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Condominio: rimozione contenitori rifiuti suolo privato

27 Giugno 2020
Condominio: rimozione contenitori rifiuti suolo privato

L’avvocato del vicino proprietario del suolo ove il condominio ha posto i propri contenitori dei rifiuti ci intima di rimuoverli. Io sono disponibile alla rimozione, in quanto non ho mai prestato il consenso in assemblea affinché venissero collocati lì.

Nel caso in cui gli altri condomini e l’amministratore del mio condominio non intendano provvedere a tale rimozione, cosa posso fare e scrivere allo studio legale ed al mio amministratore per  rappresentare la  mia  posizione e tutelarmi dell’eventuale inerzia degli altri condomini e dell’amministratore?

Il punto di partenza non può che essere il primo comma dell’art. 1137 del codice civile, a tenore del quale le deliberazioni prese dall’assemblea sono obbligatorie per tutti i condomini.

L’unico modo per sottrarsi ad esse è quello di impugnarle nei termini di legge: a tenore del secondo comma di cui al summenzionato articolo, contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.

In realtà, esiste una giurisprudenza di merito (invero minoritaria) secondo cui il singolo condomino, per andare esente da responsabilità derivanti dalle delibere, possa manifestare il suo dissenso, dissociandosi secondo il meccanismo di cui all’art. 1132 cod. civ., secondo il quale, qualora l’assemblea dei condomini abbia deliberato di promuovere una lite o di resistere a una domanda, il condomino dissenziente, con atto notificato all’amministratore, può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza. L’atto deve essere notificato entro trenta giorni da quello in cui il condomino ha avuto notizia della deliberazione.

Secondo questo orientamento (Trib. Genova, sent. del 28 febbraio 2014), la legge consentirebbe ai singoli condòmini di liberarsi dall’imputazione dell’illecito collettivo con il meccanismo della dissociazione dalla lite di cui all’art. 1132 c.c.

Tale meccanismo, ampliando il concetto di lite effettiva fino a quello di lite potenziale, consente anche al condominio di dissociarsi preventivamente da una azione illecita condominiale. Nondimeno tale dissociazione opera su un piano diverso del mero dissenso o della mera assenza in sede di organi deliberativi e richiedere una manifestazione di volontà espressa.

In pratica, secondo questo orientamento (come detto, non maggioritario), il condòmino che non voglia incorrere in responsabilità per la delibera condominiale può manifestare, entro trenta giorni, il proprio dissenso, qualora dalla delibera possa derivare una lite potenziale.

In realtà, l’art. 1132 c.c. fa riferimento al dissenso manifestato avverso una delibera con cui il consesso decide di promuovere o resistere in giudizio; inoltre, ad ogni buon conto, il dissenso si sarebbe dovuto manifestare entro trenta giorni.

La tesi da preferire è la maggioritaria, cioè quella che, ricollegandosi all’art. 1137 c.c., prevede che, per sottrarsi alla delibera, la si debba impugnare, non essendo sufficiente un semplice dissenso.

Un conto infatti è una delibera che determina qualcosa su una lite, altro una delibera dalla quale, potenzialmente, potrebbe discendere una lite: nel primo caso, si ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 1132 c.c.; nella seconda ipotesi, il condomino che ritiene una delibera foriera di contenzioso perché illecita potrà impugnarla ai sensi dell’art. 1137 c.c. e non dissociarsene in base all’art. 1132 c.c.

La via del dissenso potrebbe essere percorsa in futuro, nel caso in cui la controversia in oggetto sfoci in una citazione in una causa e il condominio decida di resistere in giudizio: in questa circostanza, se si ritiene che il condominio ha torto, si potrà manifestare entro trenta giorni il dissenso alla deliberazione.

Tanto premesso, in difetto di tempestiva impugnazione della delibera illegale, allo stato il lettore risponderebbe insieme all’intero condominio dell’eventuale occupazione abusiva del suolo privato: il condomino è coinvolto nell’illecito di natura condominiale e, almeno verso terzi, ne risponde insieme agli altri.

Ciò che si può fare è sollecitare l’amministratore affinché convochi d’urgenza un’assemblea straordinaria per decidere sul punto. Qualora l’amministratore sia inerte, i condòmini possono convocare autonomamente l’assemblea.

Secondo l’art. 66 delle disposizioni attuative al codice civile, l’assemblea può essere convocata in via straordinaria dall’amministratore quando questi lo ritiene necessario o quando ne è fatta richiesta da almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio. Decorsi inutilmente dieci giorni dalla richiesta, i detti condomini possono provvedere direttamente alla convocazione.

Sarebbe inoltre opportuno riscontrare la diffida dell’avvocato comunicandogli che il condominio prenderà provvedimenti non appena l’amministratore convocherà l’assemblea e che, dal proprio canto, non ci sono problemi a soddisfare la richiesta della propria assistita.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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