Reddito di cittadinanza: per la Corte dei conti è un flop

25 Giugno 2020 | Autore:
Reddito di cittadinanza: per la Corte dei conti è un flop

Solo nel 2% dei casi ha creato lavoro e appena un contratto su cinque è a tempo indeterminato. La magistratura contabile chiede di tagliare le tasse.

Il Governo non ha alcuna intenzione di abolirlo. Ma per la Conte dei conti è stato un vero buco nell’acqua. Il reddito di cittadinanza finisce nel mirino della magistratura contabile, che ha tirato le somme delle politiche economiche attuate lo scorso anno dall’Esecutivo presieduto da Giuseppe Conte.

E nel fare questo bilancio, numeri alla mano, la Corte non ha potuto non notare come il reddito di cittadinanza, tra le misure di cui il Governo dice di andare particolarmente fiero, si sia rilevato completamente inutile, almeno su due fronti. Uno, quello delle domande: ne sono state presentate quasi due milioni e mezzo, ma ne sono state accolte appena un milione. Un divario piuttosto ampio. Ma è il secondo fronte quello che ha destato maggiore stupore nel procuratore generale della Corte dei conti facente funzione, Fausta Di Grazia: il fatto che solo nel 2% dei casi il reddito «ha dato luogo a un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego». I calcoli della magistratura contabile trovano conferma nei numeri elaborati dal ministero dell’Economia: al 1° marzo scorso, sono stati 65.302 i percettori del reddito di cittadinanza assunti, e solo per il 18% di loro il contratto firmato è a tempo indeterminato. Un po’ pochino per una misura che doveva rivoluzionare il mercato del lavoro.

La Corte dei conti, oltre alle critiche, mette sul tavolo anche delle proposte. La più importante, quella di una riforma fiscale «non più rinviabile», che sia in grado di abbassare «le aliquote sui redditi dei dipendenti e anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani». Inoltre, secondo i magistrati contabili, è necessario alleggerire le tasse sulle imprese «alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del Paese».

Non manca la «tirata di orecchie» per «le misure problematiche decise negli anni e gli sprechi che si incontrano nel nostro bilancio pubblico», elementi che non fanno dell’Italia «la cicala d’Esopo che molti in Europa hanno creduto». Motivo in più, conclude la Corte, per avviare immediatamente «un solido sviluppo infrastrutturale, da affiancare senza indugi a una riorganizzazione più efficiente della macchina amministrativa e dei servizi resi ai cittadini».



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