Diritto e Fisco | Articoli

Quando spetta la Naspi

25 Giugno 2020
Quando spetta la Naspi

La perdita involontaria del lavoro priva il lavoratore del proprio reddito e, al ricorrere di determinate condizioni, dà diritto ad una speciale indennità a carico dello Stato.

Sei stato licenziato? Ti sei dimesso per giusta causa? Hai risolto il rapporto di lavoro perché hai rifiutato il trasferimento? In tutti questi casi, la perdita involontaria del lavoro può dare diritto ad una speciale provvidenza erogata dall’Inps detta Naspi.

Ma quando spetta la Naspi? Come vedremo, non tutte le fattispecie di perdita del lavoro danno diritto a ricevere questo emolumento da parte dell’Inps. Infatti, oltre che la perdita involontaria del lavoro, l’erogazione della Naspi è subordinata al possesso di altri requisiti che riguardano, in particolare, la situazione contributiva del lavoratore nel periodo antecedente alla cessazione del rapporto e la sua attiva disponibilità al reimpiego.

Che cos’è la Naspi?

Nella prospettiva della nostra Costituzione repubblicana, il lavoro è l’attività umana che più di ogni altra concorre alla formazione dell’individuo, alla realizzazione dei propri progetti e consente al lavoratore e alla sua famiglia di procurarsi un reddito che garantisce una vita libera e dignitosa [1]. È proprio per questo che lo Stato interviene, con il proprio sistema di protezione sociale, in tutti quei casi in cui il lavoratore è privato della capacità di produrre reddito. È il caso di eventi come la malattia, l’infortunio, la gravidanza, l’inabilità al lavoro. In tutti questi casi, stante l’impossibilità del lavoratore di lavorare e generare dunque reddito per sè e per la sua famiglia, lo Stato interviene erogando al dipendente una prestazione economica sostitutiva della retribuzione.

Un’altra vicenda della vita alla quale si ricollega l’erogazione di una speciale provvidenza carico dello Stato è la disoccupazione involontaria [2]. Infatti, in caso di perdita involontaria del lavoro, il lavoratore si ritrova, contro la sua volontà, privo del reddito e, al ricorrere di determinati requisiti, può avere diritto ad un sostegno speciale detto indennità di disoccupazione.

A partire dal 2015, la legge ha modificato lo strumento che svolge questa funzione introducendo la nuova assicurazione sociale per l’impiego, più conosciuta con l’acronimo Naspi, ossia un’indennità mensile di disoccupazione che viene erogata ai disoccupati per gli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a partire dal Primo maggio 2015 [3].

Chi ha diritto alla Naspi?

Il diritto all’indennità di disoccupazione in caso di perdita involontaria del lavoro non è un diritto incondizionato. Innanzitutto, per poter accedere alla Naspi, il lavoratore che ha perso involontariamente il lavoro deve essere un dipendente assunto con contratto di lavoro subordinato tra cui sono compresi:

  • i lavoratori apprendisti assunti con contratto di apprendistato;
  • i soci lavoratori di cooperativa, legati alla cooperativa sia dal rapporto di lavoro che da un rapporto sociale;
  • personale artistico assunto con contratto di lavoro subordinato;
  • dipendenti pubblici assunti dalle pubbliche amministrazioni con contratto di lavoro a termine.

Non hanno, invece, diritto alla Naspi:

  • i dipendenti pubblici assunti dalle amministrazioni pubbliche con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli, assunti sia con contratto di lavoro a termine che a tempo indeterminato;
  • i lavoratori extracomunitari che si recano in Italia per lo svolgimento di lavori stagionali;
  • i lavoratori che hanno già maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento;
  • i lavoratori che sono titolari di un assegno ordinario di invalidità, a meno che non optino per la Naspi.

Naspi: come funziona?

La Naspi è un assegno mensile che viene erogato al lavoratore che ha perso involontariamente il lavoro e che possiede i requisiti per accedervi, direttamente dall’Inps, mese per mese, alle coordinate bancarie indicate dal lavoratore nella domanda di Naspi.

L’obiettivo della Naspi è quello di consentire al lavoratore di poter contare su una continuità di reddito nel periodo necessario a trovare una nuova occupazione. Proprio per questo, la Naspi non spetta all’infinito ma solo per un periodo di tempo limitato. In particolare, la Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria versate dal lavoratore nei 4 anni che precedono l’inizio dell’evento di disoccupazione. Ne consegue che la Naspi può essere erogata dall’Inps al lavoratore per un numero massimo di due anni.

Inoltre, se il lavoratore che è stato licenziato era stato assunto da poco tempo, la durata della Naspi potrebbe essere molto limitata nel tempo. Il diritto alla Naspi, inoltre, è strettamente correlato all’attiva ricerca di un nuovo impiego da parte del disoccupato che percepisce la disoccupazione.

A tal fine, come condizione per poter procedere alla domanda di Naspi, viene richiesto al disoccupato di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) che viene inviata al centro per l’impiego. Con questa dichiarazione, il lavoratore si impegna a partecipare attivamente alle iniziative di riqualificazione professionale che gli vengono proposte dal centro per l’impiego e ad accettare un’offerta di lavoro congrua che dovesse essergli proposta dai servizi per l’impiego.

Naspi: i requisiti

Il principale requisito per accedere alla Naspi è la perdita involontaria del lavoro. Lo Stato, infatti, offre la tutela contro la disoccupazione solo quando il lavoratore ha perso il proprio impiego contro la sua volontà e non per effetto di una scelta volontaria. Ne consegue che, almeno in generale, la Naspi spetta solo in caso di licenziamento e non spetta in caso di dimissioni o di risoluzione consensuale del rapporto.

A questa regola generale, tuttavia, fanno eccezione le seguenti fattispecie in cui il lavoratore ha comunque diritto alla Naspi:

  • dimissioni per giusta causa [4]: in questo caso, la scelta di dimettersi dal posto di lavoro è, in realtà, determinata da un grave inadempimento del datore di lavoro che non consente al lavoratore la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto di lavoro. Le principali ipotesi di dimissioni per giusta causa sono il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro, l’aver subito molestie o umiliazioni sul lavoro, il mobbing, il trasferimento privo di motivazioni reali, il demansionamento;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore ad essere trasferito in una sede di lavoro che dista oltre 50 km dalla propria residenza e/o è raggiungibile mediamente con oltre 80 minuti con i mezzi pubblici;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta innanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Oltre alla perdita involontaria del lavoro, il lavoratore, per poter accedere alla Naspi, deve possedere altri due requisiti:

  1. requisito contributivo: con riferimento al lavoratore devono essere state versate all’Inps, nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria;
  2. requisito lavorativo: nei dodici mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro il lavoratore deve aver lavorato per almeno 30 giorni di effettivo lavoro. Per giornata di effettivo lavoro si intende ogni giornata in cui il lavoratore si è recato regolarmente al lavoro, indipendentemente dal numero di ore lavorate. Se, nei dodici mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, si sono verificati degli eventi sospensivi del rapporto di lavoro come, ad esempio, malattia, infortunio, gravidanza il periodo di 12 mesi in cui occorre ricercare il requisito lavorativo sarà automaticamente esteso per un numero di giorni pari ai giorni di sospensione del rapporto.

Naspi come fare la domanda?

Il lavoratore che perde involontariamente il proprio posto di lavoro deve attivarsi prontamente per richiedere la Naspi in quanto la legge prevede un termine di decadenza entro il quale occorre fare domanda di Naspi all’Inps, pena la perdita del diritto a tale indennità.

Il termine è di 68 giorni che decorrono:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla cessazione del periodo di maternità indennizzato qualora la maternità sia insorta nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale, qualora siano insorti nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

Per fare domanda di Naspi è necessario accedere direttamente dal portale telematico Inps.

Il caricamento della domanda attraverso il portale dell’istituto può essere effettuato direttamente dal lavoratore, accedendo al portale Inps con le proprie credenziali, oppure per il tramite di un intermediario autorizzato, come ad esempio i patronati. Valutata la sussistenza dei requisiti, l’Inps comunicherà al lavoratore l’accoglimento o il rigetto della domanda. Contro l’eventuale diniego il lavoratore potrà fare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale Inps competente per territorio.

Il Comitato provinciale potrà rettificare il provvedimento di diniego, accogliendo il ricorso presentato dal lavoratore, oppure confermare il provvedimento rigettando il ricorso.

Spesso, in verità, il Comitato provinciale resta silente. In questo caso, decorsi novanta giorni dalla proposizione del ricorso senza aver ricevuto una risposta, lo stesso si considera rigettato e il disoccupato potrà fare ricorso al giudice del lavoro per chiedere l’accertamento del proprio diritto alla Naspi.


note

[1] Artt. 1, 4, 35 e 36 Cost.

[2] Art. 38 Cost.

[3] Art. 1 D. Lgs. n. 22 del 14.03.2015.

[4] Art. 2119 cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube