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Figlio maggiorenne non lavora: fino a quando va mantenuto?

24 Giugno 2020
Figlio maggiorenne non lavora: fino a quando va mantenuto?

Obbligo di mantenimento dei genitori o, in caso di separazione, del padre cessa nel momento in cui vi è prova che il giovane non abbia fatto di tutto per rendersi autonomo. L’età è variabile.

Un lettore ci chiede fino a quando va mantenuto il figlio maggiorenne che non lavora? In passato, la giurisprudenza è stata molto vaga nel dare la risposta ma più di recente la Cassazione ha individuato un’età in relazione alla quale può presumersi che lo stato di disoccupazione sia colpevole e non imputabile alla crisi occupazionale. Tali pronunce segnano un decisivo passo in avanti nell’individuazione di un momento in cui si può affermare che cessa il diritto al mantenimento. Diritto che, peraltro, non rivive più neanche nell’ipotesi in cui il giovane, inizialmente occupato, dovesse poi perdere il lavoro. 

Di tanto parleremo meglio nel seguente articolo in cui spiegheremo, appunto, fino a quando va mantenuto il figlio maggiorenne che non lavora.

Il diritto al mantenimento dopo i 18 anni

Il diritto dei figli ad essere mantenuti da entrambi i genitori – siano essi sposati o separati – trae origine dal semplice fatto della procreazione: padre e madre, infatti, sono responsabili non solo dell’educazione, ma anche della crescita, della salute e dell’istruzione dei bambini, da quando nascono fino a quando non diventano autonomi. Contrariamente dunque a quanto si crede, tale dovere non cessa con la maggiore età del ragazzo.

A mettere nero su bianco tale regola è da sempre la giurisprudenza e, in particolare, la Cassazione. In buona sostanza, il legame tra genitori e figlio si interrompe solo quando quest’ultimo è in grado di camminare con le proprie gambe, ossia ha un reddito tale da consentirgli di mantenersi da sé. 

Questo però non significa che il genitore debba farsi carico di un figlio che non vuol lavorare. L’obbligo di mantenimento, infatti, sussiste sempre fino a quando il bambino è minorenne mentre, dalla maggiore età in poi, resta vivo solo a condizione che il giovane voglia formarsi, quindi intenda studiare o, in caso contrario, si dia da fare nel cercare un’occupazione. Insomma, non è dovuto alcun mantenimento per i figli “bamboccioni” o pigri. Il ragazzo deve dimostrare una condotta attiva, volenterosa.

Figlio disoccupato: deve essere mantenuto?

È vero: l’assenza di un lavoro è dovuta, il più delle volte, alla crisi occupazionale. Quando ciò succede, il ragazzo ha ancora diritto ad essere assistito economicamente dai genitori. Sono peraltro questi ultimi a dover dimostrare che il figlio è rimasto senza lavoro a causa della sua inerzia, che cioè non si è dato da fare per trovare un’occupazione. Detto in termini tecnici, l’onere della prova è rovesciato: spetta quindi al padre e alla madre dimostrare che il figlio non vuole rendersi indipendente.

Senonché, secondo la Cassazione, se anche può ben presumersi che un ragazzo a 18 anni sia ancora dipendente dai genitori non per sua volontà, questa presunzione viene via via scemando quanto più questi cresce. E ciò perché, in un’ottica probabilistica, le occasioni di lavoro prima o poi arrivano. Certo, potrebbero non essere le occasioni che il giovane ha sempre sperato, ma non si può certo pesare sulle spalle dei genitori in attesa che arrivi l’offerta “d’oro”. Come dire: il maggiorenne che ha finito di studiare (o che non vuol studiare) non può fare lo schizzinoso.

La Cassazione ha sempre detto che il figlio maggiorenne si considera «economicamente autosufficiente» quando comincia a percepire un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, anche se l’inserimento nella famiglia paterna gli avrebbe garantito una posizione sociale migliore. Ma anche un part-time potrebbe bastare.

Di qui, il dubbio più inquietante per chi riceve ancora i soldi da mamma e da papà (o, in caso di divorzio, solo dal padre): fino a quando spetta il diritto al mantenimento per il figlio disoccupato? O, altrimenti detto, a partire da quale età, per i giudici, lo stato di disoccupazione si ritiene causato dall’atteggiamento pigro del ragazzo e non dalle difficoltà del mercato? Ecco la risposta.

Da che età il figlio disoccupato non va più mantenuto?

Tiriamo le fila del discorso e cerchiamo di individuare qual è l’età a partire dalla quale il figlio ancora disoccupato non può più rivendicare il mantenimento dai genitori. 

Sul punto, la Cassazione ha fornito una interpretazione piuttosto coerente e, se anche non è possibile fissare una regola valida per tutti i casi, si può tracciare una generica linea di confine tra un’apatica inerzia e l’impossibilità oggettiva. Questo limite può variare dai 30 ai 35 anni a seconda della formazione del giovane e del suo percorso di studi. È chiaro, ad esempio, che un ragazzo che abbia seguito un corso di laurea e che si sia messo sulla strada della carriera professionale necessiterà di maggior tempo per trovare la propria indipendenza economica rispetto a chi invece, già dopo la scuola dell’obbligo, ha tentato di formarsi in una scuola di specializzazione e si è immesso nel mercato del lavoro. Insomma, più il figlio cresce, più dovrà dimostrare le ragioni del proprio stato di disoccupazione per continuare a chiedere i soldi ai genitori. 

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