Coronavirus, la nuova prova dell’efficacia delle mascherine

24 Giugno 2020
Coronavirus, la nuova prova dell’efficacia delle mascherine

Un recente studio conferma che queste protezioni hanno reso il Covid meno aggressivo in 42 Paesi del mondo, quelli più avvezzi al loro utilizzo come misura d’igiene in generale.

Tanto si è parlato del protagonismo recente di epidemiologi, virologi, immunologi, non proprio ben visto da molti. C’è da dire, però, che la comunità scientifica, in tempo di pandemia, è inevitabilmente la nostra stella polare: l’unica che ha la concreta possibilità di aprirci la strada a una più approfondita conoscenza del virus. E così ci affidiamo agli studi che, quotidianamente, vengono pubblicati sul Coronavirus su autorevoli riviste, tenendo presente che, essendo la ricerca in itinere, i risultati, a volte, possono essere contrastanti.

Sull’importanza delle mascherine c’è sempre stato un consenso più o meno unanime. L’unica eccezione, lo abbiamo visto a più riprese, è stata rappresentata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che, in un primo momento, tendeva a escludere l’utilità delle mascherine di comunità, poi se ne è convinta, consigliandole in luoghi affollati (leggi l’articolo: Coronavirus, l’Oms insiste: «Da sole non servono»).

Il nuovo studio

Adesso, si aggiunge alla serie di studi che propendono per l’efficacia di queste protezioni per il viso una nuova pubblicazione, sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Ce ne parla, come al solito, l’agenzia di stampa Adnkronos, che ne riassume i risultati.

Dallo studio emerge che chi ha adottato prima le mascherine ha avuto conseguenze meno pesanti, in termini di impatto del Covid sulla popolazione. A condurre la ricerca, un’équipe della Chinese University of Hong Kong. Secondo i ricercatori, quella di proteggere il viso, diffusa soprattutto in alcuni Paesi come buona abitudine igienica, ha contribuito notevolmente a impedire che l’epidemia si diffondesse in forma più grave.

In particolare, sarebbero 42 gli Stati che si sono premuniti e cioè nei quali la popolazione ha fatto un uso generalizzato abbastanza precoce delle mascherine, contenendo in questo modo i focolai. «In molti Paesi asiatici come la Cina e il Giappone l’uso di mascherine in questa pandemia è onnipresente ed è considerato una regola di igiene, mentre in molti Paesi occidentali l’utilizzo da parte del pubblico è meno comune», hanno spiegato gli autori dello studio in una lettera al direttore della rivista scientifica.

Esempi pratici

Un esempio classico è quello di Hong Kong. L’isola, ex colonia britannica, è vicina alla Cina, dove si è sviluppato il primo focolaio di Covid, eppure «il tasso di infezione da Covid-19 è stato generalmente modesto con solo 1.110 casi fino a oggi. Ciò è correlato ad un uso quasi onnipresente delle mascherine in città». Modelli simili sono stati osservati in altre aree asiatiche, come Taiwan, Thailandia e Malesia.

Posto quindi che l’efficacia delle mascherine, anche secondo questo studio, è indubbia, più difficile è invece rispondere alla domanda se siano più o meno importanti di altre misure come il lavaggio delle mani o il distanziamento sociale. Una strategia che preveda tutte queste precauzioni combinate, secondo i ricercatori, è la migliore. Questi dispositivi, spiega ancora l’équipe nella lettera, «possono aiutare a rallentare la diffusione di Coronavirus e avere un costo basso rispetto alle risorse sanitarie e bilancio delle vittime associati alla pandemia. Riteniamo che l’uso delle mascherine, il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale siano tutti elementi importanti fra le misure non farmacologiche contro il Covid-19».



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