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Utenze defunto: si devono pagare prima della successione?

24 Giugno 2020
Utenze defunto: si devono pagare prima della successione?

Quando gli eredi devono pagare i debiti lasciati dal parente deceduto: dalla denuncia di successione o dall’accettazione dell’eredità? E cosa succede se si paga prima?

Un nostro lettore ci informa della situazione venutasi a creare dopo la morte del nonno. «Ci sono dei bollettini arretrati da pagare», tutti intestati a suo nome, ci scrive nell’email pervenuta in redazione. La richiesta termina in questo modo: «Dal momento che non vi è mai dato alcun atto di successione/eredità, siamo tenuti a saldarli?».

Per rispondere alla domanda bisognerebbe innanzitutto comprendere cosa intende il lettore con “bollettini” e poi con “atto di successione”. Non avendo tuttavia altri elementi oltre a quelli che ci vengono forniti sinteticamente, cercheremo di affrontare l’argomento con riferimento a qualsiasi tipo di debito lasciato da un defunto; affronteremo poi il problema relativo alle utenze del defunto: si devono pagare prima della successione? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quando i debiti si trasferiscono agli eredi

Non è con la morte del parente che i debiti si trasferiscono direttamente agli eredi. Difatti, affinché tale effetto possa verificarsi, è necessario che vi sia un atto di accettazione dell’eredità. 

Spesso, quando si parla di accettazione di eredità, si usa l’espressione “pratiche successorie”. Ma questa dizione generica corre il rischio di creare un equivoco. Infatti, nelle pratiche di successione, viene di solito compresa anche la dichiarazione di successione che, invece, è un adempimento di carattere fiscale. 

Per evitare confusione, forniremo qui di seguito alcuni chiarimenti.

Cos’è l’accettazione di eredità?

L’accettazione dell’eredità è l’atto – espresso o tacito – che determina il trasferimento dei beni dal defunto agli eredi con effetto retroattivo, ossia a partire dal decesso. È solo in questo momento che i cosiddetti “chiamati all’eredità” (ossia parenti e amici del defunto) diventano realmente eredi, ossia acquisiscono tale qualità. 

L’accettazione può consistere in una dichiarazione espressa, rilasciata a un notaio (ad esempio, all’apertura del testamento) o al cancelliere del tribunale. Ma l’accettazione dell’eredità può avvenire anche in forma tacita attraverso un comportamento concludente come un prelievo dal conto, la vendita di un bene del defunto, l’accettazione di un pagamento dovuto a quest’ultimo. 

L’accettazione dell’eredità deve avvenire entro 10 anni dalla morte. Eventuali creditori o coeredi possono chiedere al tribunale di ridurre tale termine, evidenziando validi motivi per cui sia necessario accelerare la decisione (ad esempio, il pagamento degli oneri condominiali, la divisione di un immobile che genera diverse spese, ecc.).

I termini per l’accettazione dell’eredità si riducono per quegli eredi che, al momento del decesso del parente, erano nel possesso di qualche bene dell’eredità (si pensi al convivente). In tal caso, ci sono 40 giorni per redigere l’inventario dei suddetti beni e 3 mesi per fare l’accettazione o la rinuncia all’eredità.

L’accettazione dell’eredità è irrevocabile: in altri termini, una volta accettata, l’eredità non può più essere oggetto di rinuncia. Invece, una volta fatta la rinuncia la si può revocare e procedere con l’accettazione.

La dichiarazione di successione

Spesso, si confonde l’accettazione dell’eredità con un altro atto, che deve intervenire prima, in particolare, entro massimo 1 anno dal decesso: la dichiarazione di successione.

La dichiarazione di successione è un adempimento che si sostanzia in una comunicazione da inviare all’Agenzia delle Entrate. È anche detta «denuncia di successione» perché – un po’ come la denuncia dei redditi – serve a informare il fisco del patrimonio acquisito dagli eredi al fine della liquidazione dell’imposta di successione.  

Dunque, se l’accettazione dell’eredità ha natura civilistica e serve a trasferire il patrimonio dal defunto agli eredi, la denuncia di successione ha invece natura fiscale e serve per determinare il debito tributario che grava sugli eredi.

La dichiarazione di successione deve essere fatta una sola volta e può essere eseguita anche da un solo erede, per conto di tutti gli altri, senza bisogno che questi gli diano un previo mandato.

Eseguire la dichiarazione di successione non implica l’accettazione dell’eredità: si tratta di due cose distinte e separate.

Quando i debiti non si trasferiscono agli eredi

Da quanto appena detto, i debiti si trasferiscono agli eredi solo con l’accettazione dell’eredità. Prima di questo momento, nessuno dei familiari, anche i più stretti, è tenuto a pagare i creditori del defunto.

Dunque, tirando le fila del discorso, i debiti non si trasferiscono agli eredi prima che questi ultimi accettino l’eredità (ossia diventino a tutti gli effetti “eredi”).

L’eventuale pagamento spontaneo, prima dell’accettazione dell’eredità, del debito lasciato dal defunto ha le seguenti conseguenze:

  • se il pagamento viene effettuato con i soldi del defunto (che, ad esempio, conservava in banca o a casa), esso si considera un’accettazione tacita dell’eredità;
  • se invece il pagamento avviene con i soldi dell’erede, esso non costituisce accettazione di eredità e, quindi, l’erede è ancora libero di rinunciarvi.

In ogni caso, anche dopo l’accettazione dell’eredità, gli eredi non devono mai pagare i seguenti debiti:

  • le multe stradali, le sanzioni amministrative e quelle penali: si tratta, infatti, di debiti intrasmissibili agli eredi;
  • i debiti prescritti per decorso del termine massimo previsto dalla legge. Per i termini consulta l’articolo “Prescrizione dei crediti“;
  • le sanzioni fiscali: questo significa che se il defunto non aveva pagato l’Irpef o presentato la dichiarazione dei redditi, i suoi eredi saranno comunque tenuti a pagare le imposte evase ma non anche le sanzioni per tale comportamento.

Utenze e debiti del defunto: si devono pagare prima della successione?

Non c’è alcun obbligo di pagare i debiti di un defunto se prima non è stata fatta l’accettazione dell’eredità. L’obbligo non sussiste neanche a seguito della dichiarazione di successione che, come detto, non comporta l’acquisizione della qualifica di erede.

Quindi, per quanto riguarda le utenze (ossia le bollette insolute) e tutti gli altri impegni economici del defunto, gli eredi non sono tenuti a onorare il debito fino a quando non accettano l’eredità. Se però lo fanno e impiegano i soldi del defunto, il loro pagamento spontaneo si considera come se fosse accettazione di eredità. Il che significa che dovranno poi pagare tutti gli altri debiti. Una delle principali conseguenze dell’accettazione dell’eredità è la responsabilità per i debiti lasciati dal defunto. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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