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13 cose che devi sapere quando diventi erede

24 Giugno 2020
13 cose che devi sapere quando diventi erede

Eredità, problemi di successione: la dichiarazione di successione e l’accettazione dell’eredità. 

Ad un certo punto della vita, tutti siamo chiamati a fare i conti con le pratiche di successione. Il decesso di un familiare segna un momento traumatico. Alle tasse da pagare allo Stato si aggiungono le numerose problematiche di tipo legale. È inevitabile, perciò, doversi avvalere di un legale. L’avvocato sa come risolvere i problemi ereditari e quali pratiche sono necessarie ai fini della successione. 

Ecco, dunque, le risposte più comuni alle domande sull’eredità. Cosa devi sapere quando diventi erede? 

Come sapere se il defunto ha lasciato un testamento

Quando c’è un testamento pubblico, ossia depositato presso un notaio, sarà quest’ultimo a informare gli eredi dell’esistenza del testamento. Gli eredi potrebbero comunque, di propria iniziativa, svolgere delle indagini consultando il locale Consiglio Notarile. Lì, si potrà indagare, presso i notai iscritti, se un tale testamento sia stato depositato (si tratta di una prassi diffusa, ma non obbligatoria).

Se invece è stato fatto un testamento olografo, di quelli cioè “fai da te”, conservati in casa o consegnati ai testimoni, sarà cura degli eredi stessi scoprirlo. E non è detto che ciò succeda.

Devo pagare i debiti del defunto?

Non è obbligatorio pagare i debiti del defunto appena questi muore. Quest’obbligo scatta solo a partire dall’accettazione dell’eredità. E per l’accettazione ci sono 10 anni di tempo dal decesso. 

Anche se spesso le lettere dei creditori non tardano ad arrivare, gli eredi hanno quindi molto tempo per scegliere il da farsi. I creditori potrebbero, però, chiedere al tribunale di fissare un termine più breve di 10 anni.

Prima dell’accettazione dell’eredità, quindi, gli eredi non sono tenuti a pagare i debiti del defunto, né perciò i creditori potranno avviare un pignoramento.

Che succede se pago i debiti del defunto?

Nel momento in cui un erede paga spontaneamente un debito del defunto, tale atto, se fatto coi soldi del defunto stesso (ad esempio, con quelli che aveva in banca o in casa) costituisce una accettazione tacita dell’eredità. E l’accettazione, una volta fatta, non può più essere revocata. Risultato: bisognerà poi pagare tutti gli altri debiti se non si vuol risponderne con il proprio patrimonio.

Invece, se l’erede paga il debito con i propri soldi, il suo comportamento non costituisce accettazione tacita dell’eredità e, quindi, potrà ancora rinunciarvi.

A che serve la dichiarazione di successione?

Diversa dall’accettazione di eredità è la dichiarazione di successione, un adempimento di carattere fiscale. Si sostanzia in una comunicazione inviata all’Agenzia delle Entrate che serve solo per stabilire il patrimonio passato in successione e determinare l’imposta da versare all’erario. Va fatta entro 1 anno dal decesso.

L’omissione della dichiarazione di successione costituisce un illecito tributario che fa scattare le sanzioni economiche. 

La dichiarazione di successione non implica accettazione dell’eredità: come detto, infatti, ha solo finalità di tipo fiscale. 

Pertanto, dopo la dichiarazione di successione si è sempre in tempo per rifiutare l’eredità.

Quando non va fatta la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione non va fatta se gli eredi sono il coniuge e/o figli e/o genitori e/o altri parenti in linea retta e l’eredità ha valore non superiore a 100mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari (come usufrutto, servitù, abitazione, superficie, ecc.).

Devo ritirare le raccomandate indirizzate al defunto?

I creditori che bussano alla porta degli eredi non possono indirizzare le richieste di pagamento e le raccomandate al defunto. Gli eredi possono, pertanto, ignorarle senza subire alcuna conseguenza. È, quindi, consigliabile non ritirare le raccomandate inviate al soggetto deceduto. Questo vale anche per le cartelle esattoriali.

Per potersi considerare correttamente notificata, la richiesta di pagamento deve essere indirizzata, entro il primo anno dalla morte, a tutti gli eredi impersonalmente (ad esempio “Gentili Eredi del sig. Mario Rossi”) e spedita all’indirizzo di ultima residenza del defunto. Dopo un anno, invece, bisognerà inviare tante lettere per quanti sono gli eredi, ciascuna di queste intestata con il nome e cognome del solo erede e inviata al suo indirizzo di residenza.

Quali debiti del defunto non si pagano?

Non tutti i debiti lasciati dal defunto vanno pagati. Ad esempio, non si pagano le sanzioni amministrative o penali e le multe stradali. Anche le sanzioni di carattere fiscale non ricadono sugli eredi, che però dovranno corrispondere le imposte non versate dal defunto. Quindi, ad esempio, se il soggetto deceduto non ha versato l’Irpef, l’obbligo ricade sugli eredi che però potranno chiedere lo sgravio delle sanzioni.

Infine, gli eredi non pagano i debiti prescritti, quelli cioè ormai fuori termine. La prescrizione si calcola dalla scadenza del pagamento o dall’ultima diffida regolarmente inviata al defunto. I termini, in generale, sono di 2 anni per le utenze della luce, acqua e gas; 5 anni per le utenze del telefono; 5 anni per i debiti condominiali (10 anni per i lavori straordinari al palazzo); 10 anni per fatture dovute a contratti; 5 anni per i risarcimenti del danno dovuti ad atti illeciti.

Se un erede non vuole vendere cosa si fa?

Spesso, succede che più familiari diventino coeredi dello stesso immobile. In tali casi, si forma una comunione che permane fino a quando non si procede alla divisione. 

Se gli eredi volessero vendere il bene e uno si opponesse, quest’ultimo bloccherebbe la vendita. Non vale, infatti, il principio della maggioranza in queste decisioni ma ci vuole l’unanimità. 

Gli altri eredi potranno allora ricorrere al giudice per chiedere di dividere l’immobile in via coattiva. In che modo? Il giudice prima valuta se è possibile una divisione in natura (cosa possibile quando si tratta, ad esempio, di una villetta bifamiliare). Se così non dovesse essere, il giudice verifica se uno degli eredi si offre come acquirente dell’immobile, con liquidazione delle rispettive quote degli altri coeredi in moneta. Se più eredi dovessero chiedere l’assegnazione dell’immobile, il giudice valuterebbe quale di questi ha la quota maggiore di eredità o se vi sono situazioni più meritevoli di tutela delle altre (si pensi a uno degli eredi che già viveva nell’immobile da prima, perché convivente col defunto). In ultima ipotesi, il giudice mette all’asta l’immobile con successiva divisione del ricavato tra tutti gli eredi.

Che succede se uno degli eredi ha debiti

Nel caso in cui uno degli eredi abbia dei debiti, i suoi creditori potranno pignorare la sua quota di eredità e, quindi, anche i beni in comunione con gli altri coeredi, come ad esempio una casa. A quel punto, o gli altri eredi liquidano il creditore in modo che non abbia più nulla a che pretendere, o sarà necessario che l’erede in questione rinunci all’eredità per evitare che i suoi creditori pignorino i beni del defunto.

In realtà, questa seconda chance non è sempre possibile visto che i creditori, nei successivi 5 anni, possono contestare la rinuncia all’eredità e farla revocare, così pignorando il bene in comunione ereditaria. 

Che fare se uno degli eredi non vuole accettare l’eredità?

Potrebbe succedere che uno degli eredi si attardi a decidere se accettare o meno l’eredità, pregiudicando il diritto degli altri di procedere, ad esempio, alla divisione dei beni ereditari. In tal caso, è possibile ricorrere al tribunale affinché assegni all’erede in questione un termine breve per prendere la decisione definitiva.

Che succede se un erede rinuncia all’eredità?

Se uno degli eredi rinuncia all’eredità, la sua quota finisce ai suoi figli che potranno a loro volta decidere di accettare o rinunciare. Se i figli rinunciano o in assenza di figli, la quota va ai figli dei fratelli. Se anche questi ultimi rinunciano o non sono presenti, la quota in questione viene spartita tra gli altri coeredi che così vedranno accrescere le rispettive quote di eredità.

Che succede se tutti gli eredi rinunciano all’eredità?

Se tutti gli eredi rinunciano all’eredità, l’eredità finisce allo Stato e i creditori non potranno più rivalersi contro nessuno, rimanendo per sempre insoddisfatti nei propri diritti.

Cosa succede se l’ex coniuge si è separato ma non ha divorziato?

Si considera erede a tutti gli effetti anche l’ex coniuge da cui il defunto si è separato ma non ha ancora divorziato. Solo col divorzio, infatti, cessano tutti i diritti ereditari. Attenzione però: se la separazione è avvenuta con addebito a carico del coniuge superstite, a questi non spetta l’eredità. Si pensi al caso in cui il giudice dichiari che la fine del matrimonio è avvenuta per causa di un tradimento o dell’abbandono del tetto coniugale. 



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