La luce a led che uccide il Coronavirus

24 Giugno 2020
La luce a led che uccide il Coronavirus

Esito positivo per i primi test, portati avanti dal dipartimento scientifico del Celio.

Luce sul Coronavirus. Non nel senso che abbiamo finalmente compreso tutto ciò che ci era oscuro di questa malattia. Intendiamo proprio nel senso letterale: il dipartimento scientifico del policlinico militare Celio di Roma sta sperimentando una speciale luce a led in grado di uccidere batteri e virus. Tra questi, anche il Covid.

L’agenzia di stampa Adnkronos ci mette al corrente della pubblicazione, oggi, su MedRxiv dei primi risultati di questa sperimentazione, che sembra funzionare: il picco di frequenze brevettato ha ucciso il 99,8% del Sars-Cov-2 e si è dimostrato efficace anche su batteri, spore, muffe e funghi con un’azione che provoca – a differenza dei raggi ultravioletti – un danno irreversibile alla struttura dei microrganismi. Ulteriori test sono in corso su altre specie virali tra i quali febbre gialla e influenza pandemica (H1N1), fanno sapere Nextsense e P&P Patents and Technologies, proprietarie del brevetto.

Chi l’ha inventata

«La struttura del dipartimento scientifico del Policlinico Militare di Roma – afferma il ministero della Difesa – ha impiegato tutto il proprio personale fin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus e ha avviato una serie di ricerche in collaborazione con altri enti che hanno portato a sequenziare i genomi virali responsabili della malattia Covid-19, grazie a una collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss)».

«I test – continuano dal ministero – attualmente in corso su questo dispositivo a favore della salute pubblica, in collaborazione con l’azienda italiana Nextsense, assumono particolare importanza considerata la necessità di controllare la diffusione del virus sterilizzando e sanificando le superfici. Le ulteriori prove verranno condotte nell’ambito di uno studio multicentrico che coinvolgerà altri laboratori militari europei (Germania e Svezia), sotto il coordinamento del Dipartimento scientifico del Policlinico Militare di Roma».

Come agisce

Biovitae è una tecnologia brevettata di illuminazione a Led e totalmente Uv free che, mentre emette una luce bianca naturale, esercita un’azione microbicida, virucida e sanificante su tutti i microrganismi esistenti senza alcun rischio per gli esseri viventi, anche a seguito di esposizione continua. In pratica, sanifica le superfici e gli ambienti senza renderli sterili, ed è totalmente sicura per l’uso continuo anche in presenza di esseri viventi.

«Siamo molto soddisfatti dei risultati – spiega Mauro Pantaleo, presidente di P&P Patents and Technologies, il gruppo che ha sviluppato il brevetto -. A seguito della pandemia, abbiamo trovato un supporto fondamentale dalla sanità militare», aggiunge ringraziando quanti hanno creduto nel progetto, oltre che tutto il personale del Dipartimento scientifico del Policlinico Celio.

Nata per i batteri e poi applicata ai virus

Biovitae «è stata selezionata da parte di Unaids fra le trenta innovazioni in grado di contribuire al raggiungimento dell’SDG3 e questo ci riempie ancor più di orgoglio». La possibilità che il dispositivo «potesse essere efficace anche sulle specie virali è cresciuta nel tempo – dichiara Rosario Valles, inventore insieme a Carmelo R. Cartiere, della tecnologia -. Biovitae è stata inventata pensando alle infezioni batteriche e all’antibiotico-resistenza e mai avevamo pensato di testarne l’efficacia anche sui virus. I virus sono forme di vita che hanno bisogno di altri esseri viventi per replicarsi, usano le altre cellule come un “centro fotocopie” per replicare innumerevoli volte il proprio materiale genetico. La struttura del Sars-CoV-2, e degli Spike in particolare, ricorda in parte la struttura di una membrana batterica: da qui l’idea che l’irradiamento con le frequenze di Biovitae avrebbe potuto far subire al virus lo stesso tipo di stress molecolare già verificato sui batteri».

«Abbiamo iniziato la nostra partita consapevoli che la natura ha sempre in serbo la contromossa e ci siamo, quindi, posti come i giocatori di scacchi cercando di prevedere in anticipo ogni mossa dell’avversario», conclude Valles. La soluzione hi-tech è frutto di una tecnologia brevettata, interamente italiana, ed è registrata al ministero della Salute come dispositivo medico di classe I.



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