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Le tensioni che attraversano il centrodestra

24 Giugno 2020
Le tensioni che attraversano il centrodestra

Coalizione nella tempesta: l’ultima lite Zaia-Meloni è solo la punta dell’iceberg di uno scontro di identità tra partiti che, a pensarci bene, non sono così «affini».

Vento di burrasca sul centrodestra: la coalizione è agitata dalle frizioni che, in queste ore, stanno interessando Lega e Fratelli d’Italia. È infatti in corso una querelle tra Giorgia Meloni e Luca Zaia, dopo un’intervista di quest’ultimo al Corriere della Sera. Divergenze di vedute. Niente di più classico: i partiti che compongono la coalizione hanno priorità diverse. Una di queste, per il governatore del Veneto Luca Zaia è l’autonomia regionale, che non sembra invece nell’agenda della Meloni, molto più interessata all’unità e alla centralità dello Stato. Al Corriere, Zaia ha dichiarato che «Non esiste che» al suo fianco «ci siano persone che non credono nell’autonomia o che abbiano anche solo il minimo dubbio».

Autonomia contro unità

La leader di Fratelli d’Italia deve averla presa come una specie di dichiarazione di guerra. Il fazzoletto rosso agitato in faccia al toro. Inevitabilmente, dal momento che Zaia non ha avuto mezzi termini nel dire, sottolineando che la sua regione si è già espressa in favore dell’autonomia, che «voler bene al Paese non significa solo cantare bene l’inno di Mameli e sventolare il tricolore». E qui la reazione di Meloni, che ha fatto dell’incipit dell’inno italiano il nome del proprio partito, era scontata.

Deve averla presa come l’uscita di chi vuole fare a pezzi la coalizione: «Non capisco il comportamento della Lega e questa intervista di Zaia – ha dichiarato, dopo averla letta, la numero uno di FdI -. Avevamo dato grande prova di unità con l’indicazione unitaria dei candidati presidenti in tutte le elezioni regionali». Se Zaia chiede un accordo scritto sull’autonomia, Meloni rilancia: «Vorremmo che gli alleati si impegnassero anche sul patto anti inciucio, perché Zaia sa bene che non siamo stati noi ma il M5S, al governo gialloverde, a impedire che l’autonomia si realizzasse».

Accordi e disaccordi

La faida si scatena a quarantott’ore scarse dall’accordo sui nomi degli aspiranti governatori che il centrodestra schiererà. Accordo che non è stato proprio rose e fiori, segnato da divisioni sulle quali è oggettivamente difficile giungere a compromessi, dal momento che chiamano in causa molta parte dell’identità dei tre partiti. L’attuale lite è solo l’ultimo esempio. Prima di questa, c’era stata l’idea leghista, ben poco gradita a Forza Italia, delle cosiddette «liste pulite» a prova di impresentabili: posizione abbastanza inconciliabile con il garantismo azzurro. Poi, le diatribe sui nomi. La Lega, per esempio, non gradisce quello di Raffaele Fitto, candidato da Meloni in Puglia, già presidente della Regione per cinque anni agli inizi del Duemila e considerato volto storico della destra sul territorio.

Ci sono poi i trascorsi che, infatti, Meloni recrimina: lei è guardinga nei confronti di quella Lega che, dopo le elezioni del marzo 2018, si è sfilata dalla coalizione per andare all’esecutivo con i 5 Stelle. Riusciranno i partiti del centrodestra a ricomporre le fratture? Potrebbero. A patto, però, di sacrificare ognuno un pezzettino del proprio orgoglio identitario (che poi, ironia della sorte, è proprio l’arte del compromesso o del barcamenarsi, in cui si esercitano ogni giorno Pd e 5 Stelle per tenere in piedi il Governo). Resta solo da capire se sono disposti a farlo.



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