordo raggiunto al Senato sul Dl Giustizia, infatti, dal primo luglio si sarebbe tornati alle udienze in presenza e ai tribunali a porte aperte, con possibilità di procedere con la videoconferenza per alcuni procedimenti, in regime di sperimentazione fino al mese prossimo. La riformulazione dell’emendamento, nelle forme appena esposte, porterebbe a mutare di colpo lo scenario, creando potenziali frizioni nella maggioranza. Una parte del Pd e di Italia Viva, infatti, non gradiscono affatto.

Per non parlare dell’opposizione, che è fortemente contraria. «Solo l’idea fa rabbrividire – ha detto Francesco Paolo Sisto, deputato e responsabile del dipartimento Affari costituzionali di Forza Italia -. Solamente chi non ha alcuna cognizione del processo penale può pensare un’idiozia del genere. Il Pd si svegli: non siate correi di continui omicidi dei diritti perpetrati con dolosa indifferenza verso le opposizioni». Parla, invece, di «gravissimo sfregio istituzionale» Enrico Costa, sempre di Forza Italia, responsabile Giustizia del partito, per il quale, con questa manovra, «il processo da remoto esce dai confini dell’emergenza ed entra tra le norme a regime».

Oggi, intanto, a Roma, si sono svolti i funerali della giustizia italiana, davanti alla Cassazione, protesta simbolica degli avvocati, organizzata dall’Ordine capitolino, contro la paralisi della giustizia (leggi l’articolo: “Funerali della giustizia, com’è andata la celebrazione“).



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