Divorzio: niente quota del Tfr all’ex coniuge

25 Giugno 2020 | Autore:
Divorzio: niente quota del Tfr all’ex coniuge

Non spetta la parte del trattamento di fine rapporto nella misura del 40% quando non è riconosciuto il diritto all’assegno divorzile: lo afferma la Cassazione.

Se sei stato sposato ma hai divorziato potresti avere diritto ad una parte del trattamento di fine rapporto (Tfr) del tuo ex marito o moglie. La legge sul divorzio [1] infatti stabilisce che all’ex coniuge spetta la quota del 40% del Tfr, «riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio», dunque non dell’intero Tfr ma della sola parte relativa agli anni in cui l’attività lavorativa si è svolta in costanza di matrimonio.

Ma ci sono delle condizioni da rispettare: in particolare, non si avrà diritto a questa quota di Tfr se non c’è l’assegno divorzile. Lo ha precisato ora la Cassazione con una nuova ordinanza [2] affermando a chiare lettere che quando non è stato riconosciuto l’assegno divorzile non è possibile neppure rivendicare la parte del trattamento di fine rapporto erogato all’ex marito.

Nel caso deciso, una donna divorziata aveva proposto ricorso in Cassazione perché nei due gradi del giudizio di merito era stata respinta la sua domanda di assegno divorzile e della quota del Tfr. In particolare, la Corte d’Appello si era limitata a negare il riconoscimento dell’assegno ma non aveva disposto nulla riguardo al trattamento di fine rapporto che era stato richiesto.

Ma su questo punto il Collegio ha rilevato che «la ricorrente, non essendo titolare di assegno divorzile, non aveva diritto alla quota del Tfr»; perciò, anche se la sentenza impugnata fosse viziata da omessa pronuncia su questo punto, sarebbe stato inutile [3] annullarla e far ritornare la causa nella fase di merito, una volta che era già stato stabilito che non le spettava il diritto al mantenimento.

Così il diritto a percepire una percentuale dell’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge è inevitabilmente legato al riconoscimento dell’assegno divorzile: se esso viene negato, non può più chiedersi la quota del Tfr in via autonoma.

Nella pratica, può verificarsi che il Tfr sia maturato prima della dichiarazione di scioglimento del matrimonio, e allora il diritto alla quota spettante all’ex coniuge viene dichiarato nella sentenza stessa, insieme all’assegno, oppure può maturare in seguito alla cessazione degli effetti civili del vincolo coniugale. In questo caso bisognerà avanzare un’istanza al Tribunale, ma – come ha ricordato la Cassazione oggi – soltanto se è già stato riconosciuto l’assegno divorzile, altrimenti la domanda di quota di Tfr non può essere proposta in via autonoma.

Ricorda anche che per avere diritto alla quota del Tfr dell’ex coniuge non devi essere passato, nel frattempo, a nuove nozze, perché in base alla legge questa è un’altra causa espressa di esclusione dal beneficio. Invece nel calcolo della quota spettante – che come abbiamo detto in apertura è rapportata al periodo di tempo in cui vi è stata coincidenza tra matrimonio e lavoro prestato dall’ex -entra anche il periodo di separazione legale, fino alla data della sentenza di divorzio. Per approfondire questi aspetti leggi anche gli articoli “divorzio: diritto del coniuge al Tfr” e “Tfr divorzio: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 12 bis Legge n. 898/1970: “Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio”.

[2] Cass. Sez. Vi Civile, ord. n. 12056/2020 del 22 giugno 2020.

[3] Per il principio di economia processuale basato sull’art. 111 Cost. e su una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 384 Cod. proc. civ.


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