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Quali sono le Regioni a statuto speciale

25 Giugno 2020 | Autore:
Quali sono le Regioni a statuto speciale

L’istituto della specialità regionale: natura, fondamento, caratteristiche e concreta attuazione nell’ordinamento della Repubblica italiana.

La Costituzione italiana disegna l’Italia come una Repubblica caratterizzata dall’unitarietà e dall’indivisibilità dello Stato, la quale riconosce anche le autonomie locali [1]. Il potere fa capo agli organi centrali (organizzazione centralista) ma è distribuito sull’intero territorio nazionale (organizzazione decentrata). Più precisamente, a livello locale, operano i così detti enti territoriali, cioè i Comuni, le Province e le Regioni, ciascuno dotato di propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione [2].

Per quanto attiene alle Regioni, lo Stato italiano ne ricomprende in tutto 20 ma 5 godono di una maggiore autonomia gestionale e finanziaria e sono definite Regioni a statuto speciale. Ma quali sono le Regioni a statuto speciale e in cosa differiscono da quelle a statuto ordinario? Sono tutte terre di confine e isole, cioè il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste [3]. Hanno statuto speciale per le loro particolari caratteristiche storiche, la non naturale appartenenza all’Italia, le istanze autonomiste, le caratteristiche culturali nonché per la necessità di tutela delle minoranze [4].

Come e quando sono state istituite le Regioni a statuto speciale

L’esigenza di concedere forme di autonomia particolare ad alcuni territori è sorta immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1944 sono state create le figure dell’Alto commissario per la Sardegna [5] e dell’Alto Commissario per la Sicilia [6], entrambi affiancati da una Giunta consultiva e da una Consulta regionale che rappresentava i partiti politici e i sindacati.

Inizialmente, è stata la Sicilia ad avere il suo statuto speciale [7], approvato nel 1946 prima della stessa Costituzione. Nel medesimo anno, è stato firmato l’accordo che ha previsto la concessione alle Province di Trento e Bolzano di un potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo [8]. Successivamente, è stata costituita la Circoscrizione autonoma della Valle d’Aosta [9] ed anche la Sardegna ha ottenuto lo statuto speciale [10].

Le autonomie speciali così concesse sono state espressamente previste dall’articolo 116 della nuova Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Quindi, sono state approvate le leggi costituzionali contenenti gli statuti in deroga al procedimento ordinario di approvazione di una legge costituzionale [11].

A proposito della Regione Trentino Alto Adige, l’articolo 116 della Costituzione [12] precisa che la stessa è composta dalle Province autonome di Trento e Bolzano, riconoscendo costituzionalmente entrambe come enti autonomi speciali.

L’ultima Regione ad autonomia speciale ad essere costituita è stata il Friuli Venezia Giulia, il cui statuto viene approvato nel 1963 [13].

Nel 2001, l’articolo 116 della Costituzione è stato riformato e nella nuova versione per il Trentino Alto Adige e per la Valle d’Aosta, è stata introdotta la denominazione bilingue, rispettivamente Sudtirol e Vallée d’Aoste, dando maggiore concretezza la principio di tutela delle minoranze linguistiche costituzionalmente previsto.

Perché sono state istituite le Regioni a statuto speciale

Le Regioni a statuto speciale sono situate ai limiti esterni del territorio italiano ma la loro posizione geografica ne giustifica solo in parte l’istituzione.

Mentre per la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia la maggiore autonomia è stata concessa soprattutto per tutelare le minoranze linguistiche e le particolari tradizioni etniche, per la Sicilia e la Sardegna la maggiore autonomia è derivata anche dalla necessità di provvedere in modo differenziato a specifiche condizioni di sviluppo economico-sociale e, soprattutto, dall’urgenza di frenare le tendenze separatiste manifestate dalla popolazione nell’immediato dopoguerra.

In cosa differiscono gli statuti speciali dagli statuti ordinari

Lo statuto regionale di una Regione a statuto speciale disciplina le condizioni di autonomia e le competenze esclusive proprie della Regione. Per tale motivo viene definitivo speciale.

Le differenze principali tra questo tipo di statuto e quello ordinario, detto di diritto comune, sono sia di forma sia di sostanza.

Infatti:

  1. gli statuti speciali vengono adottati e revisionati con legge costituzionale, quindi, è lo Stato a decidere, ovvero il Parlamento ad alta maggioranze, mentre quelli a statuto ordinario sono approvati e modificati con legge regionale;
  2. gli statuti speciali hanno forma di fonte costituzionale, cioè si rapportano con la Costituzione, prevalendovi con il principio di specialità; viceversa, gli statuti ordinari sono fonti di livello primario.

I cinque statuti speciali sono l’uno diverso dall’altro, ciascuno adattandosi al contesto territoriale. Presentano comunque dei criteri di base simili.

I principi stabiliti negli statuti speciali vengono definiti da una Commissione paritetica Stato-Regione con i decreti legislativi di attuazione, che si differenziano dai decreti legislativi ex art. 76 in quanto non necessitano di un’apposita legge di delega.

Le Regioni a statuto speciale, inoltre, possono deliberare leggi statutarie, che differiscono dalle normali leggi regionali perché:

  • necessitano di una sola approvazione a maggioranza assoluta del Consiglio regionale;
  • possono essere confermate con un referendum preventivo su richiesta da parte di 1/5 dei consiglieri regionali o di 50.000 iscritti agli albi elettorali regionali, entro 3 mesi dalla pubblicazione;
  • possono essere sottoposte a controllo preventivo di costituzionalità su richiesta da parte del Governo, entro 30 giorni dalla pubblicazione.

Regioni a statuto speciale e a statuto ordinario: qual è il rapporto

Le Regioni a statuto speciale hanno iniziato a funzionare nel 1948, prima di quelle a statuto ordinario. Per un certo periodo, sono state considerate Regioni dotate di una maggiore autonomia, cioè con competenze primarie ed esclusive. In alcuni ambiti, potevano emanare leggi regionali e lo Stato interveniva solo entro determinati limiti. Quando hanno iniziato ad operare [14] anche le Regioni a statuto ordinario, a queste sono state attribuite solo competenze concorrenti con quelle a statuto speciale.

Nel 2001, è stata approvata una riforma per effetto della quale alle Regioni a statuto ordinario sono state riconosciute competenze residuali di tipo esclusivo con contestuale riduzione dei poteri delle Regioni a statuto speciale.

Per ovviare all’inconveniente, è stato stabilito che quando le Regioni a statuto ordinario hanno più competenze di quelle a statuto speciale, queste ultime possono emanare leggi ricorrendo alla procedura prevista dall’articolo 117 della Costituzione. Inoltre, la loro forma di governo è stata adatta a quella della Regioni a statuto ordinario.

Come opera l’autonomia delle Regioni a statuto speciale

La Costituzione italiana prevede che le Regioni a statuto speciale dispongano di forme e condizioni particolari di autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria.

Autonomia legislativa

Per quanto attiene all’autonomia legislativa sono previsti tre differenti tipologie di potestà:

  1. esclusiva, che è quella più caratteristica;
  2. concorrente, che si differenzia da quella propria delle Regioni a statuto ordinario per le materie in cui può essere esercitata;
  3. integrativa/attuativa, che consente di emanare norme su determinate materie, adeguando la legislazione statale alle esigenze regionali.

In merito alla potestà legislativa esclusiva, per quanto attiene la Sicilia tra le materie in cui la legge regionale prevale su quella nazionale, troviamo: ambiente, turismo, enti locali, industria e commercio, urbanistica, lavori pubblici, acque pubbliche, beneficenza, istruzione elementare, beni culturali, agricoltura, pesca, polizia forestale.

La Sardegna, invece, ha potestà esclusiva a proposito di enti locali, polizia urbana e rurale, agricoltura e foreste, lavori pubblici, edilizia e urbanistica, trasporti, acque minerali e termali, caccia e pesca, turismo, artigianato, biblioteche e musei.

Le materie nelle quali la Valle d’Aosta detiene la potestà esclusiva legislativa sono quelle già viste per la Sardegna più alcune particolari come: servizi anti-incendio, istruzione tecnico-professionale, fiere e mercati, funivie, guide alpine e scuole di sci, toponomastica.

Le materie del Friuli Venezia Giulia ricalcano quelle delle altre Regioni a statuto speciale.

Autonomia amministrativa

Anche dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001, le Regioni a statuto speciale hanno basato la propria autonomia amministrativa sul parallelismo delle funzioni in virtù del quale alle stesse spetta la competenza amministrativa nelle medesime materie in cui esercitano la potestà legislativa.

La competenza amministrativa generale, altresì, non è riconosciuta ai Comuni come succede, invece, nelle Regioni a statuto ordinario ma continua ad operare il modello della delega di esercizio agli enti locali da parte delle Regioni.

Per fare un esempio di organizzazione amministrativa specifica, in Sicilia le Province sono state sostituite da nuovi enti, denominati Liberi consorzi comunali, che ricalcano la composizione dei pre-esistenti enti provinciali. L’amministrazione regionale fa capo ad un Parlamento composto da 90 membri, definiti deputati, chiamato Ars, ossia Assemblea regionale siciliana.

La Sardegna è amministrata tramite un Consiglio regionale composto da 60 consiglieri mentre in Valle d’Aosta il Presidente della Giunta regionale non è eletto direttamente dai cittadini bensì dai 35 membri del Consiglio regionale.

In Friuli Venezia Giulia, vi sono 18 Uti – Unioni territoriali intercomunali -, facenti capo alle città principali e composte ciascuna da un numero di comuni compreso tra 6 e 22.

Per quanto attiene il Trentino Alto Adige, le due Province autonome di Trento e Bolzano, la prima di maggioranza linguistica italiana e la seconda a maggioranza linguistica tedesca, hanno incorporato la maggior parte delle competenze che erano prima di competenza della Regione.

Autonomia finanziaria

Le 5 Regioni a statuto speciale hanno sempre goduto di un regime fiscale differenziato, potendo istituire con legge, tributi propri, cosa che le Regioni ordinarie hanno potuto fare solo dopo la riforma del 2001.

Inoltre, la percentuale di compartecipazione ai tributi erariali è stata sempre più alta rispetto a quella delle Regioni ordinarie, oscillando tra il 5% ed il 100%. Anche in questo campo la differenza è stata ridotta dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

La Sicilia è l’unica Regione che trattiene localmente tutti i tributi raccolti nel territorio regionale, compresi l’Irpef dei lavoratori dipendenti e gli introiti di giochi e lotterie, oltre ad ottenere ulteriori risorse dallo Stato.

La Sardegna, invece, trattiene il 70% dell’imposizione Irpef e Irpeg raccolta sul territorio regionale e il 90% dell’imposizione relativa alle altre tasse.

La Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige trattengono il 90% di tutti i tributi raccolti sul territorio regionale e quest’ultimo trattiene anche il 100% delle imposte ipotecarie e delle imposte di consumo sull’energia elettrica.

Il Friuli Venezia Giulia trattiene solo 4 tipi di tasse e in misura più ridotta rispetto alle altre Regioni a statuto speciale, ovvero il 60% dell’Irpef, il 45% dell’Irpeg, l’80% dell’Iva e il 90% dell’imposta di consumo dell’energia elettrica.


note

[1] Art. 5 Cost.

[2] Art. 114 Cost.

[3] Art. 116 Cost.

[4] Art. 6 Cost.

[5] D. L. n. 21/1944.

[6] D. L. n. 91/1944.

[7] Regio Decreto n. 455/1946.

[8] Accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946.

[9] D. Lgs. Lgt n. 545/1945.

[10] L. cost. n. 3/1948.

[11] Art. 138 Cost.

[12] Art. 116 co. 2.

[13] L. cost. n. 1/1963.

[14] Le Regioni a statuto ordinario sebbene nate con la Costituzione, sono entrate in funzione solo nel 1970 quando sono stati eletti i primi Consigli regionali.


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