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Anticipo Tfr per comprare casa: spetta all’ex moglie?

24 Giugno 2020
Anticipo Tfr per comprare casa: spetta all’ex moglie?

L’ex coniuge vanta una quota del Tfr anche sull’anticipazione della buonuscita incassata per l’acquisto della prima casa?

Un nostro lettore intende chiedere l’anticipo del Tfr per comprare casa. Tuttavia, essendo divorziato, teme che l’ex moglie possa pretendere una quota di tale importo. Ci chiede pertanto se, stante tale richiesta, sia tenuto a rispettarla e cosa potrebbe succedere se, invece, dovesse impiegare l’intera somma ricevuta dal datore di lavoro per l’acquisto dell’immobile: la donna potrebbe pignorarlo e imporne la vendita a mezzo del tribunale? 

Cerchiamo di dare una risposta qui di seguito. Dopo aver spiegato come funziona la liquidazione della quota del Tfr in favore del coniuge divorziato, spiegheremo se spetta all’ex moglie l’anticipo del Tfr per comprare casa. Ma procediamo con ordine.

Liquidazione quota Tfr all’ex coniuge

Per l’articolo 12-bis della legge sul divorzio, introdotto nel 1987, l’ex coniuge ha diritto alla quota del Tfr a condizione che sia titolare di un assegno divorzile e (quindi) non si sia risposato.

Tale quota viene di norma stabilita nella misura del 40%, ma il giudice può tenere conto di una serie di correttivi per ridurla o ampliarla. A tal fine, dovrà calcolare la durata del matrimonio, partendo dall’eventuale precedente periodo di convivenza e comprendendo anche gli anni di separazione legali (quelli cioè intercorsi prima del divorzio).

Per la liquidazione del Tfr al coniuge divorziato sono necessarie tre condizioni:

  • deve essere intervenuta una sentenza di divorzio o, quantomeno, deve essere stata depositata in tribunale la domanda giudiziale;
  • il coniuge che vanta pretese sul Tfr deve ricevere l’assegno divorzile mensile (ossia non deve aver ricevuto un’indennità in un’unica soluzione);
  • il coniuge che vanta pretese sul Tfr non deve essersi risposato. 

Anticipazione del Tfr: spetta all’ex coniuge?

Come noto, la legge consente al dipendente, prima della cessazione del rapporto di lavoro, di chiedere l’anticipazione del Tfr per una serie di specifiche ragioni. Tali motivi sono:

  • l’acquisto della prima casa per sé o per i propri figli (si deve quindi trattare di un immobile destinato alla residenza abituale del lavoratore o della sua famiglia). Lo stesso dicasi anche per l’acquisto del suolo ove deve essere costruita l’abitazione;
  • la necessità di sostenere spese sanitarie. Il lavoratore deve trovarsi nella necessità di sostenere spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti Asl;
  • il sostenimento delle spese durante i periodi di fruizione di specifici congedi per:
    • l’astensione facoltativa per maternità;
    • la formazione.

Sul diritto dell’ex coniuge a ottenere la quota del Tfr può influire l’eventuale anticipazione chiesta dal dipendente in epoca anteriore. In particolare:

  • se l’anticipazione è stata chiesta prima del divorzio, l’ex coniuge avrà diritto solo al 40% del Tfr netto, ossia calcolato sull’importo percepito alla cessazione del rapporto di lavoro, detratto l’anticipo. E ciò perché la quota già percepita è comunque confluita nel patrimonio familiare;
  • se, invece, l’anticipazione viene chiesta dopo il divorzio (come nel caso del lettore rappresentato all’inizio di questo articolo), l’ex coniuge ha diritto al 40% sia sull’anticipo del Tfr che sulla successiva liquidazione finale.

Dunque, il diritto dell’ex coniuge a percepire la quota del Tfr dell’altro non può venire meno per le scelte economiche o patrimoniali dell’onerato.

Cosa succede se non si riconosce l’anticipo del Tfr all’ex coniuge?

Se il dipendente dovesse percepire l’anticipazione del Tfr senza liquidare il 40% all’ex moglie, questa potrebbe citarlo in giudizio per far dichiarare e quantificare il dovuto. A seguito di tale condanna, in mancanza di pagamento spontaneo o accordo di rateizzazione, il lavoratore potrebbe essere sottoposto ad azione esecutiva, anche con pignoramento della casa di abitazione. 

Dunque, se colui che ha percepito l’anticipo del Tfr dovesse utilizzare tale importo per comprare la prima casa, detto immobile potrebbe essere ipotecato e poi messo all’asta dall’ex coniuge cui non è stata versata la sua quota. La natura di «prima casa» non esclude, infatti, la possibilità di un pignoramento (vietato solo per l’agente della riscossione esattoriale).

C’è comunque da dire che le procedure esecutive immobiliari sono particolarmente lunghe e costose, per cui non sempre vi si ricorre in via immediata. Se il debitore dovesse essere titolare di altri beni più facilmente pignorabili (ad esempio, il conto corrente), il creditore – l’ex coniuge – potrebbe prescegliere questi ultimi per l’esecuzione forzata. 

Resta comunque il fatto che il semplice avvio di un pignoramento immobiliare è, il più delle volte, un valido incentivo a determinare un pagamento spontaneo. Pertanto, vi si ricorre come arma di pressione psicologica.

Se l’esecuzione dovesse iniziare, è facoltà del debitore richiedere la conversione del pignoramento, che consente di sostituire al bene immobile una somma di denaro (quantificata tenendo conto di interessi e spese), versata in parte in unica soluzione e in parte a rate.



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