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L’assegnazione della casa familiare cessa se i figli sono maggiorenni?

27 Giugno 2020
L’assegnazione della casa familiare cessa se i figli sono maggiorenni?

La mia ex moglie ha avuto dal giudice l’assegnazione della casa familiare di cui è, con me, comproprietaria. I nostri figli maggiorenni lavorano entrambi. Posso tornare a vivere nella casa che è anche mia?

Come immagino le sia noto, il provvedimento con cui il giudice assegna ad uno dei coniugi la cosiddetta casa familiare (cioè l’abitazione nella quale la famiglia si incontrava finché era unita e che costituiva il luogo in cui si svolgeva e si sviluppava la vita familiare) non ha alcun effetto sulla proprietà dell’appartamento ma:

  • attribuisce al solo coniuge assegnatario il godimento provvisorio dell’intero immobile (impedendo all’altro coniuge che sia comproprietario dell’immobile di poter disporre di esso finché dura l’assegnazione)
  • e, di conseguenza, impone al coniuge non assegnatario di trasferire altrove la propria residenza.

Nei casi, come il suo, in cui la coppia separata o divorziata abbia dei figli maggiorenni la durata dell’assegnazione della casa familiare non può protrarsi oltre il momento in cui i figli abbiano raggiunto l’indipendenza economica oppure oltre il momento in cui abbiano cessato di convivere con il coniuge assegnatario oppure oltre il momento in cui la loro non autosufficienza economica dipenda da una loro condotta colpevole (perché, ad esempio, restano del tutto inerti ed inoperosi nella ricerca di una occupazione).

Se queste circostanze fossero pacifiche ed effettivamente sussistenti (se, cioè, entrambi i figli fossero effettivamente autosufficienti dal punto di vista economico oppure avessero cessato di convivere con il coniuge assegnatario) ma la sua ex moglie si rifiutasse comunque di concederle la possibilità di poter nuovamente godere dell’appartamento in questione, non le resterebbe che chiedere la revoca del provvedimento di assegnazione deciso in sede di divorzio.

In sede di richiesta di revoca del provvedimento di assegnazione, tocca al coniuge che chiede la revoca dimostrare che sono venuti meno i motivi che giustificavano l’assegnazione (cioè toccherebbe a lei dimostrare che entrambi i figli maggiorenni sono economicamente autosufficienti oppure che non convivono più con la madre assegnataria).

La revoca del provvedimento di assegnazione disposta dal giudice avrà come effetto, nel suo caso, l’obbligo per il coniuge assegnatario di consentirle di poter tornare a godere, in quanto comproprietario, dell’immobile che fu residenza familiare (naturalmente la sua ex moglie avrà comunque diritto, anche dopo la revoca dell’assegnazione, di godere dell’abitazione poiché ne resta comunque comproprietaria).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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