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Clausola penale alta

24 Giugno 2020
Clausola penale alta

La riduzione ad equità della penale sproporzionata: i poteri del giudice. 

Spesso, nei contratti, specie in quelli tra aziende, viene inserita la cosiddetta clausola penale: si tratta di una disposizione che prestabilisce la misura del risarcimento nel caso di inadempimento di una delle due parti o di recesso anticipato. La clausola penale evita così di dover ricorrere al giudice per far quantificare i danni subiti dall’altrui violazione delle regole contrattuali.

La penale costituisce, quindi, un incentivo a rispettare l’accordo e a non violare nulla di quanto in esso previsto. 

La legge non dice quale debba essere l’importo della penale, lasciando così le parti libere di stabilire la misura di tale risarcimento. Potrebbe allora avvenire che, nel tentativo di disincentivare eventuali inadempimenti, venga inserita nel contratto una clausola penale alta, che fissi cioè una misura dell’indennizzo sproporzionata rispetto alla stessa prestazione principale. Si pensi, ad esempio, a un contratto di manutenzione periodica di un ascensore condominiale della durata di tre anni per un corrispettivo di 10.000 euro, con una penale – per il caso di recesso anticipato – di 8.000 euro, quasi quanto lo stesso prezzo originario. 

In tali ipotesi, ossia quando la clausola penale è troppo alta, cosa fare?

La soluzione è contenuta in un articolo del Codice civile che stabilisce la cosiddetta «riduzione ad equità della penale». Ne parleremo qui di seguito.

A cosa serve la penale

Con la clausola penale le parti convengono che, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il contraente inadempiente sia obbligato a pagare all’altro una determinata somma di denaro (o altra prestazione) senza necessità di dover adire l’autorità giudiziaria. La sua funzione è, pertanto, quella di rendere certe le conseguenze dell’inadempimento o del ritardo stabilendo fin da subito una somma di denaro come tetto massimo al risarcimento del danno.

Esistono due tipi di penale: un primo tipo che sanziona l’inadempimento ed un altro che sanziona il ritardo.

Di solito, la prestazione oggetto della penale consiste in una somma di denaro che le parti stabiliscono in funzione delle proprie esigenze ed in base al danno che presumono possa verificarsi a causa di inadempimento o ritardo. 

In buona sostanza, con la penale si evita, alla parte rimasta senza la prestazione, di andare dal giudice, fare una causa e dimostrare il danno subito: infatti, la clausola in questione contiene già una quantificazione – fatta in anticipo – del possibile danno.

Come funziona la penale

Il funzionamento della penale è diverso a seconda che si tratti di penale per l’inadempimento o per il ritardo.

Penale per l’inadempimento

Non appena una parte risulta inadempiente, la controparte può chiedere il pagamento della penale senza dover ricorrere al giudice per chiedere la risoluzione del contratto. 

In alternativa alla richiesta della penale, la parte può scegliere tra le seguenti opzioni:

  • avviare una causa per chiedere l’adempimento della prestazione, ma non la penale. In tal caso, la parte inadempiente non può liberarsi offrendo il pagamento della penale;
  • chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e, contestualmente, il risarcimento del danno subito rinunciando alla penale, purché la clausola penale preveda il risarcimento del danno ulteriore.

Penale per il ritardo

Nel caso in cui il contratto preveda il pagamento di una penale quando una parte ritarda l’esecuzione della propria prestazione, la controparte può pretendere quanto prima il corretto adempimento della prestazione e, nel frattempo, chiedere anche il pagamento della penale per il ritardo. 

Penale alta e riduzione ad equità

Come abbiamo già spiegato in “Penale troppo alta: come difendersi“, esiste una norma, in particolare l’articolo 1384 del Codice civile, che prevede la possibilità, da parte del giudice, di ridurre la penale ad equità, ossia, nell’ipotesi in cui sia troppo alta, renderla proporzionata alla prestazione del contratto.

La norma recita nel seguente modo:

«La penale può essere diminuita equamente dal giudice, se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l’ammontare della penale è manifestamente eccessivo, avuto sempre riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento».

Tale articolo ammette una riduzione della penale ordinata dall’autorità giudiziaria se l’importo concordato risulta manifestamente eccessivo sin dall’inizio, oppure nell’ipotesi in cui il rapporto divenga sproporzionato a seguito di un parziale adempimento [1]. In questo secondo caso, l’importo dovrà essere calcolato detratte le somme già corrisposte.

In pratica, se un contratto prevede una penale troppo alta, la parte tenuta a pagarla può ricorrere al giudice affinché ne diminuisca l’importo.

La diminuzione dell’importo spetta in due casi: 

  • se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte;
  • se l’ammontare della penale è manifestamente eccessivo rispetto all’economia complessiva del contratto.

La più recente giurisprudenza ritiene che il giudice possa ridurre la penale sproporzionata anche d’ufficio, ossia in assenza di una esplicita richiesta della parte [2].

Il potere officioso di riduzione della penale eccessiva può essere esercitato anche qualora le parti ne abbiano convenuto l’irriducibilità, trattandosi di un potere funzionale a un interesse generale dell’ordinamento [3].

La richiesta di riduzione della penale può essere avanzata sia con un’autonoma causa, sia come eccezione alla causa intrapresa dalla controparte per ottenere il pagamento della penale stessa (ad esempio, con l’opposizione al decreto ingiuntivo).

La riduzione ad equità della penale è rivolta ad evitare un ingiustificato arricchimento della parte che la esige. La penale non può essere un business, un lucro ulteriore ma solo una forma di risarcimento.

A tale scopo, il giudice ha il potere discrezionale sia di valutare l’eccessività dell’importo della penale sia di quantificare la misura della riduzione equitativa dell’importo stesso [4]. Per esercitare tale potere il giudice deve fare riferimento non alla valutazione del danno che è stato accertato o risarcito, ma all’interesse della parte all’adempimento della prestazione cui ha diritto.


note

[1] Cass. sent. n. 18128/2005

[2] Cass. sent. n. 34021/2019 e Cass. SU 13 settembre 2005 n. 18128, Trib. Milano 16 agosto 2017: «Il potere di riduzione della penale ad equità, attribuito al giudice dall’art. 1384 c.c., a tutela dell’interesse generale dell’ordinamento, può essere esercitato d’ufficio, ma l’esercizio di tale potere è subordinato all’assolvimento degli oneri di allegazione e prova, incombenti sulla parte, circa le circostanze rilevanti per la valutazione dell’eccessività della penale, che deve risultare “ex actis”, ossia dal materiale probatorio legittimamente acquisito al processo, senza che il giudice possa ricercarlo d’ufficio. (Nella specie la S.C., ha confermato la sentenza di merito, evidenziando che dal materiale probatorio acquisito agli atti doveva desumersi la eccessiva onerosità di una penale corrispondente alla metà del corrispettivo).»

[3] Cass. sent. n. 33159/2019.

[4] Cass. 23 maggio 2002 n. 7528, Trib. Arezzo 1° dicembre 2010

[5] Cass. 9 maggio 2007 n. 10626, App. Bari 13 luglio 2009 n. 751.


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