Previdenza: il tesoretto delle casse professionali

24 Giugno 2020
Previdenza: il tesoretto delle casse professionali

Le attività ammontano a 87 miliardi di euro; 18 casse su 20 sono in attivo tra prestazioni erogate e contributi ricevuti. Manca il Regolamento sugli investimenti.

Le risorse complessive di fondi pensione e casse professionali di previdenza superano i 270 miliardi di euro e riguardano oltre dieci milioni di soggetti tra iscritti e pensionati. Lo rende noto oggi la Covip, Commissione di vigilanza sui Fondi pensione, nella relazione annuale diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos.

A fine 2019, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestavano a 185 miliardi di euro, in aumento del 10,7% rispetto all’anno precedente: un ammontare pari al 10,4% del Pil italiano. Invece, alla fine del 2018 (sono gli ultimi dati ad oggi disponibili), le attività complessivamente detenute dalle casse professionali di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 87 miliardi di euro. L’incremento in un anno è stato dell’1,9% ma considerando il periodo dal 2011 al 2018 tali attività sono cresciute complessivamente da 55,7 a 87 miliardi di euro, con un aumento del 56,2%.

La Covip dal 2011, in forza dell’esperienza maturata nel contiguo settore dei fondi pensione, vigila anche sugli investimenti delle casse professionali e ha analizzato 20 consuntivi di gestione di ciascuna. Nell’assetto dei controlli, opera in raccordo con i Ministeri del Lavoro e dell’Economia, ai quali spetta la verifica della complessiva stabilità degli enti. Le principali casse sono Enpam, Cassa Forense, Inarcassa, Cassa dei Dottori Commercialisti ed Enasarco.

Oggi la Commissione ha precisato che «pur nella perdurante assenza del Regolamento in materia di disciplina degli investimenti [1], la Covip ha comunque svolto la propria funzione di vigilanza, trasmettendo annualmente analitici referti ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia a consuntivo delle gestioni di ciascuna delle 20 casse e svolgendo diversi approfondimenti su specifici aspetti della gestione, anche attraverso iniziative di carattere ispettivo».

Da questo lavoro è emerso, a fronte della sostenuta crescita alla quale abbiamo accennato, che «permangono differenze, anche ampie, nelle attività delle casse: circa il 73% dell’attivo è di pertinenza dei 5 enti di dimensioni maggiori, i primi 3 raggruppano circa il 54% del totale. Al 2018 solo in 2 casse (Cassa Geometri ed Inpgi – gestione AGO) le prestazioni superano i contributi; in tutti gli altri casi la differenza è positiva, con un’ampiezza variabile tra i singoli enti».

Così la maggior parte delle Casse è in attivo, poiché raccolgono attraverso i contributi degli iscritti più di quanto erogano per le prestazioni pensionistiche o assistenziali. Ma come viene impiegato questo “tesoretto“? Dall’analisi Covip emerge che ci sono molti investimenti obbligazionari; «la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari a 32,6 miliardi di euro (corrispondenti al 37,5% del totale). La composizione delle attività vede la prevalenza di investimenti immobiliari, che nel complesso (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) si attestano a 19,8 miliardi di euro (22,7% del totale)».

Ma nel quinquennio 2014-2018 – sottolinea Covip – «l’incidenza di tale componente è comunque diminuita di circa 4 punti percentuali. Va peraltro osservato che in 6 casi la componente immobiliare supera il 30% delle attività e in uno di questi l’incidenza è superiore al 50%». Gli investimenti nell’economia italiana, ossia in immobili e in titoli domestici, ammontano a 35 miliardi di euro, pari al 40,2% delle attività totali, mentre quelli esteri si attestano a 38,2 miliardi di euro, corrispondenti al 43,9% delle attività totali. La residua quota del 15,9% delle attività totali è costituita essenzialmente da liquidità e da crediti contributivi.

Su questi aspetti la relazione muove un appunto quando rileva che «sugli assetti regolamentari delle casse in materia di investimento pesa l’assenza di un quadro normativo cogente e unitario, causandone una varietà più ampia di quella che la peculiarità delle singole casse può giustificare. I documenti che a vario titolo trattano il tema degli investimenti risultano notevolmente articolati quanto a struttura e contenuti, talvolta senza il necessario coordinamento. Anche gli assetti organizzativi delle casse in materia di investimenti risultano variamente articolati, pure in funzione della accentuata diversità della dimensione delle attività detenute e della complessità della politica di investimento perseguita. In relazione a tali assetti, che in taluni casi hanno anche evidenziato qualche elemento di fragilità, l’attività della Covip ha stimolato un percorso di progressivo rafforzamento».

Così il presidente della Commissione di vigilanza, Mario Padula, dice che occorre «recuperare il ritardo normativo delle casse professionali: continua ad ampliarsi, infatti, anche per effetto dell’incidenza della disciplina di origine comunitaria, il divario tra la regolamentazione normativa dei fondi pensione e quella relativa alle casse professionali, che restano gli unici investitori istituzionali affrancati da una regolamentazione unitaria in materia di investimenti».

Nella raccomandazione espressa a commento della relazione, Padula aggiunge che «occorre portare rapidamente a completamento l’iter di adozione del regolamento interministeriale sugli investimenti delle casse, atteso dal 2011, che fornirebbe una cornice normativa, da un lato, oggettivamente necessaria per favorire il processo volto a rafforzare le procedure e gli assetti organizzativi professionali e tecnici delle casse e ad assicurare un efficace monitoraggio dei rischi assunti nella gestione; dall’altro, sufficientemente flessibile da consentire ai singoli enti l’adozione di scelte gestionali autonome e responsabili in ragione delle rispettive specificità».

Il presidente di Covip ha concluso il suo intervento spiegando come l’adozione del regolamento «contribuirebbe poi anche al miglioramento dell’assetto della vigilanza; un contesto adeguatamente disciplinato e regolato faciliterebbe infatti l’azione di controllo cui la Covip è chiamata, consentendo alla stessa di inserirsi in un alveo caratterizzato da regole chiare ed omogenee».


note

[1] Previsto dal Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011, convertito con modificazioni, in Legge 15 luglio 2011, n. 111.


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