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Pensione: riscatto dei periodi non lavorati

24 Giugno 2020 | Autore:
Pensione: riscatto dei periodi non lavorati

Come recuperare i periodi non contribuiti: domanda di riscatto, pace contributiva, requisiti, calcolo dell’onere.

Non tutti i lavoratori hanno una carriera continuativa, ma molti hanno “buchi contributivi”, ossia periodi scoperti da contribuzione previdenziale in quanto non lavorati e non tutelati con l’accredito dei contributi figurativi. Se il lavoratore viene licenziato, ad esempio, con diritto all’indennità di disoccupazione Naspi, gode della contribuzione figurativa solo per il periodo entro il quale spetta l’indennità: terminata la fruizione dell’indennità, termina anche l’accredito dei contributi figurativi.

I casi di scopertura contributiva sono comunque numerosi e non riguardano soltanto periodi non lavorati: il lavoratore può difatti riscattare anche dei periodi durante i quali ha svolto la propria attività lavorativa, ma per i quali non è stata versata contribuzione ed i contributi omessi risultano ormai prescritti: in questi casi parliamo di costituzione di rendita vitalizia.

Facciamo allora il punto sulla pensione: riscatto dei periodi non lavorati, in quali casi è possibile riscattare, come si calcola l’onere di riscatto., come si invia la domanda.

A questo proposito, è bene tener presente che il riscatto, a differenza dell’accredito figurativo della contribuzione, è sempre a titolo oneroso. Il sistema di calcolo dell’onere varia in base all’anzianità contributiva del lavoratore, alla gestione previdenziale di appartenenza ed alla collocazione temporale dei periodi da recuperare.

Riscattare conviene? Da un punto di vista prettamente economico, la convenienza è limitata: possiamo dire, in pratica, che l’Inps restituisce, con la pensione, in piccole rate, ciò che ha preso dal lavoratore, senza “regalare” niente. Fanno eccezione i riscatti calcolati col metodo della riserva matematica a inizio carriera, in quanto generalmente si fa riferimento a una retribuzione pensionabile, sulla cui base si calcola l’onere, notevolmente più bassa rispetto a quella di fine carriera.

La convenienza sussiste soprattutto nelle ipotesi in cui il riscatto consenta di anticipare la pensione. Ma procediamo con ordine.

Chi può richiedere il riscatto?

La richiesta di accredito dei contributi da riscatto può essere inoltrata all’Inps dal lavoratore, dal pensionato, o dai suoi superstiti. Il riscatto, a differenza di alcuni casi di accredito della contribuzione figurativa, non avviene mai in automatico, in quanto avviene a titolo oneroso e si perfeziona con il pagamento di un importo.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le gestioni amministrate dall’Inps, possono chiedere il riscatto:

  • i lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago: Fondo pensione dei lavoratori dipendenti, gestioni speciali dei lavoratori autonomi, ad esempio commercianti e artigiani);
  • gli iscritti alla gestione Separata dei lavoratori parasubordinati;
  • gli iscritti ai fondi speciali, sostitutivi, esclusivi gestiti dall’Inps (dipendenti pubblici, fondo elettrici, telefonici…).

Come si calcola il riscatto?

L’onere di riscatto è calcolato, per gli iscritti alle gestioni previdenziali Inps:

  • col sistema della riserva matematica retributiva [1], relativamente ai periodi sino al 31 dicembre 1995, o sino al 31 dicembre 2011 per chi possiede 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema della riserva matematica contributiva, per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 12 luglio 1997 e per i periodi già interessati da copertura assicurativa;
  • col sistema di calcolo percentuale o contributivo [2], relativamente ai periodi dal 1° gennaio 1996, o dal 1° gennaio 2012 per chi possiede 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

Il sistema della riserva matematica funziona in questo modo:

  • si effettua il calcolo della pensione annua, alla data della domanda, inclusi i periodi da di riscattare;
  • si effettua il calcolo della pensione annua, alla data della domanda, senza considerare i periodi da di riscattare;
  • si esegue la differenza tra i due valori;
  • si moltiplica la differenza per il coefficiente di riserva matematica (varia a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore, dell’età e del sesso);
  • si determina così l’onere di riscatto.

Il sistema di calcolo percentuale funziona in questo modo:

  • si considera il reddito imponibile che figura presso la gestione previdenziale per gli ultimi 12 mesi; se l’imponibile è minore del reddito minimale, bisogna considerare il minimale di reddito annuo vigente presso la gestione interessata;
  • si moltiplica per l’aliquota contributiva vigente nella gestione previdenziale di accredito (es. dipendenti: 33%);
  • si moltiplica il risultato per gli anni da riscattare, ottenendo così l’onere di riscatto.

Se devono essere considerate delle annualità non intere, è necessario rapportare imponibile a mese, o a settimana.

Mario deve riscattare 2 anni di contributi, è un dipendente e il suo reddito imponibile degli ultimi 12 mesi è 30mila euro. L’onere di riscatto si determina così: 30.000 x 33% x 2. Mario dovrà pagare 19.800 euro per recuperare i 2 anni ai fini della pensione.

Quali periodi si possono riscattare?

Il riscatto serve a coprire, con onere a carico del richiedente, alcuni periodi espressamente previsti dalla legge e scoperti da contribuzione. È possibile riscattare:

  • i corsi di studio universitari (in alcuni casi, è possibile accedere al riscatto agevolato degli anni di laurea); qui trovi la Guida al riscatto degli anni di laurea: tutto quello che devi sapere;
  • tramite costituzione di rendita vitalizia, i contributi omessi e caduti in prescrizione (qui trovi la Guida: come recuperare i contributi non versati);
  • i periodi di attività svolta con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa prima dell’obbligo contributivo presso la gestione Separata, cioè anteriori al 1° aprile 1996;
  • i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro (per cause di interruzione e sospensione previste dalla legge, per periodi posteriori al 31 dicembre 1996 e per un massimo di 3 anni);
  • i periodi di congedo per motivi personali o familiari;
  • i periodi intercorrenti tra un rapporto di lavoro e l’altro nel caso di lavori discontinui, stagionali, temporanei successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di inattività connessi a rapporti di lavoro part-time successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di occupazione in lavori socialmente utili ai fini della misura delle pensioni;
  • gli anni di praticantato effettuati dai promotori finanziari;
  • i periodi di servizio civile su base volontaria, successivo al 1° gennaio 2009;
  • i periodi di aspettativa per gravi motivi di famiglia;
  • i periodi di lavoro subordinato compiuti all’estero in Paesi extraeuropei e non convenzionati con l’Italia;
  • riscatto dei periodi di assenza facoltativa per maternità collocati al di fuori del rapporto di lavoro;
  • riscatto del periodo di congedo per la formazione;
  • riscatto dei periodi non coperti da contribuzione, o pace contributiva: qui la Guida completa alla pace contributiva;
  • ulteriori periodi di riscatto previsti da specifiche disposizioni di legge.

Come si fa la domanda di riscatto?

La domanda di riscatto si deve presentare online all’Inps attraverso il servizio dedicato, accedendo con le proprie credenziali dispositive (Pin Inps, Spid, carta nazionale dei servizi Cns o carta d’identità elettronica Cieal seguente percorso: “Prestazioni e Servizi / Riscatto di periodi contributivi”.

Per la domanda di pace contributiva è necessario seguire il percorso: “Prestazioni e Servizi / Riscatto dei periodi non coperti da contribuzione”.

In alternativa, la domanda di riscatto può essere effettuata tramite:

  • contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Alla domanda è necessario allegare la documentazione, che varia in base alla tipologia di riscatto richiesto.

Come si paga il riscatto?

L’importo da pagare (onere di riscatto) viene notificato a mezzo raccomandata dall’Inps con il provvedimento di accoglimento della domanda di riscatto, che indica anche le modalità e i termini previsti per il versamento.

Il pagamento dell’onere di riscatto si effettua utilizzando l’Avviso di Pagamento Pago PA.

È possibile stampare gli avvisi di pagamento Pago PA attraverso il “Portale dei pagamenti” del sito Inps, accedendo con le proprie credenziali dispositive dal seguente percorso: Prestazioni e servizi/ Tutti i servizi/ Portale dei pagamenti / Riscatti Ricongiunzioni e Rendite.

L’accesso al portale dei pagamenti è possibile anche con il codice fiscale e il numero pratica indicato nel provvedimento inviato dall’istituto.

È possibile pagare gli avvisi di pagamento Pago PA:

  • recandosi presso sportelli bancari, uffici postali, istituti di pagamento ed esercenti, aderenti al circuito di Pago PA;
  • online dal sito dell’Inps;
  • recandosi presso tabaccherie e punti di pagamento della rete Lottomatica e SisalPay aderenti al circuito Reti Amiche;
  • mediante addebito diretto sul conto.

Si può rateizzare il riscatto?

Il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione, entro 60 giorni dalla data di ricezione del provvedimento oppure in forma rateale, se il richiedente non è pensionato e se i contributi riscattati non sono da utilizzare immediatamente per il diritto a un trattamento pensionistico.

In caso di versamento a rate:

  • per la generalità dei riscatti, il numero delle rate mensili non può essere superiore a 60 (fanno eccezione il riscatto del periodo del corso legale di laurea relativo a domande presentate dopo il 31 dicembre 2007, il riscatto dei periodi di servizio civile volontario e la pace contributiva, per i quali è previsto il pagamento dilazionato in 120 rate, senza interessi);
  • l’importo dell’onere di riscatto deve essere maggiorato, se previsto dalla relativa normativa, degli interessi legali calcolati al tasso vigente;
  • l’importo dell’onere deve essere suddiviso in rate mensili consecutive d’importo unitario non inferiore a 27 euro;
  • la prima rata deve essere versata entro 60 giorni dalla notifica di accoglimento della domanda di riscatto.

Se, nel corso della dilazione, l’interessato matura il diritto alla pensione e presenta la relativa domanda, il pagamento rateale deve essere interrotto e l’onere residuo deve essere pagato in un’unica soluzione.

Il mancato pagamento dell’importo in un’unica soluzione o del versamento della prima rata è considerato come rinuncia alla domanda.

La rinuncia, espressa o tacita, non preclude la possibilità all’assicurato di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso motivo e per gli stessi periodi. In tal caso viene rideterminato il costo dell’onere alla data della nuova domanda.

Che cosa succede se si versa in ritardo?

Il versamento tardivo dell’importo in un’unica soluzione o della prima rata viene considerato, a richiesta e se consentito dalla normativa, come nuova domanda presentata il giorno del versamento tardivo. Anche il tardivo versamento delle rate successive può essere considerato, a richiesta e se consentito dalla normativa, come nuova domanda.

Se effettuato entro 30 giorni dalla data di scadenza del bollettino, il ritardato versamento (per non più di cinque volte) viene ritenuto valido e saranno addebitati gli interessi di dilazione.

Che cosa succede se si interrompe il versamento?

L’interruzione del pagamento a rate dell’onere di riscatto comporta l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo del capitale versato.

Come si utilizzano i contributi da riscatto?

A seguito del pagamento dell’onere, i contributi da riscatto sono da considerare come se fossero stati versati tempestivamente e si collocano nel periodo a cui si riferiscono, anche se il pagamento viene effettuato in epoca successiva.

Sono, pertanto, utili per:

  • il diritto a tutte le prestazioni previdenziali riconosciute dalla gestione nella quale è accreditata la contribuzione;
  • l’accertamento del diritto al versamento volontario dei contributi;
  • il diritto e la misura di tutte le prestazioni pensionistiche, come la pensione di vecchiaia, anticipata, etc. e compresa la pensione di anzianità.

note

[1] Art.13 L. 1338/1962.

[2] Art.2 Co.5 D.lgs. 184/1997.


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