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Abbandono del tetto coniugale: quando non scatta l’addebito?

23 Giugno 2020
Abbandono del tetto coniugale: quando non scatta l’addebito?

Quando andare via di casa non è né reato né illecito civile: il matrimonio deve essere già naufragato per altre ragioni.

Abbandonare la moglie o il marito può costituire un illecito civile e penale. Ma non sempre: tutto dipende dal caso concreto e da come si sono atteggiati i rapporti tra i coniugi. Difatti, tra i doveri del matrimonio, non vi è quello di vivere accanto a una persona violenta o con cui si è perso ormai ogni legame affettivo. Dall’altro lato, il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare scatta solo quando il coniuge abbandonato non ha i mezzi economici per tirare avanti. 

Una recente ordinanza della Cassazione [1] si sofferma sul primo dei due aspetti e, in particolare, sul rischio di subire, in caso di separazione, il cosiddetto addebito. 

Alla Corte è stata posta una domanda tanto semplice quanto interessante: in caso di abbandono del tetto coniugale, quando non scatta l’addebito? Cercheremo – alla luce dei chiarimenti forniti dai giudici supremi – di dare una risposta semplice e pratica qui di seguito. 

Quando c’è addebito  

In buona sostanza, la Corte ricorda che intanto si può parlare di responsabilità di uno dei coniugi per la fine del matrimonio – ossia l’addebito – a patto che il suo comportamento sia stato l’effettiva causa della intollerabilità della convivenza. In buona sostanza, la colpa per la separazione e il successivo divorzio si attribuisce sì a chi viola le regole matrimoniali del Codice civile a meno che non risulti che la coppia fosse già in crisi per altre ragioni.

Alla luce di ciò, anche il tradimento può essere un comportamento lecito tutte le volte in cui risulta che l’unione tra marito e moglie era già interrotta (si pensi a una crisi pregressa, a un clima di violenze in famiglia, all’abbandono del tetto coniugale o anche ad un altro tradimento).

Gli stessi principi valgono quindi in tema di abbandono del tetto coniugale.

Per comprendere meglio come stanno le cose ricorreremo a un esempio pratico.

Maria subisce delle violenze dal marito. Perciò, un giorno, decide di andare via di casa e di trasferirsi dalla madre. Lascia un biglietto al marito dicendogli che non intende più tornare a vivere con lui. L’uomo, per tutta risposta, nella successiva causa di separazione, chiede l’addebito a carico della moglie per averlo piantato in asso. Ma il giudice non accoglie la sua richiesta: l’abbandono del tetto coniugale è stato giustificato innanzitutto dalla necessità di tutelare la propria integrità fisica e, in secondo luogo, da una pregressa rottura della comunione spirituale e materiale determinata dal comportamento dell’uomo.

Coppia in lite: si può andare via di casa?

Se la coppia litiga di continuo e la convivenza è divenuta intollerabile, il coniuge può andare via di casa senza subire l’addebito. È questo il chiarimento fornito dalla Cassazione. Ciò che conta, infatti, è che la vera ragione della rottura del matrimonio non sia stato l’abbandono del tetto coniugale ma una causa pregressa. E siccome il fatto di non andare più d’accordo è già un indice di una crisi in atto, chi scappa non può essere considerato responsabile per la separazione e il divorzio della coppia. 

Ne consegue, peraltro, che il fallimento della convivenza non può essere imputato a una sola delle parti quando manca la costruzione di un progetto di coppia e di vita matrimoniale. 

Nel caso di specie, la Cassazione ha rilevato che tra i coniugi era da subito emersa, nella breve esperienza matrimoniale, una mancata costruzione da parte di entrambi di un «rapporto fatto di affezione, progettualità di coppia e condivisione», cosicché la causa del fallimento della convivenza non era imputabile alla sola donna. In merito all’assegno di mantenimento, i giudici hanno ridotto la somma riconosciuta in primo grado, tenendo conto delle consistenti risorse finanziarie di cui la moglie poteva godere.

In merito all’abbandono della casa familiare, la Cassazione ha rilevato che l’allontanamento della moglie era intervenuto in un momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata in conseguenza del comportamento di entrambi i coniugi, rivelatisi inidonei a costruire persino un progetto di vita matrimoniale.  

Attenzione però: l’abbandono del tetto coniugale è consentito quando la coppia è già “scoppiata”, ma se il coniuge che va via fa mancare all’altro il denaro per vivere commette comunque reato, quello di violazione degli obblighi familiari. Risultato: in questo caso, si potrà abbandonare casa inviando comunque un assegno mensile all’ex almeno finché questi non sia in grado di badare da sé alle spese.


note

[1] Cass. ord. n. 12241/20.


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