Coronavirus, la paura per i nuovi focolai italiani

25 Giugno 2020
Coronavirus, la paura per i nuovi focolai italiani

Contagi in aumento a Bologna e nel Casertano. De Luca chiede rinforzi e Lamorgese promette l’esercito. I virologi: «Vietato abbassare la guardia».

Il Coronavirus non molla la presa. Sono 45 i contagi nella ditta Bartolini di Bologna, città che registra un’impennata di casi di Covid, 17 dei quali scoperti nelle ultime ventiquattr’ore. Dopo i primi due positivi, era stato chiuso per precauzione il magazzino dell’azienda, che però ha continuato a lavorare. Un centinaio circa i tamponi eseguiti finora.

L’altro focolaio a Mondragone, provincia di Caserta: 49 positivi nel complesso residenziale conosciuto come Palazzi ex Cirio; la maggior parte sono cittadini di nazionalità bulgara che lavorano nei campi come braccianti. Il complesso è zona rossa dal 22 giugno, ma qui le condizioni di disagio economico e sociale in cui molte di queste persone vivono ogni giorno si stanno sommando ai disagi causati dall’epidemia. Il trasferimento al Covid Hospital dei positivi, tutti asintomatici, si sta rivelando più complicato del previsto. Alcuni dei positivi non vogliono farsi rintracciare, probabilmente perché hanno paura di perdere il lavoro: sono in maggioranza braccianti sfruttati da caporali che vivono a due passi da loro.

C’è anche chi, invece, protesta per l’istituzione della zona rossa, sempre perché chiede di tornare a lavorare: una decina, oggi, è scesa in strada per questo motivo, sollevando tensioni anche tra gli abitanti di Mondragone, che hanno paura che da questo focolaio il contagio possa diffondersi in modo incontrollato, a causa del fatto che molte delle persone che abitano nei Palazzi Ex Cirio non vogliono rispettare il temporaneo divieto di uscire. Le forze dell’ordine sono riuscite a placare gli animi. Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha chiesto rinforzi: «Il ministro Lamorgese ha annunciato l’arrivo di un contingente dell’esercito», ha informato il governatore.

Il virus resta cattivo

Gli esperti rinnovano l’invito a non abbassare la guardia, sulle precauzioni antiCovid. «Il virus resta cattivo, ma questo non è il segnale di un’altra ondata» ha detto Ranieri Guerra, infettivologo, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e componente del Comitato tecnico scientifico, intervistato oggi dal Corriere della Sera. «Non ha perso contagiosità, si comporta esattamente come prima, non ha nessuna intenzione di mollare la presa e di attenuarsi di sua volontà. È la dimostrazione che non si è modificato. Non c’è nessun segnale di questo tipo e chi ritiene sia così deve rivedere le sue posizioni. Sta accadendo esattamente quanto ci aspettavamo. Fa parte della storia naturale delle epidemie, nessuno si illudeva che non ci sarebbero stati più problemi. Il virus circola di meno ma c’è e solo con il distanziamento possiamo controllarlo».

Quanto alla definizione del virus in questa fase, non è operazione semplice. A fine maggio fecero discutere le parole di Alberto Zangrillo, primario dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, che sosteneva che il Covid fosse «clinicamente morto». All’interrogativo se davvero lo sia, non sappiamo ancora rispondere con certezza assoluta, secondo il team di Dottoremaeveroche, il sito anti-fake news della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo): «La domanda meriterebbe di essere formulata diversamente, ma non abbiamo una risposta certa. Serve dunque prudenza».



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