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Numero civico sbagliato su raccomandata

24 Giugno 2020
Numero civico sbagliato su raccomandata

Che succede se viene notificata una cartella esattoriale, una multa o qualsiasi atto giudiziario a un indirizzo corretto ma al numero diverso?

Quando il postino, a fronte di un atto da notificare a un determinato indirizzo, non trova il nome del destinatario sul citofono, esegue una speciale procedura prevista dalla legge per le persone irreperibili: l’originale dell’atto viene cioè depositato presso il Comune in modo che l’interessato, qualora lo voglia, possa ivi ritirarlo nei successivi trenta giorni. Fatto ciò, la notifica si considera come se fosse stata regolarmente eseguita nelle mani dell’interessato. Questo per evitare che le persone possano fornire indirizzi falsi e così sfuggire agevolmente alle azioni legali, alle pretese dei creditori, del fisco o della polizia. 

Ma che succede se, sulla busta della lettera, è indicato un indirizzo non corretto? Potrebbe, ad esempio, succedere che sia riportato un numero civico sbagliato sulla raccomandata. O che, benché il numero civico sia corretto, la lettera venga consegnata ad un interno diverso del palazzo rispetto a quello ove abita il destinatario. In tale ipotesi, come ci si dovrà comportare? La questione è stata analizzata dalla Cassazione con una recente ordinanza [1]. 

La Corte ha preso in esame la notifica di un atto giudiziario eseguita presso la stessa via ove effettivamente si trovava il destinatario ma, per un mero errore materiale, a un numero civico differente. E si sa: a volte, basta dimenticare una cifra per disorientare il postino. 

A riguardo, secondo la Suprema Corte, la notifica fatta a un numero civico sbagliato si considera come mai avvenuta, ossia nulla. Quindi, è del tutto irrilevante che il postino o l’ufficiale giudiziario abbiano poi depositato l’atto presso il Comune. E ciò perché la modalità di notifica per soggetti irreperibili – prevista dall’articolo 143 del Codice di procedura civile – presuppone che l’indirizzo indicato nell’atto da notificare sia corretto e lì non si riesca a trovare il destinatario per sua assenza. Assenza che non deve essere temporanea (come nel caso di chi, ad esempio, si trovi momentaneamente fuori di casa per ragioni di lavoro) ma assoluta (in altre parole, il destinatario non deve dimorare lì). 

Peraltro, prima di procedere al deposito presso il Comune, il soggetto notificante deve fare delle indagini e acquisire, eventualmente dai soggetti residenti, maggiori informazioni sull’effettivo luogo di dimora del destinatario. Se non dovesse farlo, la notifica, anche in questo caso, si considererebbe nulla. 

Per dimostrare che la notifica è stata eseguita presso il numero civico sbagliato, il destinatario dovrà presentare un certificato storico di residenza. 

L’errore all’Anagrafe insomma segna un punto a favore di chi dovrebbe subire la notifica e che, invece, non ha ricevuto nulla nella cassetta delle lettere. 

La Corte ricorda che risulta possibile ricorrere alla procedura di notifica per persone irreperibili soltanto quando è oggettivamente impossibile per il notificante individuare il luogo di residenza, dimora o domicilio effettivi del destinatario, nonostante l’esperimento delle ricerche e delle indagini suggerite nel caso concreto dall’ordinaria diligenza; non basta, dunque, che l’interessato risulti trasferito dal precedente indirizzo.

Sempre in materia di notifica, la Cassazione [2] ha anche ritenuto nulla la notifica della cartella di pagamento eseguita al familiare che abita nello stesso numero civico ma in altro appartamento.

Quindi, ai fini della validità della notifica, non basta che la via sia corretta: deve anche corrispondere il numero civico ed eventualmente l’interno.


note

[1] Cass. ord. n. 12259/20.


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