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Fotografare in un luogo privato aperto al pubblico

20 Agosto 2020 | Autore:
Fotografare in un luogo privato aperto al pubblico

Quando c’è bisogno di chiedere un consenso per scattare con il cellulare e per pubblicare l’immagine su un social. E quando, invece, non serve il permesso.

È l’era delle foto senza pietà. Con le fotocamere sempre più sofisticate sui cellulari (sempre più sofisticati), catturare un’immagine ovunque ci si trovi è diventato più che un piacere quasi un obbligo: tutti devono guardare sul nostro profilo social dove siamo, con chi ci troviamo, cosa facciamo. La smania di farsi vedere, però, fa dimenticare spesso i limiti che la legge impone, soprattutto per tutelare la privacy di chi, inconsapevolmente, finisce immortalato in quelle immagini. Maggiore cautela si deve avere quando si decide di fotografare in un luogo privato aperto al pubblico, come può essere un bar, un negozio, un ufficio postale.

L’esempio più diffuso per illustrare questo problema è quello della persona che, a sua insaputa, viene ritratta da qualcuno al ristorante in buona compagnia e finisce su Facebook o su Instagram. Pensa cosa potrebbe succedere se quella persona avesse detto al suo capo di essere in malattia o al coniuge di essere impegnato in un noioso congresso di lavoro. E se il superiore o il coniuge, per puro caso, vedessero sui social la foto incriminata. Insomma, fotografare in un luogo privato aperto al pubblico non è una cosa banale: bisogna capire entro quali termini è possibile scattare.

Occorre, inoltre, sapere quando ci si trova in un luogo pubblico o in un luogo privato aperto al pubblico o, ancora, esposto al pubblico: hanno delle caratteristiche diverse e questo può fare la differenza quando si vuole fare una foto con il telefonino. Partiamo proprio da qui.

Luoghi pubblici o privati: cosa sono?

Si definisce luogo privato quello in cui si ha in maniera stabile o transitoria la vita privata o di relazione, lavorativa, culturale, ricreativa. In pratica, l’abitazione, ma anche il giardino, il garage, il cortile, una camera d’albergo, uno studio professionale, un’azienda commerciale, un laboratorio artigianale, ecc. L’importante è che sia un luogo riservato, riparato dagli intrusi e al quale si possa accedere solo con il consenso del proprietario o della persona che lo occupa.

Un luogo pubblico, di solito di proprietà del demanio, ha come caratteristica principale il libero accesso da parte di chiunque. Si parla, quindi, di un parco pubblico, di una spiaggia, della via o della piazza di una città e di tutti quei posti che possono essere frequentati da un numero indeterminato di persone, senza costrizioni, limitazioni di orario o condizioni particolari.

Diverso il luogo privato aperto al pubblico. In questo caso, si tratta di una proprietà privata il cui accesso è determinato dal titolare o dalla persona che ce l’ha in gestione. È il caso del supermercato, del tribunale, degli uffici comunali, di una biblioteca, dell’ambulatorio, del bar o del ristorante, per citare alcuni dei posti aperti al pubblico solo in determinate fasce orarie, a differenza della via pubblica o della spiaggia che abbiamo citato prima. Sono luoghi privati aperti al pubblico anche quelli in cui l’accesso è vincolato al pagamento di un biglietto (il teatro, il museo, il cinema) oppure con invito (una mostra, un convegno, un determinato evento, ecc.).

Ci sono, infine, i luoghi privati esposti al pubblico. In questo caso si parla, appunto, di un posto privato che, però, può essere osservato agevolmente da un numero indeterminato di persone. E qui, l’esempio più tipico è quello del balcone di casa, visibile dai passanti che transitano per strada. Lo stesso vale per il giardino di un’abitazione all’interno della recinzione non coperto, però, da una siepe e, pertanto, esposto allo sguardo di chiunque.

Foto in luogo aperto al pubblico: va chiesto il permesso?

Chi scatta una foto in un luogo pubblico, come una piazza, o in un luogo privato aperto al pubblico, come un ristorante, deve stare molto attento ai volti che finiscono su quelle immagini, soprattutto quando ha intenzione di divulgarle con qualsiasi mezzo, anche sui social network o in un blog.

Va detto, innanzitutto, che, a prescindere dal luogo in cui ci si trovi (pubblico, privato aperto al pubblico, ecc.), se la fotografia che si sta per scattare presuppone che altre persone vengano ritratte nell’immagine, è sempre cosa buona e giusta chiedere il loro consenso ad essere fotografate. Pensa, ad esempio, alla foto che vuoi fare ad un concerto, dove attorno a te ci sono altre persone che, inevitabilmente, saranno immortalate insieme a te nel tuo selfie.

Così facendo, chi scatta si tutela da eventuali azioni giudiziarie nei suoi confronti. Per esempio, fare una foto in un luogo privato può comportare il reato di interferenze illecite nella vita privata [1]. Mentre chi fotografa qualcuno in luogo pubblico o in luogo privato aperto al pubblico, rischia di essere accusato del reato di molestie o disturbo alle persone [2].

È opportuno sottolineare che un luogo privato aperto al pubblico è, appunto, un luogo privato. E, pertanto, se il proprietario vieta di scattare delle fotografie all’interno del locale o che mostrino l’interno del locale, sarà meglio usare il cellulare solo per parlare al telefono o per chattare e tenere spenta la fotocamera, per non commettere un illecito.

Foto in luogo aperto al pubblico: cosa si rischia?

Come appena detto, se scatti una foto in un luogo pubblico o privato aperto al pubblico in cui vengono ritratte altre persone, può succedere che qualcuno se ne accorga e ti chieda di smetterla o di cancellare le immagini già fatte. Se ti opponi, rischi di essere accusato del reato di molestie o disturbo delle persone, punito con l’arresto fino a 6 mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.

Nello specifico, il reato si configura quando:

  • al momento di scattare la fotografia si molesta o si disturba qualcuno con un’inopportuna e sgradevole interferenza nella sua vita privata e di relazione (il caso degli amanti, tanto per capirci);
  • lo scatto avviene in un luogo pubblico o privato aperto al pubblico;
  • ci si intromette nella quiete o nella libertà delle altre persone per invadenza, indiscrezione o sfacciataggine (come chi fotografa di nascosto qualcuno per immortalare la persona che frequenta) o per altro ingiustificabile motivo. Quest’ultimo è il caso di chi si prende una sbandata per qualcuno e lo segue per fotografarlo in modo da guardare le sue immagini in qualsiasi momento.

Attenzione, perché basta un solo episodio per finire sotto accusa, anche se non è un’abitudine fare delle foto spudoratamente o di nascosto senza il consenso degli altri. Ma quel che è ancora più importante, l’illecito si commette anche quando la persona che finisce nel tuo obiettivo non se ne accorge e, quindi, non si infastidisce. È il gesto che conta, non il risultato. E se quel gesto viene colto da un’altra persona che si rende conto di quello che l’aspirante paparazzo sta facendo e si rivolge alle forze dell’ordine per denunciare l’illecito, scatta (oltre alle foto) la procedibilità d’ufficio.

Questo è un passaggio importante. Immagina di fotografare di nascosto in un ristorante (quindi un luogo privato aperto al pubblico) il tuo collega d’ufficio seduto con un’avvenente signora che non è sua moglie. Il cameriere, nel servirti, nota quello che stai facendo e decide di farlo sapere alla Polizia, la quale, come detto, procede d’ufficio. Così, il tuo collega viene a sapere del tuo comportamento e decide di querelarti. Se non che, qualche giorno dopo, si rende conto che non lo avresti mai ricattato e che volevi solo fargli uno scherzo. Così decide di ritirare la querela. Ma, ormai, il pasticcio è fatto: il processo andrà, comunque, avanti.

Foto in luogo aperto al pubblico: si può pubblicare l’immagine?

Chiedere a qualcuno se si può scattare una foto in cui rimarrà, per forza, ritratto non basta per decidere di divulgarla: chi vuole pubblicare su Facebook o su Instagram o su qualsiasi mezzo un’immagine in cui appare un’altra persona deve chiedere e ottenere un secondo consenso ad utilizzare a tale scopo la fotografia. Altrimenti, non si può nemmeno far vedere agli amici: si commette un illecito per violazione della privacy. Se la foto ritrae un minore, per poterla divulgare è necessario il consenso esplicito dei suoi genitori o di chi ne abbia la tutela.

Riassumendo: fotografare in un luogo pubblico o privato aperto al pubblico altre persone comporta l’obbligo di:

  • chiedere solo il consenso a scattare l’immagine, nel caso in cui la foto resti un ricordo da non mostrare a qualcuno;
  • chiedere un secondo consenso per la sua divulgazione nel caso in cui si voglia caricare la foto sul web oppure la si voglia mostrare in giro oppure la si voglia utilizzare per fini commerciali.

Il mancato rispetto di queste regole comporta anche il rischio di dover risarcire la persona offesa per violazione del suo diritto alla riservatezza. Inoltre, se l’immagine lede la sua reputazione si rischia di essere accusati di diffamazione aggravata. Oppure, se si usa la foto per ottenere lucro o per danneggiare intenzionalmente la persona ritratta, si può essere accusati del reato di trattamento illecito di dati.

Foto in luogo aperto al pubblico: quando non serve il consenso?

Ci sono, comunque, delle eccezioni. Il consenso a pubblicare un’immagine scattata in un luogo pubblico o privato aperto al pubblico, anche ad insaputa dell’interessato, non serve quando la foto:

  • immortala una persona famosa (un calciatore, un attore, un cantante, un noto giornalista, un personaggio della tv, ecc.);
  • ritrae una persona che ricopre un pubblico ufficio (un politico, ad esempio);
  • viene usata per necessità di giustizia o di polizia;
  • viene utilizzata per scopi scientifici, didattici o culturali;
  • mostra delle persone che partecipano a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o che si svolgono in pubblico (una fiera, una festa nazionale, una manifestazione pubblica).

Sono delle eccezioni, certo, ma con certi limiti: le foto non devono offendere la reputazione e l’onore delle persone immortalate. È necessario, inoltre, che le persone non famose presenti ad un evento pubblico non siano riconoscibili (ad esempio dal viso o da qualche loro tratto inconfondibile), a meno che l’oggetto principale della foto sia l’evento e loro siano riconoscibili per caso.


note

[1] Art. 615-bis cod. pen.

[2] Art. 660 cod. pen.


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