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10 cose che devi sapere se ti ferma la polizia

25 Giugno 2020 | Autore:
10 cose che devi sapere se ti ferma la polizia

Come comportarsi se ti ferma un poliziotto? Ecco i dieci consigli da seguire per sapere cosa fare durante un controllo o una perquisizione.

Quando si viene fermati dalla polizia è bene sapere come comportarsi; ciò non perché si abbia qualcosa da nascondere, ma perché l’ansia potrebbe giocare brutti scherzi e metterci nei guai. Se, ad esempio, la polizia ti ferma mentre sei in strada, sai come comportarti? Se ti ferma mentre sei in auto, sai quali sono i tuoi diritti e quali i tuoi obblighi? E se bussa direttamente alla porta di casa? Insomma: come comportarsi con la polizia mentre fa il suo dovere?

Con questo articolo ti fornirò una guida molto comprensibile su come affrontare un controllo da parte delle forze dell’ordine; in pratica, vedremo insieme tutto ciò che dovrai fare per essere in regola e per non incorrere in alcun guaio. Vedrai che, seguendo questi pochi consigli, saprai esattamente cosa fare tutte le volte in cui le forze dell’ordine vogliano effettuare un controllo o una perquisizione. Se sei pronto e hai cinque minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le dieci cose che devi sapere se ti ferma la polizia.

Cosa fare se un agente di polizia mi ferma per strada?

Se un agente di polizia ti ferma per strada e ti chiede di identificarti, deve fornirgli le tue generalità [1]. In altre parole, sei tenuto per legge a dirgli almeno nome, cognome e residenza.

Non sei obbligato a portare con te la patente (a meno che tu non sia alla guida di un veicolo) o la carta d’identità: di conseguenza, la polizia non può obbligarti a mostrare questi documenti.

Diverso è il discorso se la polizia ti ferma mentre sei all’estero: in questo caso, occorre che tu abbia con te un documento identificativo, tipo il passaporto o la carta d’identità.

Al termine del controllo, in modo cortese, chiedi se sei libero di andare: se è tutto a posto, ovviamente ti sarà detto di sì.

Ricorda bene: non mettere mai le “mani addosso” a un’autorità, nemmeno se lo fai in maniera amichevole, ad esempio con una pacca sulle spalle.

Tieni a mente, inoltre, che se la polizia ti ferma per un controllo non significa affatto che tu sia indagato o sospettato di aver commesso un crimine, a meno che gli agenti non comincino a leggere i tuoi diritti (ad esempio, quello alla nomina di un avvocato, a restare in silenzio, ecc.): in questo caso, puoi ritenerti formalmente indagato.

Devo rispondere alle domande della polizia?

Per legge, nel caso in cui la polizia ti fermi sei obbligato solamente a identificarti, cioè a fornire le tue generalità: ad ogni altra domanda puoi rifiutarti di rispondere.

Ciò vale soprattutto se tu sei formalmente indagato: in questa ipotesi, come ricordato sul finire del primo paragrafo, non solo non sei tenuto a rispondere, ma la polizia deve perfino elencare i tuoi diritti, tra i quali c’è, per l’appunto, quello a rimanere in silenzio e a non rispondere ad alcuna domanda.

Se le indagini dovessero andare avanti, in qualità di indagato hai il diritto di rispondere solamente in presenza del tuo avvocato.

La polizia può ordinare di allontanarmi da un luogo pubblico?

Cosa fare se la polizia ti intima di allontanarti dal luogo pubblico in cui ti trovi? Ciò potrebbe accadere se la polizia ha il fondato sospetto che tu:

  • stia disturbando la quiete pubblica;
  • stia agendo sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti, rappresentando così un pericolo per le altre persone o per le loro proprietà;
  • sia senza fissa dimora.

In casi del genere, può applicarsi il daspo urbano, il quale ha lo scopo di limitare la libera accessibilità e fruizione di determinate infrastrutture pubbliche, come quelle di trasporto (strade, ferrovie e aeroporto), i presidi sanitari, le zone di particolare interesse turistico, le aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli.

L’allontanamento viene eseguito dallo stesso agente accertatore, che rivolge il relativo ordine per iscritto al trasgressore, avendo cura di indicarvi le motivazioni e specificando che lo stessa ha un’efficacia di 48 ore dalla commissione del fatto.

Il destinatario del Daspo è tenuto a pagare a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria una somma compresa tra 100 e 300 euro.

Non è mai possibile ordinare l’allontanamento da un luogo pubblico nel caso in cui si stia manifestando legittimamente e civilmente (ad esempio, per questioni politiche) o si stia prendendo parte a uno sciopero.

Polizia mi ferma alla guida: cosa fare?

Il più classico dei controlli della polizia è quello fatto sui conducenti alla guida dei loro veicoli. Cosa fare se la polizia ti ferma mentre sei al volante?

Occorre ovviamente accostare il veicolo sul ciglio della strada o su luogo che non crei intralcio alla circolazione. Non bisogna uscire dall’autovettura, se non su richiesta espressa.

Dopodiché, bisogna mostrare alle autorità il proprio titolo di guida (la patente, cioè) e il libretto di circolazione. La violazione di quest’obbligo è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 87 a € 345 [2].

Se la polizia lo chiede, è necessario mostrare anche il certificato assicurativo che, per legge, deve essere sempre portato nel veicolo cui si riferisce.

Come detto in precedenza, non occorre avere con sé la carta d’identità oppure altro documento identificativo diverso dalla patente: su richiesta, è sufficiente declinare le proprie generalità.

Non sei tenuto a rispondere a domande diverse da quelle che hanno giustificato il fermo del veicolo.

Quando la polizia ferma un conducente, è in suo potere effettuare un’ispezione del veicolo al fine di verificare che esso sia conforme alle norme di circolazione e alle caratteristiche riportate sul libretto stesso.

Qualora abbia fondati sospetti, la polizia può perfino procedere alla perquisizione, sia del veicolo che della persona: è il caso in cui si presume che si stia nascondendo droga oppure armi. In casi del genere, bisogna collaborare con la giustizia. Non si ha diritto a un avvocato, a meno che non sia immediatamente reperibile.

Se sei formalmente indagato, la polizia dovrà leggerti i tuoi diritti: vale quanto detto sopra in merito al diritto a rimanere in silenzio e alla nomina di un avvocato di fiducia.

Cosa fare se la polizia mi maltratta?

Cosa fare se la polizia ti maltratta? Segnati il numero di matricola dell’agente, il suo nome o altro elemento identificativo che puoi facilmente notare; meglio ancora se hai dei testimoni.

Per quanto riguarda le generalità dei poliziotti, in realtà essi non sono tenuti a fornirle, ma quando sono in servizio esibiscono il tesserino o la placca di riconoscimento, cioè quella che li identifica mediante numero di matricola.

Per quanto riguarda gli agenti in borghese, la legge dice che il personale delle forze armate autorizzato a svolgere il servizio d’istituto in abito civile (in pratica, in borghese), nel momento in cui debba far conoscere la propria qualità o allorché l’intervento assuma rilevanza esterna, ha l’obbligo di applicare sull’abito in modo visibile una placca di riconoscimento e di esibire la tessera di riconoscimento, ove richiesto [3].

Se vieni addirittura ferito, chiama subito il soccorso medico, fai foto delle tue lesioni e fai copia di tutti i documenti che ti vengono rilasciati dal medico. Consegna tutto al tuo avvocato e procedi a sporgere denuncia.

Cosa fare se un poliziotto mi chiede di dargli dei soldi?

Un poliziotto, così come qualsiasi altro pubblico ufficiale in servizio, non può chiederti dei soldi, ad esempio per il pagamento di una multa.

Solo in ipotesi del tutto eccezionali, il codice della strada [4] consente il pagamento della sanzione direttamente all’agente accertatore (leggi questo articolo “Contravvenzioni: pagamento della multa in misura ridotta“). Si tratta comunque di una facoltà, non di un obbligo.

Al di fuori di rarissime eccezioni, ogni sanzione pecuniaria conseguente a un illecito (ad esempio: infrazione al codice della strada) deve essere pagata con le modalità indicate nel verbale, e cioè con bollettino postale, con bonifico, con modello f23, ecc.

Ugualmente, un poliziotto non può chiedere denaro in cambio di un servizio o di un favore. Ad esempio, l’agente che ti chiede dei soldi in cambio della cancellazione della multa commetterebbe un grave reato, e rischierebbe di farlo commettere anche a te.

Se riesci a vedere il numero di matricola del poliziotto che ti ha chiesto dei soldi, cerca di ricordarlo o di segnarlo: puoi sporgere denuncia per concussione o per corruzione.

Cosa fare se la polizia vuole entrare in casa?

Se la polizia bussa alla porta di casa tua e chiede di entrare, allora è probabile che intenda procedere a una perquisizione.

La regola vuole che le forze dell’ordine procedano in questo modo solamente se autorizzate dall’autorità giudiziaria con apposito decreto. È quindi tuo diritto, prima che la polizia entri, chiedere di mostrarti il decreto del giudice.

Prima di poter perquisire una persona o la sua dimora, la polizia deve avvisarla della possibilità di nominare un avvocato o altra persona di fiducia che siano, però, facilmente reperibili; la polizia non è quindi tenuta ad attendere l’arrivo dell’avvocato, in quanto la perquisizione è un tipico atto a sorpresa.

Particolare tutela è accordata alla perquisizione domiciliare: salvo eccezioni, la perquisizione in un’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non può essere iniziata prima delle ore sette e dopo le ore venti. Nei casi urgenti, però, l’autorità giudiziaria può disporre che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti limiti temporali.

La polizia potrebbe voler entrare anche per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare o un arresto: anche in questi casi, occorre che vi sia l’autorizzazione del giudice.

Controlla bene cosa c’è scritto nel provvedimento del giudice: controlla, in particolare, che il tuo nominativo sia ben indicato, che siano specificati i motivi della perquisizione ed, eventualmente, gli oggetti che la polizia cerca. Controlla che il decreto sia effettivamente emesso da un giudice.

Ricorda, ancora, che le perquisizioni possono essere effettuate solamente dagli ufficiali di polizia giudiziaria, non anche dai semplici agenti.

Hai ovviamente il diritto di assistere alle operazioni della polizia: anzi, è bene che, in assenza di un avvocato, tu stia molto attento a tutto ciò che avviene. Se ci sono testimoni, ancora meglio.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno proceduto al controllo, alle ispezioni e alle perquisizioni di cui innanzi, sono tenuti a rilasciare immediatamente all’interessato copia del verbale di esito dell’atto compiuto.

Perquisizioni senza decreto: sono possibili?

Esistono diversi ipotesi in cui è consentito alla polizia di entrare in casa senza il permesso del giudice: si tratta delle perquisizioni fatte d’urgenza quando si ha il fondato sospetto che, in quel determinato luogo, si stia commettendo un crimine, ad esempio legato alle armi, agli esplosivi, alla droga oppure a delitti con finalità terroristica.

Eccezionalmente, la legge consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di procedere a perquisizione personale o locale quando, oltre ad esserci il fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino nascoste cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso, ci si trovi in flagranza di reato o in un caso di evasione (cioè di fuga).

Inoltre, quando si deve eseguire un’ordinanza che dispone la custodia cautelare o un ordine di carcerazione nei confronti di persona imputata o condannata per uno dei delitti per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza ovvero al fermo di una persona indiziata di delitto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere a perquisizione personale o locale se sussistono particolari motivi di urgenza che non consentono la emissione di un tempestivo decreto di perquisizione.

La polizia può sottopormi a perquisizione personale?

La polizia può perquisirti alle condizioni viste nel paragrafo precedente, e cioè solamente se autorizzata dal giudice oppure nelle ipotesi in cui vi sia il fondato sospetto che tu abbia commesso determinati reati (spaccio, ecc.) oppure che tu abbia delle armi con te.

Dunque, solo nelle ipotesi di urgenza e solo quando vi sia il fondato sospetto che siano stati commessi particolari reati, è possibile procedere a perquisizione personale senza decreto del giudice.

È altresì possibile procedere in tal senso quando si esegue un’ordinanza di custodia cautelare, cioè quando si va a prelevare una persona per condurla in carcere o restringerla ai domiciliari.

Ad ogni modo, la perquisizione personale deve avvenire sempre nel rispetto della tua dignità: ciò significa che non è possibile perquisirti davanti a tutti. Se ci si trova in un luogo pubblico (una piazza, ad esempio), allora la polizia dovrà condurti in un luogo un po’ più appartato.

La perquisizione personale deve essere eseguita da una persona del tuo stesso sesso.

Polizia alla dogana: può fermarmi e perquisirmi?

La polizia doganale ha ampi poteri di controllo. Secondo la legge, i funzionari doganali possono invitare coloro che per qualsiasi motivo circolano nell’ambito degli spazi doganali ad esibire gli oggetti ed i valori portati sulla persona.

In caso di rifiuto ed ove sussistano fondati motivi di sospetto, il capo del servizio può disporre, con apposito provvedimento scritto specificamente motivato, che le persone suddette vengano sottoposte a perquisizione personale.

Della perquisizione è redatto processo verbale che, insieme al provvedimento anzidetto, deve essere trasmesso entro quarantotto ore alla Procura della Repubblica competente.

Il procuratore della Repubblica, se riconosce legittimo il provvedimento, lo convalida entro le successive quarantotto ore [5].

Cosa fare se sono testimone di un crimine?

Se hai assistito a un reato e la polizia ti ferma per chiederti informazioni, sei tenuto a rispondere secondo verità. In un caso del genere, non puoi rifiutarti né chiedere di nominare un avvocato (visto che non sei indagato): in qualità di persona informata sui fatti sei obbligato a collaborare, fornendo quante più notizie ti è possibile.


note

[1] Art. 651 cod. pen.

[2] Art. 192 cod. str.

[3] Art. 20, D.P.R n. 782/85.

[4] Art. 202, comma 2-bis, cod. str.

[5] Art. 20, Testo unico della legislazione doganale (T.u.l.d.).

Autore immagine: Depositphotos.com


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