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Emilio Fede torna a casa, il giudice: amore, non fuga

25 Giugno 2020 | Autore:
Emilio Fede torna a casa, il giudice: amore, non fuga

Nessuna misura cautelare al noto giornalista: per il Gip di Napoli si è trattato di una comprensibile «scappatella» da Milano a Napoli per visitare la moglie.

Si è celebrata ieri l’udienza di convalida dell’arresto di Emilio Fede, sorpreso dai Carabinieri mentre cenava in un ristorante di Napoli per festeggiare il suo 89esimo compleanno con la moglie. Fede è stato accusato di evasione dagli arresti domiciliari a Milano, dove sta scontando una condanna di 4 anni e 7 mesi. Si tratta del processo “Ruby bis”, definito con sentenza passata in giudicato, dove il famoso giornalista è stato condannato per favoreggiamento della prostituzione nella vicenda delle “cene eleganti” di Arcore.

Ma il giudice per le indagini preliminari di Napoli, subito dopo aver convalidato l’arresto («è emerso che Fede effettivamente aveva abbandonato il domicilio coatto di Milano per recarsi a Napoli senza alcuna specifica autorizzazione»), non ha disposto nessuna misura cautelare nei suoi confronti.

Come vedremo subito, si è trattato di amore e non di fuga. Così Fede può tornare a Milano dove continuerà a scontare gli arresti domiciliari. Sempre a Milano si celebrerà prossimamente il nuovo processo a suo carico per questo reato di evasione: il giudice di Napoli ha già trasmesso gli atti per competenza territoriale.

Ma l’ordinanza del Gip di Napoli contiene una serie di considerazioni interessanti sulla vicenda e sul suo protagonista: il giudice lo definisce «un uomo intelligente e furbo» e sottolinea che «ha fin da subito dichiarato spontaneamente che era a Napoli per motivi di cura». Perciò, l’ordinanza afferma che «è verosimile che egli, pur essendo a conoscenza della propria condizione di detenuto, si sia allontanato dalla propria abitazione nella erronea convinzione di potersi recare senza autorizzazione in altri luoghi per ragioni di cura e, nell’occasione, far visita alla moglie e con la stessa festeggiare il suo compleanno».

Queste circostanze, «unitamente all’età avanzata dell’indagato», affievoliscono notevolmente le esigenze cautelari e perciò non può essere applicata nei confronti di Emilio Fede nessuna misura detentiva: «inquinamento delle prove o pericolo di fuga appaiono addirittura impensabili», mentre «la reiterazione di una scappatella da Milano, non potrebbe certamente essere preclusa dall’applicazione della richiesta misura degli arresti domiciliari che in concreto si tradurrebbe negli stessi effetti preclusivi della già esistente misura alternativa della detenzione domiciliare», alla quale Fede risulta già sottoposto per la condanna riportata.

Nella fattispecie, allora, secondo il ragionamento del giudice manca il dolo dell’evasione (la coscienza e volontà di evadere, che è un elemento necessariamente costitutivo del reato, insieme alla condotta materiale che è stata accertata) e, anzi, si ravvisa «un errore sul fatto che esclude il dolo»; ma qui il Gip del tribunale napoletano si ferma per lasciare la parola ai suoi colleghi di Milano («non è compito dello scrivente dare neanche in via temporanea questa valutazione», ha precisato).



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